Un’impresa all’insegna del Tricolore. A Monza Kimi Antonelli ha fatto la storia della F1 in una domenica pazzesca, festeggiando con la bandiera italiana sempre con sé. Lo ha fatto sul podio, nel paddock e nel box della Mercedes, poi tra la folla che sul rettilineo principale l’ha acclamato fino a tarda serata.
Prima, però, con i nostri colori aveva tagliato anche il traguardo, grazie a un casco speciale indossato per omaggiare quello che Valentino Rossi portò in gara al Mugello nel 2002, quando in sella alla Honda RC211V si prese la vittoria.
Dietro quel casco, interamente verde-bianco-rosso, il riferimento è uno soltanto: l’italiano medio, rappresentato da tanti piccoli disegni presenti sui due lati della calotta che uniscono i nostri miti in giro per il mondo. Si parte con O sole, O mare e O Mandolino, la tripletta che più ci contraddistingue fuori dai nostri confini, poi si passa a La mamma, la famiglia, il motore, la Sofia Loren e il Bidet.
Sì, Valentino Rossi aveva davvero messo un bidet sul suo casco e Kimi Antonelli l’ha ripreso senza pensarci due volte. Immancabile, poi, è la tripletta Pizza, espresso e spaghetti al ragù - gli stessi che ha mangiato dalla coppa durante i festeggiamenti -, mentre non ammesso è l’hamburger, cancellato con una grossa X rossa. Non manca nemmeno il Sangiovese, espressione dell’Emilia Romagna che lega i due.
Gli altri cult? La Nazionale con la maglietta celeste e il pallone, la catena d’oro con la camicia rigorosamente aperta, l’accoppiata mocassino nero e calzino bianco, lo stecchino per i denti, la canotta con “la panza” di fuori e pure la mutanda classica, ovviamente bianca. A descrivere infine il modo di presentarsi dell’italiano medio, invece, ci pensano attaccatura bassa dei capelli, monociglio e baffi.
Sul proprio casco Kimi li ha voluti tutti, ma aggiungendone uno speciale: sulla parte posteriore, infatti, figura un disegno stilizzato dei due, con Antonelli in braccio al Doc. E ci sono anche il sole e la luna scontornati di color oro, da sempre il simbolo di Valentino. È un casco specialissimo, onorato nel migliore dei modi possibili: prima con una vittoria da panico, una di quelle da tutti in piedi sul divano, poi con una leggerezza e un entusiasmo nei festeggiamenti che ci hanno riportato tutti un po’ indietro negli anni.
Non c’era modo migliore per vincere una gara e continuare a sognare, riscrivendo per l’ennesima volta la storia di questa F1.