Di solito la fine di una piccola epoca la si individua a posteriori. La Sprint nel sabato di Le Mans, invece, ci ha lasciati addosso la chiara sensazione che ci sarà un prima e un dopo. Marc Marquez cade a cinque chilometri dalla fine della gara, un giro e una curva, provato da quello che scopriremo poi essere l’ennesimo guaio al braccio destro. Marc sbatte violentemente il piede destro rimediando una frattura al quinto metatarso, per poi raccontare a Sky in un momento di grande apertura di aver commesso una leggerezza: una vite inserita nella spalla dopo l’ultima operazione gli pizzicava il nervo impedendogli di guidare e così, per l’ennesima volta, lo spagnolo aveva fissato un’altra operazione chirurgica per sistemare la cosa dopo Barcellona. La cosa avrebbe dovuto rimanere segreta, almeno alla stampa e soprattutto agli avversari. Un po’ come era successo nel 2022, quando Marc annunciò quasi a sorpresa un’altra operazione al braccio per rimettere in asse l’omero ruotato di una trentina di gradi.
Ora è già a Madrid e lunedì verrà operato sia al piede che alla spalla. La sensazione è che questo infortunio gli cambierà la carriera, magari non fisicamente ma certamente dal punto di vista psicologico: si chiederà se vale la pena rischiare ancora, se abbia senso tornare alla svelta come fece a Jerez nel 2020, se continuare dopo aver scritto il suo grande capolavoro lo scorso anno. E la risposta non è così scontata. Per uno che ha attraversato l’inferno, tornarci è l’ultima delle opzioni. Con più di cinquanta punti da recuperare già adesso (che verosimilmente potrebbero diventare 90 al Mugello) la possibilità di vincere un decimo mondiale è fortemente compromessa. Va detto che anche in questo caso Marc si è dimostrato un fuoriclasse, sia in pista per aver fatto il record del circuito (nelle Q1) con un braccio malandato che più tardi, quando ha deciso di fermarsi con le televisioni per raccontare la sua situazione.
Nel frattempo, dall’altro lato del box c’è quasi da festeggiare: Bagnaia è partito dalla pole, si è portato a casa il terzo podio consecutivo nella Sprint, il feeling con la moto pare tornato e pur non sbilanciandosi troppo (“Non mi sentivo così dal Giappone, forse dalla Malesia”) la situazione sembra in piena ripresa. Ora Ducati dovrà concentrarsi in pieno su di lui. Anche perché gli avversari non lasciano nulla.
Aprilia vince con un Jorge Martín strepitoso, sempre più solido dal punto di vista tecnico e rinato da quello psicologico, forte di una fede religiosa - ci ha raccontato di aver iniziato a leggere la bibbia - che nella storia dell’uomo è stata spesso l’arma più affilata di un guerrieri. Marco Bezzecchi sorride a denti stretti, eppure la prestazione è stata più che solida, la migliore il sabato dall’inizio dell’anno. Stupiscono in positivo Yamaha con Quartararo e Honda con Mir, rispettivamente quinto e sesto dietro a un Pedro Acosta in quarta posizione. Gli unici italiani a finire la gara sono quelli sul podio: Luca Marini, Fabio Di Giannantonio, Enea Bastianini e Franco Morbidelli tornano al box a piedi.
Il cambio di passo non sarà, però, soltanto per gli abbonamenti al podio. Dal secondo giro in poi le MotoGP sul circuito di Le Mans sembrano un branco di elefanti stanchi, perché in questo tracciato la linea giusta è quasi sempre una soltanto e superare diventa difficile. Secondo Marco De Luca (Responsabile del Veicolo di Aprilia Racing, con cui abbiamo parlato venerdì) le MotoGP da 850 saranno un secondo più lente, eppure senza abbassatori, con aerodinamica ridotta ed elettronica rivista potrebbero restituire un po’ di fantasia a chi le guida.
Nel frattempo Rosario Triolo, per Sky, racconta dell’ennesimo sconvolgimento per il mercato, stavolta legato al management: a fine anno Davide Brivio lascerà il Team Trackhouse per entrare in Honda, dove affiancherà Alberto Puig. Cosa di cui risentirà anche il mercato piloti. Di fatto questa si sta dimostrando la stagione più drammatica, densa e significativa dell’ultimo decennio. E siamo solo al sabato sera della quinta gara dell’anno.