Il calcio ha da puzzare: di sudore, di aglio, di erba calpestata e di popolo, per tornare a essere un battito primordiale. Ed è così che un italiano si è preso la Turchia. Un nomen omen: Vincenzo Italiano, nuovo idolo adorato a Istanbul, come l’altro Vincenzo, ct della nazionale turca. In un intreccio di destini e passioni, stasera proprio l’Italia, ormai valeriana azzurra, si gioca il suo futuro contro la squadra di Montella.
Turchia, un pianeta a parte, dove il pallone smette di essere un esercizio di tattica, per tornare a essere anima, cuore e budella.
E questo sentimento Vincenzo Italiano ha saputo coglierlo al volo, ricambiando in gioia ed entusiasmo tra i tifosi delle Aquile nere del Beşiktaş.
Vera e propria estasi collettiva e feeling immediato tra un mister arrivato trafelato, suggellato da queste sue parole: “Se dipendesse da me, abbraccerei tutti e 42mila i tifosi uno per uno. È una sensazione meravigliosa sentire il mio nome chiamato con così tanto amore, sono cose che non puoi comprare”.
Proprio col Beşiktaş la leadership di Italiano è diventata realtà. L'uomo venuto da Karlsruhe, plasmato dalla gavetta in provincia: da Arzignano a Trapani, fino alla consacrazione in Serie A alla guida dello Spezia, le finali sfiorate con la Fiorentina e la parentesi al Bologna, sempre e comunque snobbato nei salotti della nostra élite calcistica. E così lui ha accettato la sfida, calandosi completamente nel vortice di una tifoseria appassionata ed esigente.
Vincenzo Italiano ha colto il pathos e la catarsi, immergendosi appieno in un catino infernale, un antro patriarcale in cui il valore si correla al testosterone emanato dalla squadra. Italiano ha saputo ricambiare quella folla arrapata sul campo, l’implacabile specchio dell’anima di ogni allenatore, dove ha dato vita a un calcio dai ritmi folli, dall’aggressività feroce: una furia offensiva che sta facendo impazzire la Süper Lig, campionato ai confini della realtà i cui bilanci sono un optional e le passioni sono questioni di vita o di morte.
Un calcio che qui da noi veniva guardato con sufficienza e che sta producendo quell’entusiasmo che qui manca da almeno due decenni.
Ma la vera apoteosi di Vincenzo Italiano ha trovato il suo palcoscenico naturale nell'Europa League, debuttando in casa contro il Marsiglia con un perentorio 4-1. Una notte che ha assunto i tratti di un'epopea tamarra e godereccia, consumata a decibel sudatissimi, tra il calore viscerale della curva e il suo ispirato direttore d’orchestra. Dalle gradinate si è alzato un boato fragoroso, un coro unanime di “Italiano, Italiano!” cullato dalle note di Toto Cutugno, archetipo che ancora ci rappresenta nel mondo.
E lui, con i muscoli tesi, la vena della giugulare in evidenza e l'adrenalina a mille, ha risposto alla chiamata incitando la folla: l'emblema dell'italiano vero perfettamente fuso con la follia collettiva turca. Si compie così il più affascinante degli ossimori per un professionista troppo spesso confinato ai margini: un uomo che, per sentirsi finalmente compreso e celebrato, ha dovuto spingersi oltre i confini dell’Impero e che ora finalmente sta godendo.