Un derby da battaglia, due espulsi, risse e contatti. Gianluca Mancini l’ha deciso con due testate. Nella Capitale era il giorno di Roma-Lazio. Hanno vinto i giallorossi e con la sconfitta della Juventus in casa con la Fiorentina è momentaneamente in Champions League. Maurizio Sarri, invece, perde il anche il derby di ritorno e chiude una stagione dimenticabile. Giorni di protesta hanno preceduto la partita: si è giocato a mezzogiorno, contro la volontà del mister biancoceleste, per evitare sovrapposizioni con la finale degli Internazionali tra Jannik Sinner e Casper Ruud. Era meglio lunedì? Poco conta ormai. La curva Nord dell’Olimpico è rimasta vuota per protesta. È la solita contestazione che ha portato il popolo biancoceleste a Ponte Milvio: “Claudio Lotito, libera la Lazio”. Pochi striscioni sono stati affissi comunque per lanciare un altro messaggio alla proprietà: “Dignità e rispetto valgono più di un derby”. Fuori dallo stadio gli ultras ne hanno esposti altri: “Ogni Sarri contro il sistema, un Gasperini a catena”, “Le vostre famiglie ringraziano i divieti, almeno per 6 mesi siete tornati tutti interi”, “Romanista spettatore provetto, col benestare del prefetto”.
La scena allo stadio era tutta della curva Sud. Una coreografia imponente ha coperto quasi interamente l’Olimpico: “Romani, sumus filii lupae capitolinae”, la scritta S.P.Q.R e due volti impressi sulla Sud: i figli della lupa. Lo hanno vinto loro il derby della Capitale. Hanno vinto e pure sfottuto i rivali assenti: “Complimenti! Oggi siete più numerosi del solito”. E anche gli ultras giallorossi si son fatti vedere fuori con altri striscioni: “Colpi de testa da fa ‘ncanta… Marusic, la porta è quella de là”, riferendosi all’autogol del difensore laziale che ha regalato il vantaggio all’Inter nella finale di Coppa Italia. Per quella gara la tifoseria organizzata biancoceleste ha sospeso lo sciopero del tifo e la curva Nord si è riempita: altra partita in cui l’Olimpico è diventato il teatro di due coreografie monumentali.
Tra le vie di Roma i tifosi della Lazio hanno fatto sapere da che parte stanno: “A sinistra ce vai te”. E pure a Ponte Milvio qualche messaggio politico è stato mandato: “Ma quali vascelli, ma quale burrasca. Sulla Flotilla con la kefiah e i rasta”. Ci sono anche le bandiere di Diabolik firmate dagli Irriducibili che sventolano. Verso destra. La curva Sud può esultare: sul campo hanno vinto i figli della lupa. Tutto intorno al rettangolo verde è stata battaglia di messaggi. Simboli contrapposti di una sola città.