Che tristezza l’Italia del calcio! Perdi con il Belgio, a Roma, 0 a 2, al ritorno in campo dopo il fallimento mondiale e, non ci fosse stato Donnarumma in porta, potevano essere quattro o cinque. Senza discussioni, senza nemmeno provare a capire cosa si potrebbe salvare di una prestazione così tremenda. Roba da oratorio.
E poi ci si chiede perché le nuove generazioni non amano più la nazionale, perché il venerdì sera, invece di fare il tifo per il nostro paese, si preferiscono il sushi e il burger smashato di Vittorio Gucci.
Abbiamo passato un’estate intera a parlare di rifondazione, rilancio, giovani. Nuova mentalità, gioco moderno. Via Gravina, Gattuso, Buffon. Poi il cortocircuito con Maldini e Leonardo, fino ad arrivare qui: figuraccia europea al debutto che preoccupa non solo per il risultato ma per la povertà di cose buone viste nei 95 minuti. Nulla di nulla.
Cosa vi aspettavate da questo progetto? Bastava il fotogramma passato durante la partita nei vostri schermi, quando hanno inquadrato i faccioni delle istituzioni del calcio italiano, quelli che dovrebbero accompagnarci nel futuro: Malagò, il ministro Abodi, Buonfiglio, Ranieri. Immagine definitiva di un paese imballato, governato da quattro amici pensionati in vacanza. Roba incredibile.
E poi parliamo di Mancini, che torna al timone della squadra azzurra nonostante sia uno dei tre CT che ha fallito la qualificazioni ai mondiali. E qualcuno potrebbe farmi notare che è lo stesso dell’Europeo vinto nel 2021 e delle 37 partite senza sconfitta, ma allora torniamo indietro agli anni di Pozzo, Vicini, Bearzot, Lippi. Che c’entra? Era un percorso finito, con l’aggravante della decisione di abbandonare la nave in mezzo al mare per i soldi arabi. Soldi che tornano di moda nella vita del Mancio anche nell’inchiesta che sta dimostrando le violazioni finanziarie del Manchester City. Sotto la lente anche gli svariati milioni di euro versati al CT azzurro dallo sceicco Mansour, attraverso un giro di società tra Dubai, Abu Dhabi e Manchester. Tecnica da far invidia a Lavitola.
Se volevi fare la rivoluzione non serviva questa gente qui. Ci volevano facce fresche, volenterose e senza le scorie dei dodici anni di fallimenti. Perché poi in campo si vede l’aridità di idee. A partire dalla formazione.
Come si fa a decidere di giocare con un 4-3-3 con Di Lorenzo esterno, ormai bollito, Mancini centrale che sappiamo tutti performa al meglio in una difesa a tre, Romano faro a centrocampo, bravo ma poco aiutato al debutto e colpevole della palla persa che ha portato in vantaggio il Belgio, Kean esterno d’attacco?
I ragazzi sembravano spaesati, poco compatti e male organizzati. Anche Tonali era fuori posizione e ha mostrato molte difficoltà. Il più positivo è stato Cambiaghi (oltre a super Donnarumma) scelto titolare tra lo scetticismo generale. Il Belgio ha dominato e il risultato poteva essere molto più negativo, questo ci deve essere chiaro. Nemmeno le sostituzioni hanno cambiato la direzione della partita: Maldini, Zoma, Frattesi, Doumbia, Scalvini, sono stati poco più che comparse. Così non andiamo da nessuna parte e sia chiaro, nemmeno le dichiarazioni dopo la sconfitta ci sono piaciute.
Mancini ci vorrebbe far credere che il secondo tempo avremmo potuto pareggiare. Ma quando mai? E poi che ci interessa del risultato in Nations League, torneo che non serve a nulla. Preoccupano la mediocrità di un progetto già morto prima di cominciare e un futuro che non esiste.