La Ferrari sembra ferma al Canada 2025. Di tempo ne è passato, ma la scena è sempre la stessa: un giovedì, due piloti e la necessità di fare quadrato intorno a Frederic Vasseur dopo le voci che hanno preceduto il weekend di gara. Più di un anno fa si parlava di un futuro in bilico, di una crisi e di una squadra pronta alla rivoluzione. In Malesia sono tornati gli stessi interrogativi.
Al centro c’è sempre la figura del manager francese: la scorsa stagione per un contratto in scadenza che tardava ad essere rinnovato, stavolta per le bombe lanciate da Christian Horner al Times, perfettamente consapevole dei dubbi e delle incertezze legate al team principal dopo le ultime deludenti prestazioni. Infine un’uscita pubblica della Ferrari che poco convince visto che già in passato, sia con Arrivabene che con Binotto, è prima arrivata la difesa e poi l’addio.
Così, una volta arrivati in pista, a Leclerc e Hamilton è toccato rispondere a domande che conoscono bene. Lo hanno fatto entrambi difendendo Vasseur, ma senza fingere che il rumore intorno alla Ferrari non abbia conseguenze.
Per Leclerc, il valore del francese sta prima di tutto nella gestione delle persone. Sa capire di cosa ha bisogno ciascuno e metterlo nelle condizioni di rendere al meglio: “È esattamente ciò in cui devi eccellere quando sei un team principal”, ha spiegato a Sepang come riportato da Automoto.it. Il monegasco parla di un rapporto speciale con lui e lo considera una figura importante non soltanto per il presente, ma anche per i prossimi anni.
E poi, soprattutto, distingue tra ciò che si racconta fuori dal paddock e ciò che vede all’interno della squadra. “Non c’è mai stato alcun dubbio sul sostegno a Vasseur”, dice. “A volte bisogna ribadirlo pubblicamente, ma per lui conta quello che succede nel team. Vorrei, piuttosto, meno voci stupide in giro”.
Di quegli stessi rumors, le persone in squadra vengono a conoscenza e finiscono per parlarne: tutto tempo ed energie che, secondo il pilota, dovrebbero andare al lavoro sulla macchina. “In fabbrica abbiamo assolutamente bisogno che tutti spingano nella stessa direzione”. Poi un’altra difesa: le critiche fanno parte della F1, certo, ma tutto ciò che è stato detto è stata “Una mancanza di rispetto”.
Hamilton difende Vasseur con altrettanta chiarezza, ma porta la discussione su un terreno più ampio. “Fred è un leader fantastico ed è la persona giusta. Tuttavia c’è una struttura che esiste da tempo. Che sia necessario rivederla o meno, non si tratta solo di Fred: ci sono anche persone al di sopra di lui”. Poi aggiunge: “Ci sono dei cambiamenti che farei, ma non ve ne parlerò”.
Non li menziona, ma il senso delle sue parole è chiaro: concentrare ogni giudizio sul team principal significa guardare soltanto a una parte della Ferrari. Un concetto che, poco dopo, sottolinea anche confrontando la posizione di Vasseur con quella di Wolff in Mercedes: “Toto si trova in una situazione diversa rispetto a Fred, le strutture sono molto diverse. Posso dire solo questo”. Non attribuisce responsabilità precise a chi sta sopra Vasseur, ma lascia intendere che il francese non possa decidere tutto da solo.
Il sette volte campione del mondo, però, ci tiene anche a contestare la misura delle ultime reazioni dopo i weekend di gara. A suo avviso, quando un’imperfezione riguarda la Ferrari, il giudizio diventa “Dieci volte peggio” che altrove. È il peso di un marchio leggendario, ma per chi lavora nel box e in fabbrica può essere frustrante.
Da qui, il suo messaggio più duro sulla vicenda Horner: “Nessuno di quelli che scrivono queste cose ha la minima idea di cosa stia parlando. Non sono all’interno del team, non sanno cosa succede a porte chiuse e non conoscono quanto duramente stiano lavorando tutti. Sono solo supposizioni o opinioni”.
Tutto verissimo, ma la costante resta. A Maranello, gli stessi problemi sono ciclici ormai da anni. Che siano legati a un team principal o a un pilota, o alle prestazioni deludenti in pista dalla vettura, a un certo punto dell’anno vengono fuori ed ecco che torna la solita crisi. Da quel momento in poi, solo una catena di reazioni. E in tal senso, le parole di Hamilton non fanno che confermare quanto sia molto più profondo il vero problema.