La prima volta il Ranch non c’era. Franco Morbidelli era un ragazzino che correva già con le motine e che a Tavullia c’era arrivato insieme al babbo Livio e a mamma Cristina che avevano mollato tutto per inseguire il sogno di quel figlio. Graziano era un vecchio amico di Livio. Franco, invece, di amici lì a Tavullia ne aveva pochi, dopo aver passato tutta la prima infanzia a Roma. Tra quei pochi c’era Luca, il fratello di Vale. E la prima volta tra Vale e Franco fu proprio grazie a Luca e a un gesso su un braccio. Sì, Franco s’era rotto qualcosa correndo con le motine, era a casa di Luca e Vale, sapendo del perché di quel gesso, andò a dirgli due parole mentre giocava con suo fratello. “Ricordo – dirà poi Franco – che non volevo lavarmi nel punto in cui Vale mi aveva toccato. Cioè, Valentino Rossi era venuto a parlare con me del mio braccio rotto, delle corse che sono così e degli infortuni che fanno parte del gioco”. Un grande, probabilmente il più grande, che parla a un bambino che invece è piccolo, ma come se fossero la stessa cosa: due piloti e basta.
Insomma, la vera storia di Franco Morbidelli (che è pazzesca) l’abbiamo già raccontata tempo fa, ma ripercorrere il primo inizio, adesso che Morbidelli e Valentino voltano un’altra pagina, era doveroso. Di inizio, più ufficiale, invece, ce ne fu anche un secondo e, appunto, non c’era ancora il Ranch. Era ancora “la cava” e è lì che per la prima volta Valentino Rossi invitò Franco Morbidelli a allenarsi con lui, con tanto di aneddoto fantastico su un antipioggia improponibile. Sì, Franco Morbidelli è stato l’inizio di un inizio per Valentino Rossi, per la storia dell’Academy e, poi, pure del Team VR46. Legami umani e storie sportive, intrecciato tutto insieme mentre quel bambino col braccio rotto diventava il primo figlio della sabbia del Ranch. Cresciuto lì a panini e sportellate, traversi e grigliate. Mentre la vita andava avanti e bastonava pure forte, senza intaccare mai quel sogno.
Poi tutto è diventato grande. Franco Morbidelli compreso. Con tanto di titolo in Moto2 vinto e poi quello della MotoGP sfiorato nel 2020, mentre Vale meditava la decisione più importante e quella sabbia era diventata la terra di un regno fortissimo. E potentissimo. L’unico in grado di allevare talenti in Italia, tra cui quello, poi rimasto sospeso, di un Nicolò Bulega che sempre da quella sabbia è passato. E a quella sabbia sta per tornare (forse non nell’Academy, ma comunque nell’abbraccio della VR). Che Franco Morbidelli, prima o poi, avrebbe corso nella massima serie con le moto che portano il nome di Valentino era scritto. E è successo. I risultati? Avrebbero potuto essere migliori, ma va bene così. Quello che non era scritto, forse, è che l’avvicendamento sarebbe arrivato proprio con quel Nicolò Bulega che invece era rimasto lì come – forse – l’unica incompiuta di una storia di amicizie e piloti, talenti e rapporti. Ora è successo anche quello. Anzi, per essere precisi, sta per succedere.
E oggi s’è consumato il primo passo di qualcosa che non sarà mai solo “un addio” o solo “un benvenuto”, ma il rinnovarsi di un legame tra storie sportive che si separano pur restando tutte figlie della stessa sabbia. La sabbia del Ranch, simbolicamente. La sabbia che, umanamente e sportivamente, è materia prima di ogni costruito. Che poi è quello che Valentino Rossi e il Team Pertamina Enduro VR46, con parole più da social, hanno espresso in un messaggio scritto proprio per dire “ciao” a Franco Morbidelli, badando a ribadire che alcuni “ciao”, in verità, sono solo dei “grazie”: “Alla fine di questa stagione, il nostro percorso insieme a Morbidelli giungerà al termine. Ci sono stati podi, battaglie e tanti momenti da festeggiare, ma ciò che ci porteremo dietro va ben oltre la pista. Siamo felici di aver potuto condividere questo percorso con te, Franky”. Insomma, quando la sabbia è quella lì, non esisterà mai una fine, ma sono un “oltre la pista”. Misano sarà il posto perfetto per ricordarlo a tutti.