Secondo me non avete capito Paolo Maldini. E dopo mille giri, promesse di rivoluzione, sogni irraggiungibili, occasioni perse, siamo di nuovo punto e a capo. Malagò, Ranier - figura non proprio di primo pelo - e Mancini che un mondiale l’ha già fallito una volta sarebbero i volti del futuro. Roba da circo. Un goffo rimpasto degno della peggiore politica.
Ma questo paese è così e anche il calcio ne è una nitida fotografia. L’ italia del pallone, più nostalgica e conservatrice di un’assemblea nella sede vannacciana di Futuro Nazionale, riparte quindi da chi l’aveva lasciata in cattive acque, fuggendo per un croccante (e legittimo) bonifico degli sceicchi. E non ci prendete per moralisti, perché dei soldi degli arabi ormai non ci interessa niente. Ma per fare la rivoluzione ci aspettavamo qualcosa di nuovo o che perlomeno ci si provasse.
E questo era, più di tutti, Paolo Maldini. Con i suoi difetti da fighetto milanese un po’ narciso (chi non lo sarebbe al suo posto?), dal giorno del suo incarico di Direttore Tecnico, aveva provato a tracciare la strada del domani. A mettere sul piatto, insieme al fidato Leonardo, idee. Questo spero sia chiaro a tutti, anche a chi, oggi, leggendo le parole di Paolino nazionale, lo ha giudicato non adatto al ruolo e fallimentare nel suo percorso da dirigente. Posso comprendere che il nome di Andrea Pirlo, il suo designato alla guida della nazionale azzurra, non convincesse, siamo stati i primi a farlo presente. Posso seguire il discorso di chi sottolinea il rifiuto di Guardiola come un pacco. Quasi una narrazione poco attinente alla realtà. Ma dobbiamo essere onesti: perché Maldini avrebbe dovuto inventarsi questa storia?
La verità è che aveva deciso di volare alto, altissimo e rifondare il calcio italiano con il migliore del mondo. Il viaggio, il pranzo, la chiacchierata, le formazioni che, secondo le dichiarazioni dell’ex difensore del Milan, Pep aveva iniziato a scrivere su un foglio. Tutte suggestioni di un sogno sfiorato, ma inseguito veramente. Ci rendiamo conto della grandezza del progetto? Non è andato in porto perché Guardiola vuole riposarsi e, forse, proporre Pirlo subito dopo è sembrata quasi un presa in giro.Paolo ci ha anche spiegato, anche se tra le righe, che non ci dovremmo fermare alla figura del Commissario Tecnico, ma che il calcio italiano avrebbe bisogno di un lavoro molto profondo, a partire da una cultura offensiva e moderna. Cosa c’è di sbagliato? Niente.
Non ci quadrano i modi e i temi quasi fantozziani, non ci capisce perché gli altri due candidati (De Rossi e Grosso) fossero tecnici tesserati con club di Serie A e siamo d’accordo che la storia di Fonbet sia stato il pretesto per far saltare Commissario Tecnico e i poteri di Maldini e Leonardo. Solo poche settimane di lavoro con in mezzo una conferenza stampa in cui si celebrava il cambio di marcia del nuovo Presidente dopo il terzo mondiale mancato, poi lo strappo, il passo indietro e la decisione di abbandonare tutto prima di firmare il contratto dal primo di agosto. Addio Maldini e Leonardo, addio Baldini, un sole flebile di inizio estate che ci aveva scaldato troppo presto. Addio al sogno rivoluzione del calcio e torniamo all’usato sicuro, i capelli bianchi e la cravattona da Yuppies. Per gli italiano è meglio resti tutto così com’è, almeno la colpa è sempre degli altri.