Alla tenera età di 45 anni, Fernando Alonso ha confermato che correrà in F1 per almeno un’altra stagione insieme ad Aston Martin. L’ha fatto con un video in perfetto stile Hollywoodiano e dal setting da serie TV Netflix: una sola sedia in mezzo a una camera buia e con un “La F1 è stata buona con me” pronunciato guardando in camera un attimo dopo il ciak del regista. Sembra persino emozionato, con gli occhi lucidi: “Ci ho messo un po’ a prendere una decisione, ma adesso ho tutto molto chiaro. Mi ritirerò”. Poi la svolta: “Ma non è ancora il momento”.
Il tempo che si è preso è dovuto tutto alle difficoltà di Aston Martin e Honda, da inizio 2026 ormai costretto a lottare con la propria vettura prima che con gli avversari quando ce n’è l’occasione. Eppure, lui sostiene che nulla è cambiato addirittura rispetto a quando ha iniziato a correre. Ce l’ha ricordato a Monza, quando l’abbiamo incontrato nell’hospitality del team per una media session, ma ci ha tenuto a farlo anche nell’annuncio fatto da Aston Martin: “Sono molto felice di firmare un nuovo contratto. Mi sono preso il tempo necessario per prendere questa decisione, ma le corse sono la mia vita, la mia passione e so di avere ancora la velocità e la determinazione per competere al massimo livello”.
Nonostante la situazione attuale, disastrosa, lui si dice fiducioso: “Sono impegnato a lungo termine con questa squadra e nel contribuire ai nostri successi. Credo davvero in ciò che stiamo costruendo: abbiamo una leadership solida, persone straordinarie, partner e strutture di altissimo livello. Non vedo l’ora di creare nuovi ricordi davanti ai tifosi più appassionati. La loro energia genera un’atmosfera che mi ispira ed è ciò che rende speciale il nostro sport”.
Diciamocelo: almeno queste sono le classiche dichiarazioni da comunicato stampa, le stesse che ha ribadito - quando ne aveva voglia - ogni qual volta gli è stato chiesto un parere sul momento complicatissimo vissuto dal team. Una domanda, però, sorge spontanea: com’è possibile che, a 45 anni suonati, Fernandone riesca ancora a fare la differenza in F1? Perché sì, a guardarlo da fuori, ogni volta che ne ha l’opportunità sembra farla.
Merito di una forma fisica smagliante, ma anche di monoposto che richiedono molto meno sforzo atletico che in passato, al contrario di quello cognitivo. Un aspetto che, per un pilota estremamente lucido e intelligente come Alonso, non può che essere un vantaggio.
“C’è qualcuno che usa il 100% delle proprie capacità cerebrali e fisiche per guidare l’auto e forse Max Verstappen ne usa il 10% perché è su un altro livello, quindi dipende”, aveva detto a Zandvoort in risposta a un giornalista che gli aveva chiesto se e quanto la sua età potesse influire su una decisione che, in quelle settimane, non era ancora stata presa.
Una conferma, poi, ce l’ha data anche Lewis Hamilton a Baku. Parlando della decisione di accorciare la durata delle gare a partire dal 2027, esclusivamente per ragioni tecniche, il sette volte campione del Mondo aveva tuonato: “Non ne conosco le ragioni, ma penso che dovrebbero essere più lunghe dato che dal punto di vista fisico sono più facili che mai. Il nostro dovrebbe essere lo sport più esigente al mondo dal punto di vista fisico e mentale. A Singapore fa incredibilmente caldo ed è un tracciato probante, la Malesia sarà pazzesca quest’anno: è proprio lì che si vedono gli atleti al limite delle loro prestazioni, costretti a spingere il proprio corpo oltre ogni limite. Questo è lo sport: alzare l’asticella e superare i limiti. Per questo non ha alcun senso per me”.
Parole chiarissime. Ad oggi, almeno le gare non sono più quelle di una volta, senza nulla togliere alla preparazione impeccabile di ciascun pilota, maniacale. E forse, più che per le eventuali possibilità di sviluppo in più che verranno concesse ad Aston Martin, cruciali per recuperare un distacco impressionante rispetto agli altri, lo spagnolo dovrebbe fare una statua a chi ha concepito questo regolamento. Sembra proprio che gli abbia allungato la carriera in F1.