Mohammed Ben Sulayem non impara mai e l’ultima figuraccia arriva dritta da Miami. Una volta finita la gara il presidente della FIA si avvicina a Kimi Antonelli, gli versa dell’acqua in testa e si allontana come se nulla fosse. Antonelli non lo guarda, non risponde, va avanti con i suoi festeggiamenti dopo aver vinto la terza gara su quattro in questa stagione. Quel video, però, è diventato virale in poche ore e la reazione del pubblico è stata unanime: imbarazzo.
Ma non è la prima volta. L’anno scorso, in occasione del FIA Prize Giving, era toccato a Lando Norris: Ben Sulayem si era avvicinato e gli aveva afferrato i capelli davanti alle telecamere, senza curarsi del contesto. O forse, semplicemente, non gli importava, così come poi è successo con Kimi lo scorso fine settimana.
La questione non è solo il gesto in sé, piuttosto discutibile, quanto soprattutto il contesto. Ben Sulayem è il presidente dell’istituzione che governa la F1 e il motorsport mondiale, quella che scrive il regolamento e gestisce i campionati. Antonelli, invece, ha diciannove anni ed è alla sua seconda stagione nel circus. Tra i due, il peso specifico in termini di rilevanza - quantomeno al momento - è talmente sbilanciato che l’unica risposta possibile per un pilota è quella che Kimi ha scelto: ignorarlo e andare avanti. Non c'è nient’altro che si possa fare pubblicamente senza conseguenze.
E paradossalmente, se il presidente ha collezionato l’ennesima figuraccia, Antonelli ne è uscito da gran signore senza nemmeno aprire bocca. Anche perché, parliamoci chiaro: ve lo immaginereste mai Ben Sulayem che scuote i capelli di Verstappen o versa dell’acqua in testa a Hamilton? Per certi versi sarebbe il metaverso, inimmaginabile. In questo caso, invece, viene da dire soltanto “facile farlo con un ragazzino”.
Su X la polemica è esplosa rapidamente, con molti utenti che hanno collegato i due episodi chiedendosi come sia possibile che il presidente di una federazione sportiva si comporti così con i piloti davanti alle telecamere. Qualcuno ha fatto notare che è difficile immaginare Jean Todt o Max Mosley in situazioni simili. E il punto non è nemmeno la simpatia o l’ironia, il cui giudizio è esclusivamente soggettivo: è il confine tra un’istituzione e le persone che quella istituzione dovrebbe tutelare.
Ben Sulayem, in tal senso, negli ultimi anni è stato un campione di polemiche aizzate e collezionate: scontri con Liberty Media, sanzioni ai piloti per le parole usate nelle interviste, tensioni pubbliche con Lewis Hamilton su cosa indossare o non indossare, o sui simboli da poter mostrare sul casco - proibendo quelli relativi alla pace o ai diritti della comunità LGBTQ, spesso al centro delle livree usate da Sir Lewis o Sebastian Vettel in Medio Oriente.
Una presidenza che raramente ha lasciato il paddock sereno. E adesso questi episodi con Norris e Antonelli, che non sono né incidenti diplomatici né dispute regolamentari, ma qualcosa di più semplice e per questo più difficile da giustificare.
Tenere a posto le mani non è una richiesta complicata. Dovrebbe essere il minimo per un presidente, il rappresentante del massimo organo decisionale che esiste nel motorsport. E invece no, lui proprio non ci riesce. Forse pensava di fare il simpatico, ma la verità è che l’unica parte di video che strappa qualche risata è la faccia di mamma Veronica dopo la scena. Incredula, oltre che stizzita.