Marco Bezzecchi lascia Le Mans con 27 punti. Che, ironicamente, è il secondo bottino più generoso dall’inizio della stagione dopo il Brasile, quando vinse la gara della domenica e chiuse al quarto posto nella Sprint. Meglio della Thailandia e dell’America quindi, dove aveva vinto la domenica, e meglio pure di Jerez, perché arrivare in fondo alle gare è il miglior modo per lottare per il titolo. Sarà lapalissiano, eppure Pecco Bagnaia ha perso così il mondiale del 2024 nonostante dodici vittorie la domenica a fronte delle tre di Jorge Martín.
In breve, accontentarsi conviene anche se è più difficile, specialmente se fai venti giri davanti a tutti, che poi è quello che ci ha raccontato con un mezzo sorriso dopo la gara: “Chiaramente da una parte è dura da accettare quando stai davanti per tanto tempo e poi vieni battuto. La verità però è che non mi aspettavo di stare davanti così tanto. Non mi sono mai sentito bene come avrei voluto, come a Jerez per esempio. Anche se lì facendo tutto il possibile al massimo sono arrivato secondo. Qui ho avuto più difficoltà ma è stato un bel weekend. È importante anche fare i punti, sì. Di base riuscire a metterci una pezza nelle difficoltà è sempre importante, io come la squadra e tutti i ragazzi al box abbiamo dato tutto. Questo è importante”.
E ancora, quando parla delle ultime fasi di gara, Marco racconta un po’ i suoi pensieri, il suo approccio: “Ci devi credere perché è l’unico modo che hai per dare sempre il massimo, quando nella tabella ho visto che Martín aveva passato Pedro ho provato a spingere capito subito di non averne più. Cazzo, ho cominciato a fare fatica in ingresso, in uscita… Ho capito che sarebbe arrivato e ho pensato che fosse inutile impiccarmi come un pazzo per resistere tre curve di più. Sono rimasto concentrato, per non sbagliare, cercando di fare il mio massimo. Mi ha subito attaccato dove ero un po’ più debole e non sono riuscito a fare niente, va bene così”.
A questo punto gli facciamo notare che non è banale avere questa intelligenza in gara. In molti finiscono per ingolosirsi, anche piloti velocissimi e molto esperti. “Mi stai dando dello stupido?”, risponde lui. Risate. “No, a parte gli scherzi purtroppo delle volte bisogna accontentarsi. Bisogna sempre guardare bene tutto: provi a fare un po’ di più con tanto rischio o ti accontenti per tenere una bella striscia positiva. Non sono tanto contento adesso ma con calma stasera la vedrò con occhi diversi”.
Sulla rivalità con Jorge Martín che gli è dietro di un punto soltanto invece riassume così la situazione: “Impariamo, ci motiviamo a vicenda. Bisogna imparare a prendere il buono da tutti e il cattivo da nessuno”.
Mentre parla, Marco tiene in mano il trofeo del secondo posto. Cominciano a essere un buon numero, più di una ventina. L’anno scorso, a Valencia, ci aveva raccontato di aver tenuto un posto vuoto in salotto per la moto che Massimo Rivola gli avrebbe regalato nel caso in cui fosse riuscito a ottenere dei bei risultati. Quel posto vuoto serviva, ogni giorno, a ricordargli del suo obiettivo, a motivarlo. Ora che quel posto è occupato dalla sua Aprilia, arrivata da Noale durante l’inverno, gli chiediamo se ha trovato un’altra maniera simile per motivarsi: “Sì, ce l’ho. Però non te la dico! La verità è che le motivazioni le trovi anche giorno per giorno, io almeno le trovo così. O me le invento per cercare di spingere un po’ di più, soprattutto a casa. Qui alle gare sono più le volte in cui mi devono tenere buono. Invece a casa, nella routine… trovare sempre la motivazione per dare qualcosa in più ogni giorno non è sempre semplice e a volte tocca inventarsela”.
Questo è Marco Bezzecchi. Che ha imparato a conoscere la moto, sé stesso e, a vedere Pecco Bagnaia nel 2024, anche gli errori di chi vuole lottare per il mondiale. Lui dice che è presto per parlarne e ha ragione, eppure ha gli occhi di uno che vuole andare fino in fondo.