Alex Zanardi aveva 59 anni: è come dire di Muhammad Alì che aveva le mani grandi e i pugni duri. Alex Zanardi è morto. È come dire che una volta, però, Alex Zanardi ha vinto una gara. Con quest’uomo il significato delle parole si estende a un’altra misura, allarga i propri confini: la lotta, la corsa, la vittoria. Concetti che Alex era riuscito a dilatare e a coniugare in nuove forme. Lo aveva fatto persino con la vita e la morte.
Lui che aveva vissuto da bambino in provincia e poi era salito sui kart, la Formula 1 dal 1991 fino al 1994 e da lì le gare in America con le Champ Car. Lì i sorpassi, le gare e i campionati lo avevano portato ai contatti con Frank Williams che gli permisero di fare ritorno al mondiale delle ruote scoperte nel 1999. La sua seconda vita in Formula 1 finì al Lausitzring, con l’incidente del 2001 che gli portò via le gambe. Quante vite, qui dentro. E quante altre poi, quando Alex si dedicò all’handbike e con quella vinse medaglie su medaglie, per poi andare nelle scuole e dalla gente a raccontare la regola dei cinque secondi: quando vuoi mollare, quando non ce la fai più, aspetta cinque secondi. Cinque secondi sono pochi per te ma possono essere tutto per il mondo.
Così, con questa regola, Alex Zanardi era riuscito nell’intimo e perverso sogno di ogni pilota e aveva piegato il tempo. Quello delle corse e quello degli anni, della vita. Gabriel García Marquez scrisse che non sempre nasciamo il giorno in cui le nostre madri ci danno alla luce, perché la vita poi ci costringe molte volte a partorirci da soli. Gabriel García Marquez avrebbe adorato Alex Zanardi.
Stamattina, scossi da una notizia che non era ufficiale ma pareva certa, abbiamo telefonato al Dottor Costa, tra le persone che gli hanno voluto più bene in questa vita: “Purtroppo è vero”, ci dice dopo un lungo sospiro. Dice che piano piano, in questa giornata, cercherà di mettere insieme la sua storia con Alessandro, di ricucire, dispiegare le parole. Dice, la voce incrinata, “Adesso sono molto triste”. Lo fa un’ora più tardi con un lungo messaggio.
La lettera del Dottor Costa per Alex Zanardi
"Alessandro Zanardi ha lasciato questo mondo terreno per andare a correre nelle praterie del cielo. Una notizia atroce, straziante come quella di Ayrton Senna lo stesso 1°maggio ma del 1994. Alessandro mi ricorda la poesia del grande poeta e filosofo Giacomo Leopardi 'La Ginestra': il fiore che spande profumo per odorate selve prima che la lava incandescente del Vesuvo distruttor la incenerisca.
Infatti, nel 2001, ha subito un terribile incidente che ha fatto rabbrividire tutto il mondo. Arrivò all'ospedale con meno di 1 litro di sangue, in condizioni cliniche gravissime per cui i libri di testo della Nasa non gli davano scampo ma dopo 17 interventi chirurgici e 7 arresti cardiaci Alessandro ha detto alla morte con cui stava giocando nella scacchiera della vita: "Questa volta ho vinto io" e la Nasa ha dovuto riscrivere i termini dei suoi libri. Dalle macerie di Berlino, Alessandro si è risollevato per stupire tutto il mondo mettendosi in piedi davanti al pubblico del MotorShow di Bologna dopo soli 3 mesi dall'incidente meravigliando tutti i presenti. E lo ha fatto con la sua solita ironia, con una battuta: "Per l'emozione mi tremano le gambe" lasciando esterefatti tutti gli astanti e Michael Schumacher anche lui premiato quel giorno con i Caschi d'Oro di Autosprint. In piedi sul palco sorridendo mentre tutti piangevano aveva dato scacco alla morte dimenticando la metà del corpo che gli era stata rubata in maniera diabolica a Berlino.
In tempi brevissimi torna agli affetti familiari con la dolce moglie Daniela e il figlio Niccolò, sale sul kart e guida la moto, torna sulla neve per sciare e nel tanto amato mare per nuotare. Sorprendendo tutti torna alla corse dapprima completando la gara di Berlino che il terribile incidente aveva troncato in maniera atroce con tempi che gli avrebbero valso la prima fila e nel 2006 a Valencia entra nell'abitacolo della F1 segnando tempi sul giro simili a quelli del campionissimo Vettel. La sua abilità e il suo ingegno modificano la vettura Gran Turismo per poterla guidare e salire sui gradini del podio del mondiale.
Spinto da un'inesauribile curiosità e dalla voglia del nuovo inizia la storia con l’handbike vincendo molti campionati del mondo e quando a Londra gli hanno messo al collo le medaglie d'oro delle Paralimpiadi ha gridato: "Sono un uomo felice" e giocando sulla scacchiera della vita ha dimenticato il nulla di fine partita. Oggi 1°maggio l'ineluttabile vincitor gliel'ha ricordato. In questi frangenti della vita dovrei dire che sono straziato dal dolore ma Alessandro che con la sua amicizia e sensibilità aveva ridisegnato i confini della mia anima non solo di medico ma di uomo mi aveva regalato gli strumenti per poterlo sopportare: il sogno che dalla tragedia nasce il bello”.
Ciao, Alex. Sei nato più volte, hai piegato il tempo, hai giocato con la morte e portato in giro il tuo fuoco per farlo brillare. Ma è poco, sempre poco per raccontarti. Amavi la vita, ed è come dire di Maradona che amava il pallone.