Ricomincia il calcio vero. Finite le noiosissime amichevoli estive, si torna a fare sul serio. Sia in campo che fuori. Perché la politica e il calcio sono sempre stati mondi sovrapposti. La scritta “Boycott Israel” è apparsa sulle pareti della New Balance Arena di Bergamo, dove l’Atalanta ospita l’Hapoel Tel Aviv per l'andata dei play off decisivi per la Conference League, fase preliminare. La presa di posizione è stata rivendicata dall’equipaggio di terra di Bergamo della Global Sumud Flotilla, “Un gesto di luce contro il genocidio a Gaza”. La scritta è stata esposta perché, spiegano ancora i militanti della Flotilla, “si può assistere a una partita di calcio, non ad un genocidio. Il boicottaggio di Israele non è più un’opzione politica tra le altre: è una necessità umanitaria, un dovere morale verso il popolo palestinese, che sta pagando con la vita il silenzio e la complicità internazionale”. La movimentazione ha coinvolto altre realtà attive per la mobilitazione contro il genocidio, come Rete per la Palestina Bergamo e il sindacato Usb Bergamo. Intanto, in città è aumentato il livello di allerta.
Bergamo si prepara alla partita con una cintura di sicurezza attorno allo stadio, tra strade chiuse, divieti e controlli. Il provvedimento più visibile riguarda la viabilità: dalle 17 chiudono viale Giulio Cesare e un tratto di via Lazzaretto. L’obiettivo è evitare il contatto tra tifoserie e garantire vie d’uscita libere dalle auto. Attorno allo stadio scatta anche il divieto di sosta con rimozione forzata. Sul fronte sicurezza sono previsti 350 agenti, secondo cifre non ufficiali riportate dal Corriere della Sera. Da altre città arriveranno rinforzi autorizzati dal ministero dell’Interno, insieme a un elicottero e sistemi anti-drone. Il cielo sopra lo stadio è già chiuso: un Notam dell’Enac vieta il sorvolo a qualsiasi velivolo, droni compresi. Il divieto è partito nel pomeriggio del 19 agosto e resterà fino a quando lo stadio sarà completamente vuoto. La polizia ha passato al setaccio anche il cantiere del canale sotterraneo, mettendo in sicurezza materiali utilizzabili come armi e riposizionando i blocchi di cemento. E per tutta la giornata resta in vigore l’ordinanza sugli alcolici: vendita per asporto e somministrazione vietate dalle 9 del 20 agosto alle 6 del 21.
Il calcio risente, come ogni disciplina sportiva, di ciò che accade nel mondo. Sugli spalti degli stadi sono sempre comparsi messaggi politici. I tifosi dell’Hapoel Tel Aviv, la terza squadra più vincente del calcio israeliano (e la seconda con il maggior numero di supporter arabi), hanno sempre reso evidente da che parte stanno: "Con i lavoratori di tutto il mondo". Questo almeno è ciò che si evince dai simboli esposti, tra cui Che Guevara ed altre bandiere rosse e riconducibili al movimento operaio. Lo stesso nome della squadra, “Hapoel”, significa “lavoratore”. Di certo, l’opposizione è forte rispetto alle posizioni del Maccabi Tel Aviv, squadra notoriamente seguita da una tifoseria (i Maccabi Fanatics) schierata a destra, ultranazionalista, anti-araba e islamofoba. Tanto che, a ottobre 2025, gli affezionati dei due club sono arrivati allo scontro (oltre 40 persone tra agenti e spettatori rimasero feriti). Se al tempo della Seconda Intifada, con l’esercito di Israele che attaccava la Cisgiordania occupata illegalmente, gli ultras dell’Hapoel Tel Aviv avevano mandato dei messaggi di pace, nulla è stato detto in merito al genocidio a Gaza e alle operazioni militari nella Striscia dopo il 7 ottobre.