Dalle quattro alle tre ruote, la vita di Alex Zanardi è sempre stata scandita dalla velocità. Veloce è stato anche il momento che quel 15 settembre 2001, al Lausitzring, ha messo un punto alla sua carriera da pilota, e un punto e virgola alla sua vita. Un incidente, quello avvenuto durante una gara automobilistica in Germania, che gli è costato l’amputazione degli arti inferiori, ma mai la voglia di andare avanti. Alex Zanardi è stato questo: eroe di resilienza, anche e soprattutto quando la vita gli ha presentato il conto. Peccato che lui non fosse mai sazio.
In 59 anni di vita ha accarezzato il sogno della Formula 1, lui che nella Motor Valley ci è nato. E si sa, scappare dal richiamo delle corse non è cosa da tutti. Poi il passaggio ad altre serie, la Champ Car e la DTM, su vetture turismo. È proprio durante una competizione nel campionato CART che è protagonista di quello che sarà a tutti gli effetti uno spartiacque. Sia per la sua carriera che per la sua vita. Del tipo che nel dolore e nella difficoltà da modo di ritrovarsi, abbracciando quello che poi diventerà un nuovo capitolo tutto da scrivere: il paraciclismo.
Se nell’automobilismo i risultati sono discreti (campione CART 1997, 1998 e campione superturismo nel 2005), è la handbike a consacrarlo tra i grandi. Tra Londra e Rio porta a casa un totale di 6 medaglie paralimpiche, di cui quattro d’oro. Il metallo più prezioso lo ritrova anche nei mondiali su strada, di cui è campione per ben 12 volte. L’ultimo nel 2019, prima del secondo grave incidente che lo coinvolge, un anno dopo. Per uno strano scherzo del destino Alex Zanardi stava facendo beneficenza quando, sulla Statale 146 nei pressi di Pienza, in Toscana, perde il controllo del mezzo e impatta contro un camion. Diversi gli interventi e le complicazioni, il coma termina a inizio 2021. Da lì, il rientro a casa e la riabilitazione nell’intimità familiare.
Spesso, i grandi atleti vengono ricordati per i risultati ottenuti, meno spesso per il modo in cui li hanno raggiunti. Guardare ai numeri accanto a un nome è facile, naturale. Pensare al sacrificio che li ha fatti crescere, decisamente meno. Siamo umani, giudichiamo sulla base di quello che vediamo, poi però ci sono storie che meritano di essere scoperte nei loro dettagli più intimi. Nei numeri che contano davvero, e non parliamo di cifre, ma piuttosto di momenti eccezionali, lasciti unici che vanno oltre l’immediato di un albo d’oro che fa finta di avere l’ultima parola. Alex Zanardi è una di quelle storie.
Oltre i giri veloci, le pole position e i GP disputati. E poi ancora i campionati vinti e le medaglie. Il Parigino viene ricordato anche e specialmente per aver saputo rispondere con determinazione ai momenti di buio, quando la speranza sembrava non avere più senso d’esistere e la realtà conosciuta cambiava irrimediabilmente fattezze. Questo è quello che Alex Zanardi ci lascia, la forza di ricominciare anche quando tutto sembra suggerire il contrario. La sensazione di avere ancora qualcosa in sospeso con una vita al limite che non ha mai conosciuto veramente il freno.