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5 giugno 2026

Ma perché la Federtennis (finanziata in parte da denaro pubblico) decide di scendere in campo per salvare La Stampa (privato)? La risposta è più complessa del previsto, c’entrano Sechi-Angelucci, Chiara Appendino e un braccio di ferro con il governo

  • di Michele Larosa Michele Larosa

5 giugno 2026

Perché una federazione sportiva finanziata anche da denaro pubblico ha speso 5 milioni per comprare una quota de La Stampa, valutando implicitamente l'intero gruppo 74 milioni — quasi tre volte il fatturato, con i conti in rosso? Dietro ci sono la guerra con il Governo per il controllo delle ATP Finals, Chiara Appendino con la città di Torino e un presidente federale sempre più ambizioso. Jannik Sinner ha messo il tennis in prima pagina. Ora la prima pagina non basta. Serve tutto il giornale, e anche di più

Foto di: Ansa

Ma perché la Federtennis (finanziata in parte da denaro pubblico) decide di scendere in campo per salvare La Stampa (privato)? La risposta è più complessa del previsto, c’entrano Sechi-Angelucci, Chiara Appendino e un braccio di ferro con il governo

L'effetto farfalla dice che un battito d'ali in Brasile possa provocare un tornado in Texas. Beh, con filo d'ironia, si potrebbe pensare che il battito d'ali di farfalla a scaraventare più di un secolo dopo Mario Sechi fuori dalla redazione di Libero possa essere stata la battaglia di Vittorio Veneto, con la conseguente annessione del Sudtirol e, più di ottant'anni dopo, la nascita di Jannik Sinner in territorio italiano.

Sì, perché dietro la defenestrazione di Sechi non ci sarebbero solo le minacce degli anarco-insurrezionalisti (che in realtà probabilmente c'entrano ben poco) o le manovre nella scacchiera della maggioranza. Un'altra partita fondamentale sarebbe quella degli investimenti delle FITP, la Federazione Italiana Tennis e Padel, nell'editoria. Secondo Il Foglio, "gli Angelucci avevano fatto la bocca al tesoretto portato in dote da Angelo Binaghi, n. 1 del tennis, magari sotto forma di pubblicità. Binaghi invece alla fine ha scelto di entrare con una quota ne La Stampa, a dire degli Angelucci anche per colpa dell'atteggiamento ostile di Sechi". Al contrario invece, secondo la tesi del Corriere l'atteggiamento di Sechi sarebbe stato troppo lassista nei confronti del conterraneo Binaghi. L'edizione del 29 maggio parla di "un mancato affondo del quotidiano sul caso del presidente della Federtennis Angelo Binaghi, circa l'acquisto del 6,7 per cento della Sae di Alberto Leonardis, l'editore che ha comprato La Stampa". Insomma, tra sardi non ci si attacca. Dovunque sia la verità a farne le spese è stato Mario Sechi, ma la domanda che sorge spontanea è: perché una federazione sportiva, finanziata in parte da denaro pubblico, decide di scendere in campo per salvare un giornale (privato) acquistandone una quota? La risposta è molto più complessa del previsto.

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Il Re del tennis italiano Angelo Binaghi

Al centro di tutto c'è Angelo Binaghi, sovrano assoluto della Federtennis ininterrottamente dal 2001. Da lui arriva la scelta di investire, attraverso la media company della federazione Sportcast, 5 milioni di euro per acquistare il 6,7 per cento della Sae, holding a cui da pochissimo è passato il controllo de La Stampa e che già controlla altri giornali locali in tutta Italia. Alla domanda lui ha risposto che la scelta arriva per "rendere il tennis più popolare anche sulla carta stampata. Già in occasione di questi Internazionali abbiamo visto come la copertura dell'evento sui giornali Sae sia stata maggiore rispetto al passato, quando, per esempio, i grandi giornali davano la notizia di Jannik Sinner numero uno del ranking mondiale solo a pagina 24, dopo le notizie sul calcio, il calcetto e il calcio femminile". Insomma, è parte della personale crociata di Re Angelo contro il dominio del calcio, che già era arrivata allo scontro frontale in merito all'orario della finale degli Internazionali di Roma in concomitanza con il derby allo Stadio Olimpico.

