Prima il volere degli Emirati, poi il meteo poco clemente e adesso anche le tasse italiane per i piloti. Il finale di stagione a Imola sembra sempre più lontano, nonostante la situazione geopolitica in Medio Oriente sia ancora precaria. E mentre altre categorie del motorsport rinunciano a correre nell’area in via precauzionale, la F1 potrebbe fare l’opposto. Non a caso, il promotore del GP di Abu Dhabi continua a pubblicizzare l’evento e a vendere i biglietti come se niente fosse.
A complicare il ritorno in Italia, finora, sembravano soprattutto le incertezze legate al meteo. Correre a dicembre a Imola significherebbe fare i conti con freddo, poca luce e una concreta possibilità di pioggia, con il rischio di non riuscire nemmeno a disputare la gara. Per evitare che il sole tramonti durante le fasi finali del GP, un’eventuale partenza sarebbe stata anticipata alle 13. O almeno, questo è quanto si diceva nel paddock fino allo scorso Gran Premio.
Dalla Malesia, però, Valtteri Bottas ha parlato di un ostacolo meno visibile delle nuvole: le tasse, che metterebbero - a suo dire - un po’ tutti d’accordo. “Non so se avete sentito parlare della questione delle tasse italiane. Nessun pilota vuole davvero correre in Italia per via di quanto accaduto di recente”, ha spiegato il finlandese come riportato da Automoto.it.
Il riferimento è alle contestazioni fiscali emerse negli ultimi mesi. L’Agenzia delle Entrate ha chiesto chiarimenti sui compensi legati alle gare disputate in Italia da piloti e team con sede all’estero, riaprendo una questione che riguarda gli appuntamenti di Monza e Imola, oltre al GP corso al Mugello nel 2020. Per i diretti interessati, quindi, non si tratterebbe soltanto di discutere un eventuale cambio di programma last minute: il tema è anche come verrebbero tassati i redditi maturati durante quel weekend.
È qui che il confronto con Abu Dhabi diventa inevitabile. Negli Emirati il trattamento fiscale è diverso e Bottas lo ha sottolineato con una battuta: “Ad Abu Dhabi non ci sono tasse, però, giusto? Credo che tutti preferirebbero gareggiare in un posto più caldo”. Nonostante un’uscita destinata a far discutere, e che forse scoperchia “problemi” ben più grossi del sole che tramonta presto, il pilota della Cadillac ha chiarito che, se il Circus sceglierà l’Italia, loro correranno (e menomale verrebbe da pensare). Ma ha anche reso evidente che il possibile ritorno al Santerno non incontra grandissimo entusiasmo.
Abu Dhabi, come detto, nel frattempo non ha alcuna intenzione di rinunciare al proprio Gran Premio e il messaggio è che la gara possa svolgersi regolarmente e in sicurezza. È una posizione che, però, da sola non basta a sciogliere le incertezze legate alla situazione in Medio Oriente. E qui l’arduo compito della F1 per una questione che, molto più del meteo, è legata ai soldi. Sia da un lato che dall’altro, nonostante i tanti pareri positivi arrivati dai piloti nelle scorse settimane. Solo facciata?