Secondo, a otto decimi, su una pista in cui ha sempre trovato il modo di fare la differenza. Al di là del risultato, ossigeno dopo un filotto di qualifiche negative, a Charles Leclerc rimane solo una certezza: con questa SF-26, molto spesso, quelle doti che fino a pochi mesi fa gli avevano permesso di incantare mezza F1 non servono più a niente.
Non perché abbia dimenticato come metterle in pratica, ma perché le caratteristiche della vettura finiscono per vanificarle, rendendo tutto più complicato specie al sabato, o al venerdì se si corre a Baku, quando l’unica cosa che conta è sfiorare il limite per cercare il miglior tempo possibile. È successo ancora una volta e, appena arrivato nel paddock, è la prima cosa che racconta ai media in circuito, con estrema onestà.
“In linea generale, la prevedibilità della macchina questo fine settimana è stata davvero difficile”, risponde a chi gli chiede del feeling con una Ferrari sembrata piuttosto ballerina. “Di solito uno dei miei punti di forza qui è l’essere estremamente preciso e rischiare tantissimo con la distanza dai muretti. Questo weekend semplicemente non riesco a farlo perché la vettura non reagisce come voglio, è imprevedibile. Ho avuto questa sensazione anche in qualifica: è migliorata, certo, ma ho dovuto tenermi un margine superiore rispetto a quello che tengo di solito da queste parti”.
La seconda posizione, almeno a caldo, serve a poco. Conta più il distacco pesantissimo incassato da una Mercedes e un Russell inavvicinabili, il riferimento in ogni millimetro di pista: “Quando vedo il distacco da George, è davvero significativo”, continua il monegasco con grande lucidità. “La macchina si guidava meglio rispetto al resto del weekend, ma abbiamo faticato parecchio e nelle prove non eravamo affatto competitivi”.
Una condizione che, per fortuna della Scuderia, ha caratterizzato anche l’avvio di fine settimana degli avversari, su tutti la McLaren: “Penso che noi e loro fossimo sulla stessa barca: alcuni giri erano buoni, ma senza mai trovare continuità. In qualifica abbiamo fatto un lavoro migliore, ma è tutto relativo: otto decimi e mezzo sono un’enormità”.
È un gap su cui pesano non soltanto i cavalli in meno lato power unit, ma l’intero pacchetto. Per capire perché, basta osservare i dati telemetrici della sessione: la W17 vola, in rettilineo e nelle curve, mentre Ferrari fatica praticamente in tutti i settori del circuito. Certo, i quattro decimi incassati solo sul lungo rettilineo dei box non sono il massimo, ma c’è un’altra metà di distacco che comunque pesa come un macigno. E Leclerc, in tal senso, conferma senza mezzi termini: “Ci sono tantissime cose che dobbiamo analizzare e cercare di migliorare, soprattutto perché normalmente il nostro punto debole è la velocità in rettilineo, mentre oggi George ha fatto la differenza persino nel secondo settore”.
L’unica speranza per il monegasco è legata ai cinquantuno giri del GP, come spesso si è visto in questa stagione. “Noi daremo il massimo, se poi basterà lo dirà solo il tempo. Sappiamo però che la nostra è una buona vettura da gara, spesso migliore sul passo che in qualifica. Spero davvero che sia così anche questo fine settimana”. Sognare una vittoria a Baku quest’anno sembra impossibile, ma il podio non è un obiettivo irrealistico.
Servirà essere perfetti e non sprecare nulla come più volte è stato fatto negli scorsi GP, con delle statistiche ormai da spavento: un podio Ferrari manca da quattro gare, da quello artigliato da Charles a Spa. Troppo per una squadra che, in alcuni frangenti di questo campionato, ha persino sognato un’impresa a fine anno.