L'operazione però suscita più di qualche perplessità. Innanzitutto, come calcolato da Il Tempo, l'intera Sae ha un capitale sociale di 4.867.019 euro, parecchio meno di quello che dovrebbe essere il valore della controllata. Eppure la FITP, pagando 5 milioni per il 6,74%, ha implicitamente valutato l'intera società circa 74 milioni — quasi tre volte il fatturato annuo di 26,8 milioni, in un settore, quello dei quotidiani cartacei, in crisi strutturale da anni.
Suscita poi ulteriori dubbi la scelta di una federazione sportiva di entrare in un giornale privato. Enzo Ghioni su Editoria.tv ricorda l'articolo 1 della legge 5 agosto 1981, n. 416 che vieta esplicitamente agli enti pubblici e alle società a partecipazione statale di acquisire partecipazioni in imprese editrici di quotidiani e periodici. La ratio è chiaramente quella di garantire che l'informazione rimanga autonoma rispetto ai centri di potere pubblico. La FITP non è un ente pubblico in senso stretto, né una società a partecipazione statale, è una società di diritto privato, e in quanto tale è formalmente libera di decidere come impiegare i propri fondi. Ma è anche un soggetto che opera sotto l'egida del CONI per il perseguimento di finalità di interesse pubblico. Lo statuto fissa dei vincoli molto chiari su come i fondi federali possono essere impiegati, ovvero rigorosamente per scopi istituzionali e sportivi. Inoltre ogni anno la FITP incassa contributi pubblici per circa 14 milioni di euro, anche se a fronte di ricavi totali che nel 2025 hanno sfiorato i 230 milioni.

L'operazione si muove sul filo di una zona grigia molto ampia. La senatrice di Coraggio Italia Michaela Biancofiore sul Giornale ha ricordato come: "C'è un rischio piuttosto intuibile. Quando una federazione sportiva entra nel capitale di una società editoriale, non può che crearsi un evidente squilibrio di interessi, anche in presenza di una buona fede. I giornalisti incaricati di fare un servizio sul tennis italiano, o sulle scelte della Fitp, saranno influenzati inevitabilmente dal fatto di essere dipendenti di un gruppo di cui la Fitp è azionista. Non serve che arrivi una telefonata: lo sbocco naturale è l'autocensura, ovvero la forma meno tracciabile di condizionamento. Che un ente sportivo finanziato anche da soldi pubblici e dalle quote dei tesserati compri un giornale è una novità tutta italiana, che francamente mi lascia perplessa".

Il motivo? Potrebbe essere quello di una battaglia politica per il controllo del tennis, diventato negli ultimi anni particolarmente popolare, e dunque remunerativo. Il governo vuole metterci le mani, Binaghi lo difende con le unghie e con i denti, e ora forse anche con le penne. Nel mirino ci sono le redditizie governance delle Atp Finals. Con un decreto approvato in Consiglio dei ministri nel 2025, il Governo ha tolto alla FITP la titolarità esclusiva dell'evento, imponendo la creazione di un nuovo Comitato organizzatore pubblico. Dentro ci sono tutti: Ministeri, Comune, Regione, Sport e Salute. La Federazione è rimasta in minoranza, con un solo membro su cinque. Il pretesto sono gli 80 milioni di finanziamenti pubblici di cui la manifestazione ha beneficiato negli anni, ottenuti all'epoca dal Movimento 5 Stelle come contropartita per l'assegnazione delle Olimpiadi invernali a Milano-Cortina.

Il secondo fronte è quello degli Internazionali BNL d'Italia, il grande torneo romano del Foro Italico. Anche qui, a fine 2025, la FITP si è trovata costretta a trattare con Sport e Salute, proprietaria degli impianti. La partecipata statale ha alzato le pretese in modo insostenibile, secondo Il Fatto Quotidiano 15 milioni di euro l'anno di affitto, lasciando a Binaghi una scelta senza alternative. L'accordo poi raggiunto prevede un contratto di quattro anni più quattro, con i ricavi ripartiti al 50% tra le due parti.
A gestire la partita per conto di Sport e Salute è il dipartimento marketing, affidato a Giuseppe De Mita — figlio di Ciriaco, uomo di lungo corso della vecchia Dc, oggi gradito a Fratelli d'Italia — su incarico dell'amministratore delegato Diego Nepi.

