Ci mancava un altro scandalo per seminare ulteriori dubbi sul percorso appena partito di Roberto Mancini come ct della Nazionale. L’inchiesta sul Manchester City che ha sconvolto la Premier League rischia di avere delle conseguenze anche sul calcio italiano: “Abbiamo mandato via Andrea Pirlo per meno, Mancini non è indagato ma si pone un tema di opportunità”. Ce lo dice Federico Ruffo, giornalista e conduttore di Mi Manda Rai Tre, che ben conosce le dinamiche economiche alla base del football. Un’eventuale caduta del ct significherebbe probabilmente la fine dell'era Malagò: “Nessuno avrebbe la forza di rialzarsi”. Ma lo scandalo City impone delle riflessioni sul financial fair play, sistema fallito, e le regole con cui la finanza del calcio opera. “Come è possibile che né Fifa né Uefa si siano accorte di niente? E sempre guardando in casa nostra, alla guerra per la Lazio e all’inchiesta per aggiotaggio ai danni di Claudio Lotito, la questione è anche politica.
Che impressione hai avuto quando hai letto la notizia sul Manchester City?
Non è tanto la sentenza in sé a sorprendere, ma il tempo che necessario per arrivarci. La prima anomalia che saltò all'occhio nella nuova gestione del City era lo sponsor legato a triplo filo alla proprietà: era chiaro che potevano pompare attraverso sponsorizzazioni tutti i soldi che volevano nel bilancio della società, cosa che infatti risulta dalle indagini. Poi figuravano una serie di investimenti che non collimavano sempre con il valore di mercato reale.
Della situazione relativa a Mancini?
Rischia di diventare un tema di riflessione anche per la Nazionale, perché se venisse fuori che ha incassato, diciamo non in maniera così trasparente, metà stipendio allora la situazione diventerebbe seria. Abbiamo mandato via Pirlo per molto meno.
Sarebbe la fine della gestione Malagò.
Non si rialzerebbe nessuno a quel punto. Fino a prova contraria Mancini non è indagato, questo va detto chiaramente. Resta una situazione strana: metà stipendio gli arrivava attraverso il contratto, l'altra metà come consulenza per quattro giorni l'anno da una società di Abu Dhabi. La cifra era superiore a quella che prendeva per allenare il City, per quattro giorni di lavoro. È vero che non è in corso un’indagine nei suoi confronti, però c'è un problema di opportunità. Se venisse fuori, e ad ora questo dice la sentenza, che Mancini ha preso metà stipendio con un contratto fasullo, eticamente una riflessione andrebbe fatta.
Resta una sentenza inglese, non emessa dalle istituzioni calcistiche internazionali.
Il procedimento rilancia l'immagine della serietà della lega. La Premier League viene gestita come un ente a parte rispetto a tutti gli altri campionati minori. Per uno strano paradosso, ad esempio, la Premier non potrebbe far retrocedere d'ufficio il Manchester City. Possono però infliggergli una penalizzazione tale da mandarli sicuramente a fine stagione nella serie minore.
Una decisione del genere, per un club così importante, è plausibile?
C'è da discutere anche la permanenza del Manchester City nella lega. La domanda è: il prodotto Premier League vale la stessa cifra senza il City?
Veniamo da un’estate in cui i valori dei giocatori in Inghilterra sono esplosi.
È dimostrato il fallimento della linea del fair play finanziario: in questo momento penalizza tantissimo le nostre squadre, che devono rientrare in determinati parametri. In Inghilterra, dove hanno un campionato più ricco, si possono permettere cifre folli.
Anche lì: manca un parametro?
Finché la cessione o l'acquisto di un giocatore rimangono un affare fra privati, relativo a valutazioni di prestazioni future, non c’è limite. Se per me vale quei soldi, e io ho la disponibilità, posso spendere. È capitalismo allo stato puro. Forse dobbiamo cominciare a immaginare un sistema di calciomercato più genuino, con dei sistemi di salary cap, come negli sport americani più ricchi. Ma il valore delle prestazioni future di un calciatore resta indeterminabile oggettivamente.
È anche per questo che sono state possibili le plusvalenze fittizie.
Certo, perché nessuno può mettere in dubbio il valore presunto di un calciatore. Gli unici casi in cui qualcuno è stato condannato sono stati quelli in cui ci sono intercettazioni o tracce di passaggi irregolari.
Solo se ammetto al telefono che sto aumentando artificialmente il valore posso essere condannato.
Altrimenti è un reato indimostrabile. Per questo la Juventus è stata sanzionata ed altre squadre no. L'unica maniera, io lo dico da sempre, è stabilire un tetto salariale e di costo del cartellino, che fra l'altro sarebbe molto più democratico, perché permetterebbe anche a una squadra che non ha i miliardi di Paperone di comprare un grande giocatore.
In Inghilterra, per quanto riguarda le sponsorizzazioni, hanno cambiato le regole dopo che il Pif aveva acquistato il Newcastle, proprio perché pompavano cifre non coerenti con il valore tecnico effettivo della squadra.
L'immagine è legata anche ai risultati. Nel momento in cui continui a iniettare soldi, palesemente senza i risultati che ti restituiscono il valore di quella sponsorizzazione, è chiaro che qualcosa non torna. Ci hanno messo veramente una vita, però tutto sommato questa sentenza è un grande risultato.
Potrebbe essere l'inizio di una regolamentazione più stringente, per esempio, sulla convivenza tra sponsor e proprietà di squadre calcistiche riconducibili alla stessa entità?
In linea teorica già oggi dovrebbe esserci questa incompatibilità. Una riflessione sulle regole europee e della Fifa andrà fatta. Dal punto di vista finanziario le cose non stanno funzionando.
