La Ferrari ha ribadito la propria fiducia in Frederic Vasseur, ma guardando agli ultimi avvicendamenti al vertice forse non basta. Lo ha fatto tramite un incontro con la stampa italiana, mettendo in chiaro come tutti i rumors scoppiati dopo le dichiarazioni di Christian Horner al Times, “La Ferrari è un sogno”, o ancora, “È l’unica squadra in cui lavorerei senza avere quote azionarie”, non hanno alcun significato. In pratica, sarebbero soltanto bombe sparate dall’ex boss di Red Bull come aveva sottolineato a caldo proprio Vasseur a Baku, liquidando la questione con un “Cerca lavoro ovunque” nonostante l’evidente fastidio.
La questione non si è placata e così i vertici di Maranello hanno deciso di intervenire. “Ci sono state parecchie speculazioni intorno alla Scuderia e alla sua leadership”, è stato spiegato durante un incontro come riportato da Motorsport.com. “Molti si saranno chiesti perché non abbiamo risposto prima: semplicemente perché speravamo che queste cose finissero. La posizione della Ferrari è chiara e non è cambiata. Ferrari ha fatto delle scelte e la fiducia in Fred Vasseur e nel suo team c’era e continua ad esserci”.
Una situazione inevitabile vista la portata e il momento in cui le dichiarazioni dell’inglese sono arrivate, con una squadra a secco di risultati. Ce lo si aspettava, anche perché qualsiasi questione a Maranello è amplificata: “Ferrari genera da sempre un interesse straordinario ed è anche un segno della forza di quello che rappresenta a livello mondiale. Siamo orgogliosi di questo, ma non vogliamo alimentare speculazioni o ipotesi che arrivano dall’esterno”.
Un intervento diventato quindi obbligatorio: “Tutto questo rumore non aiuta. È anche nostro dovere cercare di permettere alla squadra di concentrarsi su quello che deve fare primariamente, cioè cercare di ottenere risultati in pista”. Soprattutto in un momento in cui quegli stessi risultati faticano ad arrivare, addirittura senza podi da ben cinque GP nonostante le grandi ambizioni che avevano caratterizzato la prima metà di questo Mondiale.
La fiducia non cambia, ma il problema è che a Maranello questo copione lo abbiamo già visto più di una volta. Il primo esempio è legato alla gestione di Maurizio Arrivabene, iniziata nel 2015. Dopo stagioni altalenanti, l’8 settembre 2018 fu lo stesso John Elkann, appena diventato presidente, a scendere in campo per difenderlo, parlando di pieno sostegno al team principal, ai piloti e a tutto il gruppo. 121 giorni dopo, il 7 gennaio 2019, ecco il comunicato che chiude definitivamente la questione: “Di comune accordo” e per “Esigenze personali” le strade tra team principal e squadra si dividono ufficialmente. Al suo posto arriva Mattia Binotto, già direttore tecnico e da anni a Maranello.
Con lui è andata, se possibile, anche peggio. Il 10 settembre 2022 sempre Elkann, questa volta dalle pagine della Gazzetta dello Sport, certificò che puntare su di lui era stata la scelta giusta. Passano poco più di due mesi e il 15 novembre le voci sul suo addio si fanno insistenti. La Ferrari reagisce con un comunicato anonimo su Twitter, senza firma, che parla di “speculazioni prive di fondamento”. Bastano appena 14 giorni perché quelle stesse speculazioni diventino realtà: il 29 novembre 2022 Maranello annuncia le dimissioni di Binotto, che lascia il ruolo il 31 dicembre. Da lì parte l’era Vasseur.
Il filo che lega questi episodi non è la fiducia dichiarata, ma la rapidità con cui è stata smentita dai fatti. Prima le rassicurazioni ufficiali, poi il silenzio forzato, infine l’addio nel giro di poche settimane. Questo non significa che Vasseur farà la stessa fine, ma i precedenti raccontano che a Maranello certe dichiarazioni di fiducia hanno spesso avuto la durata di una tregua, non di una garanzia.