In Yamaha l’ultimo atto, per lui, era stato una manata di gas per mandare fuori giri la moto e, da lì, il Team Monster Energy l’ha salutato. Poi Maverck Vinales è finito in Aprilia, con onori di ogni tipo e coccole, ma pure a Noale è riuscito a non lasciare un gran bel ricordo per via del suo carattere. Ora il suo presente è KTM, ma non sarà, appunto, il suo futuro. Le vicende del pilota spagnolo le conosciamo tutti: KTM gli aveva promesso un rinnovo, ma poi ha lasciato cadere la promessa. E’ la stessa squadra a cui lui aveva detto di voler giurare fedeltà eterna, prima di rompersi e di finire fuori dai giochi per un lunghissimo periodo. Aveva, nel momento di peggiore crisi di KTM, anche comprato le azioni del marchio per dare un segnale. Ma nelle corse c’è una sola cosa che conta: essere competitivi. E Maverick Vinales lo è stato troppo poco. Il resto lo ha fatto il suo carattere: inca*zoso oltre il limite del consentito e, troppo spesso, pure autosabotante.
Perché se è vero che questa volta poteva anche avere ragione, è altrettanto vero che presentarsi in gara e rimediare oltre 8 secondi nella Sprint del Sachsenring da Cal Crutchlow (che non corre da anni e è ufficialmente un pilota in pensione già da tempo) non potrà aver alcun effetto diverso da quello di convincere KTM che lasciarlo a piedi sia stata la scelta migliore. Soprattutto dopo gli sfoghi degli scorsi giorni, con lo spagnolo che anche nella sala stampa del Sachsenting, giovedì, c’era andato giù pesantissimo.
“Se KTM avesse avuto fiducia, sarebbe stato completamente diverso – aveva detto quasi a giustificare se stesso - Credo che la settimana scorsa credo ci siano stati gli ultimi contatti, non ho più parlato con loro. l’ho saputo dai media che Di Giannantonio sarebbe andato al mio posto. A quel punto ho parlato con KTM e poi, quando sono arrivato al Mugello, loro mi hanno mandato un contratto via mail. Io l’ho firmato e ok, non era un buon contratto, però in ogni caso volevo correre. Credevo davvero negli ingegneri che ci sono in KTM. Quindi, anche se non era un contratto che faceva i miei interessi, l’ho firmato. E dopo due settimane mi hanno detto che quel contratto non era assolutamente valido. Dopo una cosa così, cosa ti puoi aspettare? Voglio dire, io non voglio restare qui. Da parte loro non è stato serio”.
Se le cose stanno davvero così, è difficile dargli torto. Ma scendere in pista e chiudere una Sprint a quasi dieci secondi dal penultimo è comunque qualcosa su cui deve aver pesato l’atteggiamento mentale e non solo i condizionamenti fisici dovuti a un infortunio che sembra non voler guarire mai e a cui s'è aggiunta anche la brutta caduta rimediata nella FP1. “Attualmente – aveva detto sempre giovedì - da questo mondo io mi sento e non credo che continuerò". Se non cambia atteggiamento prima del tempo, però, rischia di “non continuare” già da dopo questo fine settimana di gara in Germania.