Tre vittorie nelle prime quattro gare, la testa del Mondiale a diciannove anni, un paese intero che lo ha già incoronato. Kimi Antonelli è diventato il fenomeno sportivo del momento in Italia, ma Toto Wolff non ci sta e, nonostante la gioia dopo il trionfo a Miami, ci è andato giù pesante con i media presenti in circuito. Il vero problema per Kimi secondo l’austriaco? Non la pista o gli avversari, né tantomeno la complessità di questa F1, ma i tifosi, gli stessi per cui Antonelli è diventato una fuoriclasse.
“Il problema più grande è il pubblico italiano”, ha ammesso il team principal della Mercedes senza giri di parole. “Ora è tutto su Sinner e Antonelli, sono due superstar. Dobbiamo contenere tutto questo. Ci sono continue richieste da parte di media e sponsor e spetta a noi tenere il freno a mano tirato”.
Il paragone con Jannik Sinner non è casuale. I due sono diventati i volti dello sport italiano in questo momento, due ragazzi giovani catapultati al vertice mondiale delle rispettive discipline. Sono al centro dell’attenzione dell’intero paese, ma Wolff va oltre e tira in ballo un nome che in Italia ha un peso specifico difficile da misurare: “Sinner vince ovunque e ora per l’Italia Antonelli è il nuovo Senna. Ma Kimi ha solo 19 anni. Io a quell’età non ero nemmeno in grado di prendere un volo da solo per la Germania, quello che sta facendo lui è incredibile”.
Il nuovo Senna. Tre parole che in Italia aprono ad aspettative, confronti, pressioni che un ragazzo di diciannove anni non dovrebbe portare sulle spalle. Wolff lo sa e, infatti, la sua strategia è chiara: giocare sul lungo periodo, proteggere Antonelli da un entusiasmo che potrebbe diventare un peso. “Vogliamo giocare una partita a lungo termine”, spiega il manager austriaco parlando poi di futuro.
“Può vincere molti campionati nei prossimi quindici anni, non vogliamo inciampare ora a causa delle aspettative enormi. Arriveranno momenti difficili, momenti in cui farà un errore e la gente dirà ‘forse non è la superstar che pensavamo’. Per questo dobbiamo restare uniti”.
Un equilibrio delicato in cui a pesare è anche la famiglia. Wolff non si è tirato indietro nel sottolineare il ruolo cruciale giocato da papà Marco (ma non solo), a cui va il merito di far mantenere a Kimi i piedi per terra. Un qualcosa che, in un momento in cui l’attenzione su di lui è alle stelle, diventa cruciale.
Dentro il box, invece, il “guardiano” si chiama Peter Bonnington, il Bono che ha guidato - e non solo via radio - Michael Schumacher e Lewis Hamilton nei loro momenti migliori e che ora si trova a gestire un talento di un’altra generazione: “Ha imparato dai grandi ed è un mentore incredibile per Kimi, ma anche un boss severo”, ha spiegato Wolff. “Un esempio? I track limits. A Miami Kimi ha preso due strike. Ho detto a Bono: ‘Un altro e vado io in radio’. Lui mi ha risposto: ‘No, lascialo a me’. Sa esattamente come gestirlo, come calmarlo quando serve”.
È così che in Mercedes si gestisce Kimi, un pilota che Wolff descrive come wild nel senso migliore del termine, uno da rallentare piuttosto che da spingere. E a Miami è arrivata una conferma importante, come sottolineato da chi prima di tutti gli altri ha deciso di scommetterci: “È la sua miglior gara finora, mi ha ricordato i tempi del kart e della F4. Oggi non ha commesso errori”.
Un gioiello che si sta trasformando, gara dopo gara, a cui Wolff non vuole rinunciare. E per tenerlo al sicuro, a volte, serve bacchettare anche una nazione intera. Anche se, caro Toto, se continua così la tua sarà una missione veramente complicata.