Qui si delinea la figura di Binaghi non più come un semplice presidente federale, ma come un vero e proprio soggetto politico, che stringe mani, trova accordi e media tra le varie componenti, e che ora può anche contare su un controllo di uno dei giornali più importanti del paese, soprattutto nella città che ospita le Finals. Sempre Biancofiore dice: "Binaghi non è più un presidente di federazione normale: è un attore di sistema. E quando un attore di sistema compra un giornale, di solito una ragione c'è".

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Angelo Binaghi e Chiara Appendino Ansa

E sul fronte politico Binaghi può contare poi su un alleato fidato e "interno", che ci porta direttamente alla domanda: perché proprio La Stampa? La verità è che il legame tra la FITP e la città di Torino è strettissimo, e non a caso. Infatti vicepresidente della Federazione è l'ex sindaca, oggi deputata per il Movimento 5 Stelle, Chiara Appendino. Secondo Moneta Web sarebbe stata lei a suggerire a qualche membro del consiglio federale di destinare una quota degli straordinari introiti del tennis per giocare un'altra partita, quella sul campo del risiko editoriale. È stata Chiara Appendino a portare le Finals a Torino durante il suo mandato, e proprio a cavallo della sua uscita dal Palazzo Civico ha trovato casa in consiglio federale nel 2020 con 1147 voti, il miglior risultato fra tutti i candidati. Un ruolo che solleva qualche interrogativo per quanto riguarda il conflitto di interesse. Appendino è contemporaneamente deputata della Repubblica e membro della governance di una federazione che ha appena deciso di investire in un'impresa editoriale privata. L'assegnazione delle Finals ha poi portato una serie di finanziamenti pubblici che il Comune e la Regione Piemonte versano ogni anno alla federazione. Inoltre La Stampa non è un giornale qualunque per Torino e per Appendino: è il quotidiano che ha seguito e raccontato la sua sindacatura, che copre la politica torinese e piemontese, che orienta l'opinione pubblica in un territorio dove lei resta figura centrale e di cui ora è, in senso lato, azionista. È azionista tra l'altro insieme ai tanto vituperati Elkann ripetutamente attaccati in Parlamento, che rimarranno in società con circa il 20% della controllata attraverso la nuova Fondazione "9 febbraio 1867".

Insomma, nulla di illecito, ma domande e nessi che è necessario porsi quando di mezzo c'è la concatenazione di interessi pubblici e privati. Quando una federazione sportiva in parte finanziata da fondi pubblici decide di correre in soccorso a un quotidiano privato. Una storia che racconta sicuramente di come uno sport, nel giro di pochi anni, sia diventato un sistema di potere a tutti gli effetti. Un sistema costruito con indubbio talento organizzativo, ma che nel tempo ha sviluppato la stessa logica di autoconservazione e di controllo del racconto che caratterizza i centri di potere tradizionali. Mosse da imprenditore, da lupo della finanza, compiute attraverso una struttura federale inserita nel sistema pubblico dello sport. Oltre che con il vantaggio indiscutibile del regime fiscale agevolato del quale godono le federazioni sportive. Ancora di più sullo sfondo, Il Giornale parla di una possibile discesa in campo di Binaghi, nella sua Sardegna, dove attualmente governa la pentastellata Todde. Con Sae la Federtennis, oltre a La Stampa, è entrata anche nell'orbita del quotidiano La Nuova Sardegna, principale quotidiano locale dell'isola di orientamento progressista. Biancofiore ricorda che: "Binaghi però se vuole scendere in campo deve stare attento a non fare la fine di certi presidenti del Consiglio tecnici afflitti dalla sindrome di Palazzo Chigi: cioè la convinzione di avere il favore del popolo senza mai essersi misurati con le urne. Il successo del tennis italiano l'hanno fatto Sinner e i ragazzi azzurri". Insomma, nasce tutto da lì, da quel ragazzo nato in Italia che ha messo il tennis in prima pagina. Ma ora la prima pagina non basta, serve tutto il giornale, e anche di più.

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