Che Kimi Antonelli a Baku avesse sbagliato inutilmente è stato lui stesso il primo a dirlo, senza mezzi termini, appena arrivato nel paddock dopo l’errore della Q1. Questione di millimetri e di una ricerca del limite andata troppo in là, finendo per baciare la barriera interna di Curva 1 e causando la rottura della sospensione anteriore sinistra della sua W17. In pratica, qualifiche finite dopo cinque minuti e partenza dalla sedicesima posizione in griglia di partenza la domenica.
Un mezzo disastro considerati i tanti minuti persi tra FP1 e FP2 per dei problemi idraulici della sua monoposto e il weekend impressionante che il suo compagno di squadra, nel frattempo, stava concretizzando giro dopo giro. Rimane però un errore dettato da millimetri, gli stessi che invece a Monaco l’avevano premiato con un giro da paura in qualifica e una gara da fenomeno per prendersi la quinta vittoria di fila. In Azerbaijan è andata diversamente e si è preso tutte le sue responsabilità, costretto poi a rimontare e a limitare i danni della vittoria di George Russell con un quinto posto sotto la bandiera a scacchi.
C’è chi, però, quello stesso errore l’ha giudicato in maniera spietata, con lo stesso tono di altri mille attacchi proprio ad Antonelli: “Non è questione di centimetri, non è ‘solo’ un errore. È un errore grossolano”, ha tuonato a Sky Sports F1 Jacques Villeneuve, l’ex pilota della Williams e campione del Mondo 1997. “Uno sbaglio incredibile, commesso proprio in un weekend in cui il suo compagno di squadra è su un altro pianeta. Non è certo il momento ideale per un episodio del genere, anche se il regolamento attuale facilita la rimonta attraverso il gruppo”.
Di per sé, a pesare non è tanto il giudizio severo quanto la cadenza di quest’ultimo. Alla prima occasione possibile, in pratica, tornando all’attacco dopo una stagione, la scorsa, passata a dirne una dopo l’altra. L’apice fu raggiunto in Olanda, quando dopo l’incidente con Charles Leclerc il canadese sentenziò: “Penso che la F1 sia un po’ troppo grande per lui, non sembra pronto”. Parole che, a sentirle un anno dopo, non possono che strappare una risata.
Al secondo vero errore di una stagione dominata, con un Mondiale in pugno e ben otto vittorie in sedici GP - oltre a dodici podi -, ecco che ci risiamo. Come se nella sua carriera, specie quando si giocava il titolo 1997, di errori il canadese non ne avesse mai commessi: Monaco, Hockenheim e Suzuka su tutti, dove fu addirittura squalificato dopo che nelle prove libere non rallentò in regime di bandiera gialla - recidivo, la stessa cosa successe a Imola e Monza -.
Magari Jacques lo odia, magari no. Sta di fatto che, ogni qual volta ce n’è l’occasione, il canadese non perde un attimo per tuonare contro l’italiano, spesso anche sparandole grosse. Basti vedere, appunto, com’è invecchiato quel “Penso che la F1 sia un po’ troppo grande per lui”. Un po’ troppo affrettato come giudizio, forse.