Il fair play finanziario era nato esattamente per impedire ai fondi statunitensi, arabi, qatarioti di entrare in questo modo nel calcio.
A quanto pare la Uefa la Fifa non si erano accorte di nulla. E i rapporti della proprietà del Manchester City con i vertici di entrambe non sono un mistero. Gli inglesi a un certo punto hanno saggiamente deciso di buttare un occhio dentro alla scatola.
Non è neanche un'inchiesta nata internamente: è servito un leak.
L'aver mentito al board, la disonestà, per gli inglesi è molto più grave dei dati finanziari. È qui che il City si gioca probabilmente il futuro: sull'accusa di aver barato con il board della Premier League.
La Fifa dovrà in qualche modo rendere conto dell’accaduto. Che presidente è stato finora Infantino?
Ha fatto fare soldi a tutti. Nei confronti delle proprietà mediorientali ha avuto un occhio di riguardo in più occasioni. Lo dimostra un mondiale assolutamente osceno in Qatar, a cui è seguito un mondiale ancora più osceno tra Stati Uniti, Messico e Canada, dove ha ampiamente dimostrato di subire prepotentemente il fascino del potere. Non mi sembra un presidente che dà all'etica un valore così fondamentale. Non mi aspetto grandi rivoluzioni.
Verrà riconfermato alla guida della Fifa?
In quelle elezioni non conta tanto l'importanza delle federazioni che ti votano, ma il numero. E lui ha saputo nel tempo dispensare benevolenza a una serie di federazioni piuttosto deboli dal punto di vista calcistico, ma che comunque numericamente contano. Va detto che per la prima volta in tanti anni c’è stata una bella levata di scudi nei confronti della sua politica. Ceferin mi sembra un avversario complicato da gestire, non lo vorrei mai contro.
Un candidato dovrebbe fare della trasparenza sulla gestione finanziaria il cardine della campagna elettorale.
Si gioca tutto su questo e sul fatto che non puoi svendere il calcio. Io ripongo grandi speranze nell'azione che potrebbe portare Ceferin. Chi al calcio vuole bene in questo momento Infantino non lo vuole vedere neanche in cartolina.
Ora come ora non c’è nulla in merito, ma il Psg ricalca la stessa forma del City, no?
Tra l'altro anche in questo caso il club è vicinissimo a Infantino. Le due squadre che hanno dominato a livello mondiale negli ultimi anni hanno tutte vissuto le stesse dinamiche. Ma è così: per adesso non c'è niente di concreto.
Reputi impossibile che la Fifa prenda in mano il dossier?
Lo avrebbero già fatto. L'unica cosa che potrebbero fare è attendere l'esito di questa controversia, studiarla e capire se ci sono elementi per aprire un altro filone di indagine. Detta in maniera brutale, quello che la Premier League contesta al City è una sorta di contraffazione dei bilanci, che è già un reato di una discreta gravità anche per Fifa e Uefa. In un mondo normale mi sarei aspettato che qualcuno dicesse: mandateci una copia delle carte. Anche perché chi ha investigato in Premier, questo va puntualizzato, è un organo indipendente, proprio per non essere passibile di accuse di parzialità. Siamo così certi che all'interno della Uefa e della Fifa non ci siano interessi tali da pilotare un'inchiesta del genere? Che Infantino non avrebbe nessun peso?
La Lazio è una di quelle società molto attente al bilancio.
Ci sono due club che hanno dimostrato nel tempo una certa lucidità: la Lazio e il Napoli. Poi non mi sfugge che sul Napoli, su De Laurentiis in particolare, c'è ancora aperta l'inchiesta sul caso Osimhen, che è molto spiacevole. Lotito comunque riesce sempre a tenere a galla questa squadra. E gli si possono rimproverare una certa assenza di empatia, modi poco galanti, scarsa attenzione ai tifosi, ma si può dire che il suo metodo non funzioni? Non credo. Non vincerà la Champions League, ma è un modo virtuoso di fare calcio. Lotito acquista la Lazio con un debito con l'erario che a quel punto non è più rateizzabile. Lotito avrebbe dovuto immediatamente versare una discreta quantità di milioni, che erano il debito lasciato da Cragnotti, altrimenti la Lazio sarebbe stata retrocessa nelle serie minori. La pressione degli ultras, dei tifosi della Lazio, della città di Roma diventò tale che Berlusconi stesso dovette intervenire. Il premier dovette mediare con l'Agenzia delle Entrate per renderlo rateizzabile. Da lì in poi Lotito ha fatto una politica assolutamente centrata.
E quest'ultima inchiesta? Arriva tra l'altro a pochi mesi dall'assoluzione degli Irriducibili.
Fra quello che accade e quello che si può dimostrare a volte c'è una certa distanza. Che gli Irriducibili avessero tentato una certa pressione nei confronti di Lotito non è in discussione. Quello di cui si è discusso è il disegno criminale penalmente riscontrabile. Lotito non gode di particolari simpatie a Roma. Le eventuali iniziative prese da un gruppo di imprenditori, manager, dirigenti per protestare contro la gestione Lotito, soprattutto rispetto alla spaccatura con i tifosi, hanno un che di penalmente rilevante? Vediamo. Ma questo clima ha anche un risvolto politico. Lotito è un senatore di un partito della maggioranza, fatto non trascurabile.
Ci fu uno striscione per il “no” al referendum solo per andare contro il presidente della Lazio.
Non a caso la gran parte dei manager e degli imprenditori chiamati in causa in questa inchiesta sono riferibili a un'area di centrodestra. È evidente che è anche una questione politica, una probabile paura di alcuni ambienti del centrodestra romano che l'operato di Lotito possa portare via un serbatoio di voti.