Franco Baresi, per la nostra famiglia, non è solo la leggenda del Milan. Non è un semplice idolo calcistico o l’eroe dell’epopea berlusconiana rossonera. C’è stata una sera in cui ha rappresentato la nostra rinascita. Un momento da scolpire nei ricordi della vita, dove le emozioni si incidono nei legami più profondi e autentici.
Era il 2 luglio 2022, ancora nell’aria c’erano i residui delle sofferenze del Covid. Per noi era stata una tempesta: mio padre era stato sul filo tra la vita e la morte per mesi. Attese, viaggi in ospedale. Terapia intensiva, lunghi silenzi. E quella telefonata che arrivava ogni giorno alle 13, più o meno in punto, dall’ospedale di Careggi di Firenze. Poteva essere luce o buio. O semplicemente un giorno in più in cui sperare. Settimane, mesi, poi il finale che tutti aspettavamo: dimissioni. Mio padre era salvo, poteva tornare al suo posto, a casa con la sua famiglia.
Quando pensavamo tutti al peggio, avevo fatto una promessa a me stesso, a mia mamma. E anche a mio padre, che in coma non poteva ascoltarmi, chissà se è vero che in coma non si capisce nulla. La promessa era farlo incontrare con il suo idolo: il capitano, il Franz (come lo chiamava lui), Franco Baresi. Sembrava un obiettivo quasi impossibile: non avevo idea di come si potesse portare questa leggenda assoluta a cena al nostro ristorante, La Favola Mia a Chiesina Uzzanese, paese di quattromila abitanti che si conosce solo per il casello autostradale e la discoteca Don Carlos. Ma sono bastate due telefonate con amici in comune, con il sindaco del paese e l’organizzatore Nicola Stagi, per scoprire un uomo grande, anzi grandissimo, come il calciatore che abbiamo visto in campo.
Baresi, in un momento cosi delicato della vita di uno sconosciuto tifoso rossonero, non ha fatto una piega. Ha chiesto la data e ha confermato che sarebbe stato presente. Poche parole, tanti fatti. Come quando guidava la difesa del Milan.
Umanità e personalità unica che si sono confermate a tavola. Il capitano si è seduto a fianco di mio padre, in sala tifosi arrivati dai paesi vicini, intonavamo cori in un clima di festa, anche per la presenza dei Cugini di Campagna impegnati, poche ore dopo, in un concerto nella piazza del paese. Una festa che valeva il ritorno alla vita di Leonello Spadoni, tifoso del Milan. Come un amico di sempre, Franco Baresi, ha parlato di tutto: Gullit, Van Basten, Sacchi, Maradona, del calcio di ieri e di oggi. Un gesto di un’umanità enorme e impeccabile nella presenza e nell’educazione mostrata. Un ricordo che non dimenticheremo mai. La grandezza del fuoriclasse si vede soprattutto fuori dal campo, che per quel sogno non chiese un euro. Baresi per noi è stato il più grande di tutti.