Ci sono tre italiane con uno spagnolo, un italiano e un giapponese… E’ l’inizio di una barzelletta? No, è la descrizione del podio del GP di Francia a Le Mans, quello dopo cui possiamo tranquillamente dire che la MotoGP 2026 sarà un affare tra piloti Aprilia. Orge Martìn ha bissato la vittoria della Sprint, questa volta senza super partenza, ma con una rimonta da mastino vero che chiude definitivamente ai dubbi di quelli che si chiedevano se sarebbe mai tornato davvero dopo i brutti infortuni del 2025. .“Mi aspettavo di essere un po’ più avanti dopo la partenza, ma mi sono ritrovato ottavo – ha raccontato Jorge Martìn - Non pensavo alla vittoria e al podio, poi quando è caduto Pecco e ho passato Pedro ho iniziato a pensarci. Il Bez? Sapeva che stavo arrivando, ho messo la prima e sono uscito davvero forte dalla 4 per non farmi passare. Devo dire che fino al test stavo improvvisando con il setup e lì abbiamo fatto un bello step tornando sui pezzi che andavano meglio e ieri con la Sprint abbiamo toccato qualcosa ancora. Siamo vicini a una base conosco la moto che guido e, per questo, posso fare questi sorpassi e mantenere quel limite per andare piú forte”
Dietro lo spagnolo è arrivato Marco Bezzecchi. S’è complimentato con Martìn, ha festeggiato con Aprilia e, forse, per la prima volta ha pensato davvero al titolo mondiale quando s’è visto il compagno di squadra arrivargli addosso a pochi giri dalla fine, dopo che aveva dominato sin dal giro uno. Ha provato a lottare, ma meno del solito, badando bene a non buttare all’aria tutto in una giornata in cui Marc Marquez è uscito dai giochi dopo l’infortunio al piede (l’operazione p andata bene fanno sapere dalla Spagna) e Pecco Bagnaia, che era secondo, s’è steso in Curva3 per la più classica delle chiusure di anteriore. “E’ stato un weekend dove non sono mai stato veramente a posto, ho fatto il massimo –ha raccontato il Bez ai microfoni di Sky - Non so come ho fatto a stare davanti tutto quel tempo. Stare davanti e poi venire passato un po’ fa male, ma ho fatto il massimo quindi bisogna essere contenti. L’ultimo tirone l’ho fatto quando Martin ha passato Acosta, ho visto che non stavo più guadagnando, poi verso la fine ho iniziato a faticare col davanti. Il dietro mi partiva, il davanti era finito. Ci fosse stato un po’ di più anche Ogura mi avrebbe preso”.
Non lo ha preso, ma c’è mancato poco davvero, con il giapponese che è comunque felicissimo per questo suo primo podio in MotoGP. “Sono contentissimo – ha detto, senza tradire troppo l’emozione in pefetto stile giapponese - Se sarò abbastanza veloce sicuramente ci sarà la possibilità di battere i ragazzi della factory, sarà difficile, ma continuiamo a provare. Il nostro punto debole piú grande è il time attack”. A guardare la classifica costruttori, oggi, se si considera che la stagione è cominciata da soli cinque fine settimana, diventa tutto fin troppo chiaro: Aprilia 162 punti, Ducati 128, KTM 96. Ma è quella per team che suona ancora più di sentenza: Aprilia Racing 255, Aprilia Trackhouse 129, poi KTM RedBull con 111 punti, gli stessi del primo team Ducati, che non è quello ufficiale Lenovo, ma Pertamina Enduro VR46.
Sì, anche oggi, il primo dei ducatisti è stato Fabio Di Giannantonio, l’unico fin qui capace di mantenersi costante nei risultati, anche se senza particolari picchi. A Le Mans, dopo la tremenda Sprint di ieri, il Diggia ha lavorato di costruzione, arrivando a chiudere quarto dopo un gran sorpasso all’ultimo giro su Pedro Acosta (quinto). Dietro il giovane spagnolo della KTM, Fabio Quartararo ha dimostrato ancora una volta il talento che ha, chiudendo sesto e con le altre Yamaha a più di venti secondi di distacco. Bene anche Enea Bastianini, settimo e sempre più punto di riferimento in KTM ora che Maverick Vinales non c’è e Brad Binder sembra la brutta copia di se stesso. A chiudere la top 10 ci hanno pensato, invece, l’altra Aprilia di Raul Fernandez, seguita dalla Ducati di Fermin Aldeguer e dalla Honda di Luca Marini.