Tre su quattro, cento punti e leadership del mondiale estesa, ancora. Kimi Antonelli a Miami vince ed esulta alla Usain Bolt, come quando in kart dominava, per un rito che sempre più spesso inizia a ripetersi. Proprio come al tempo, quando nessuno sembrava potesse fermarlo. Così sta andando il suo 2026, anche quando vincere non è così scontato: stavolta Mercedes non ha dominato, e la McLaren ha messo pressione con Lando Norris fino alla fine, ma non ce n’è stato per nessuno.
Pole e vittoria, per la terza volta consecutiva. Numeri impressionanti, che non smettono di far sognare. Ma soprattutto, come ha sottolineato Marc Gené poco prima del taglio del traguardo, come si fa a non parlare di mondiale con questo Antonelli? Sembra inarrestabile, infila una magia dopo l’altra quasi dimenticando di essere solo alla sua stagione in F1. E infatti, non è un caso che non appena scende dalla sua W17 tutti i piloti vanno a congratularsi con lui.
Ha sorpreso tutti, compreso Toto Wolff che un attimo prima del traguardo si apre in radio e commenta con un “Kimi, Kimi, Kimi”. Quasi come se il suo pilota l’avesse lasciato senza parole, dopo un fine settimana capolavoro: eguaglia Schumacher e Senna con tre pole position di fila e un giro spettacolare, tant’è che nel secondo tentativo si concede anche il lusso di esagerare, ammettendolo poi con il sorriso a papà Marco, come si è visto dalla diretta TV.
In gara non parte benissimo, con una Mercedes che pronti via fa ancora fatica, ma come a Suzuka fa la sua gara e con un ritmo impressionante recupera, passa in testa e saluta gli avversari. E la differenza con George Russell certifica quanto fatto: 43 secondi, un gap stratosferico nonostante alcuni problemi patiti nel corso della gara. Poi arriva in pitlane, esulta ma sembra già essersi abituato a piazzare la sua Mercedes al centro del parco chiuso. Sorride e se la gode al massimo, salta sui suoi meccanici, si diverte.
È lucido nell’analizzare quanto fatto ai microfoni nel post gara, come al solito. E tutto questo a soli diciannove anni, alla prima occasione al volante di una vettura capace di lottare per il titolo, tutto d’un colpo. È passato dal dover ripagare la fiducia di Mercedes, che l’ha riconfermato in squadra dopo il momento più difficile della stagione d’esordio, all’incantare tutti quanti in una manciata di mesi.
Poi ci sono i numeri, parecchio dalla sua parte. Nelle 39 stagioni precedenti al 2026 in cui un pilota ha vinto almeno 3 dei primi 5 Gran Premi, ben 33 volte (vale a dire l’85%) si è poi laureato campione del mondo a fine anno. Un dato non banale, associato a nomi importanti come Michael Schumacher, nei primi anni 2000, Sebastian Vettel, tra il 2011 e il 2013, e infine Max Verstappen, nel 2023. E soprattutto, dagli anni novanta in poi sono solo due le eccezioni: Oscar Piastri lo scorso anno, Lewis Hamilton nel 2021, anche se quel mondiale rimarrà sempre un punto di domanda per via delle decisioni controverse prese dal direttore di gara Michael Masi.
Kimi intanto si è preso la F1, a suon di magie. E dopo una stagione di alti e bassi, sul suo valore ora non si discute più, con ancora tanto margine ancora da esplorare. L’Italia, quindi, può tornare a sognare.