Il Sachsenring è casa sua e la sa benissimo. Tanto che anche in un venerdì di moto da mettere a posto ha voluto spingere per imporre la sua legge. E c’è riuscito: primo davanti a Raul Fernandez e a un Fabio Di Giannantonio che è sempre più l’unico avversario con una Desmosedici (Bagnaia è in Q1. Marc Marquez, però, è tutt’altro che contento. Uno perché in mattinata ha assaggiato la ghiaia e due perché si aspettava una perfezione che a detta sua non c’è stata. “Ieri ho detto che qui avrei provato a entrare in una modalità più aggressiva, di attacco, per cercare di raccogliere il massimo dei punti possibili e puntare al podio sia nella Sprint che nella gara lunga – ha ammesso - È vero che siamo primi, ma è anche vero che le cose non sono andate proprio come avrei voluto. Vado forte, ma la guida non mi viene ancora in modo naturale e fluido su questo circuito. Domenica ci aspettano 30 giri e dobbiamo cambiare due o tre cosette per migliorare il passo. Al momento sul ritmo di gara non sono ancora il più veloce, anche se sul giro secco ci sono. La caduta di stamattina? È stato un errore mio, per non aver analizzato bene le cadute della Moto2. Ho visto che cadevano e ho pensato 'vabbè, succede', ma non avevo capito che c'è un nuovo avvallamento, un 'bump', e che l'asfalto si sta persino sollevando un po'. Come sempre, se c'è una novità in pista devo essere io il primo a provarla! Ho preso questo avvallamento e sono caduto. Se lo prendi con una certa inclinazione, vai a terra. Lì non puoi fare la traiettoria ideale, devi stare un po' più largo, sull'esterno. Per l'anno prossimo mi hanno già detto che lo sistemeranno”.
Ecco, adesso del Sachsenring Marc Marquez conosce anche il nuovo difetto. E sembra raccontare della caduta del mattino come di qualcosa che ora gli permetterà di tornare a essere il re di un regno che è di nuovo senza segreti per lui. "Questo è un circuito che di solito mi viene facile – aggiunge - Al primo run sono uscito e mi è venuto subito un gran sorriso... poi però al secondo giro ero già nella ghiaia! Arrivare su un circuito dove hai vinto così tanto è un vantaggio e uno svantaggio. Se domenica vinco è la normalità, perché si corre su una delle mie piste. Se non vinco allora fa notizia e è un disastro. Ma sappiamo come gestire questa situazione, lo abbiamo già fatto in passato. Non significa che io debba vincere per forza, io punto al podio: è un obiettivo ottimista ma realistico”.
Eccolo là, a abbassare ancora le aspettative, quasi a voler far finta di non sapere che chiunque sul circuito tedesco dovrà prima vedersela con lui, pur ammettendo che le Aprilia vanno forte davvero e che Fabio Di Giannantonio è in un momento straordinario. “Al momento, oggi, è quello che ha più passo e sta dimostrando di più – dice Marquez - Lui dice che io ho più talento? Sì, beh, a lui non piace la pressione, è più facile passarla agli altri! Però la realtà è che sta lottando per il campionato, è terzo nel mondiale e ha bisogno di fare il massimo dei punti se vuole lottare con le Aprilia nelle prossime gare. Fa parte del gioco".
Il resto del suo media scrum, Marc Marquez lo dedica alle solite e immancabili domande sulle sue condizioni di salute: "Da gennaio fino a prima di Assen passavamo davvero tantissime ore al giorno in fisioterapia. Adesso, dopo la gara di Assen, sto cercando di allenarmi più in palestra e fare meno fisioterapia. Il braccio destro non ha infiammazioni. Stiamo lavorando molto sul braccio sinistro, perché per compensare sforzo tantissimo quel lato. Sembra strano, ma ho meno forza a destra e più dolore a sinistra. In totale facciamo circa due ore al giorno di trattamento. Il rapporto con Dall’Igna? Qui non ci sarà, ma Gigi è sempre connesso con noi. Ha formato un grande gruppo in Ducati in questi anni, qui c'è tutta gente di massima fiducia e lui continua a seguire tutto costantemente".