Ci sono sconfitte che fanno male soprattutto a chi le vive in campo. E poi ci sono quelle che, da fuori, si attraversano con un dolore diverso: quello di un padre che guarda il proprio figlio inseguire un sogno e sa quanto abbia dato per raggiungerlo. A raccontare Lautaro Martínez dopo la finale persa dall’Argentina è Mario Martínez, suo padre. Gli abbiamo chiesto di suo figlio, della finale con la Spagna vissuta dalla panchina e di tutto il resto. Nel rispondere, Mario Martínez ha raccontato suo figlio andando ben oltre le parole. "Il dolore per questa sconfitta sicuramente durerà a lungo, però la vita continua”, dice subito. “Adesso lui ha gli impegni con la sua squadra, quindi è necessario voltare pagina e prepararsi per quello che viene. Ovviamente è stato doloroso perché il risultato non è stato quello che gli argentini e i giocatori si aspettavano, ma sono stati sconfitti da una grande rivale. Questo è il calcio, a volte possono capitare molte circostanze: non si vince sempre per meriti ma si vince con i gol. L’Argentina è arrivata in finale vincendo tutte le partite, per un momento si sono superati. Il plus è stato avere i risultati a favore. In finale i ragazzi sono arrivati un po' stanchi emotivamente e fisicamente e questo si è riflesso in campo".
Altra finale persa dopo le due di Champions. Come si alza dopo un colpo così duro? La sensazione è quella che da questo dolore iniziale che lo colpisce molto, Lautaro trova sempre una forza incredibile per tornare più forte. È successo dopo Istanbul e dopo Monaco…
“Come lui ha sempre detto, dopo essere diventato padre, i suoi figli hanno portato diversi cambiamenti nella sua vita e questo ha fatto sì che capisse che la vita non finisce lì, che il calcio non finisce qua. Sono momenti dolorosi, ma ti portano a imparare. È un insegnamento, a volte anche la sconfitta ti fa apprendere, si apprende e questo fa che non si commettano più gli stessi errori che gli sono costato queste finali. Ma come ho detto, questo è il calcio, e come la vita, continua. Non bisogna abbattersi per un risultato e bisogna sempre pensare a ciò che verrà dopo, cercare di migliorare perché in un certo momento le cose buone arriveranno, come sono arrivate dopo altre circostanze così”.
Che valore ha il suo gol contro l’Inghilterra?
“La verità è che come ogni argentino, come ogni abitante del Paese, credo che il Mondiale dell'Argentina fosse quella partita. Perché c’erano molti sentimenti in merito al rivale, sulle cose che erano accadute in passato con l'Inghilterra. Era speciale, si è vissuto in maniera speciale e il fatto di aver vinto questa partita e che Lauti abbia fatto gol è stata una doppia soddisfazione per la mia famiglia, ma anche come argentino e come tifoso. Il momento che si è vissuto è indescrivibile, la città era piena di gente, e anche un luogo iconico della città come il teatro si è riempito e la gente ha festeggiato come se avessimo vinto il Mondiale”.
Non solo la famiglia Martínez ha pianto molto.
“La verità è che mi ha colto di sorpresa, tanto a me quanto alla madre. Sono cose che gli ricordo e sottolineo sempre, a volte gli dico l’orgoglio che provo per lui non solo come giocatore, ma anche come figlio, perché ricordarsi in quel momento di quelle cose, per un giocatore che esce dal campo con le vibrazioni a mille e pensa a dire queste parole… ogni volta che vedo il video mi emoziono e sono cose che ricorderò per tutta la vita”.
Scaloni ha detto molte belle parole su Lautaro. Ha detto che è un leader e per un capitano come lui, di un'equipe così importante come l'Inter, non è facile partire dalla panchina. È così?
"Lui è un professionista e sappiamo che nel calcio, e soprattutto in una Nazionale, ci sono 26 giocatori e tutti hanno la stessa possibilità, dal numero 1 al 26. Ovviamente chi gioca avrà sempre una faccia migliore di chi non gioca, ma anche in questo bisogna essere molto professionale ed essere pronto a giocare i minuti che ti tocca giocare, che sia uno, che siano dieci o trenta. Per essere al meglio possibile e con la testa fresca per il momento in cui ti tocca dare il tuo massimo.
Meritava di giocare la finale?
"Ovviamente. Però c'erano due squadre che arrivavano a una finale molto importante. Una doveva vincere, l'altra perdere. In questo caso meriti a loro, però anche un secondo posto è molto importante perché non capita a tutti di arrivare fino a quel livello".
Credi che il risultato avrebbe potuto essere diverso con Lautaro in campo?
"Non so, non posso dirlo perché non prevedo il futuro. Ovviamente che come padre mi sarebbe piaciuto che scendesse in campo, ma i risultati a volte non li puoi garantire la presenza in campo di una persona o meno”.
Cosa gli hai detto dopo quella finale?
"Quando stavamo andando all'aeroporto ho parlato con lui e gli ho detto che ero orgoglioso di lui. Che continui a migliorare giorno dopo giorno quello che fa, che continui a fare quello che dimostra dentro e fuori dal campo. Gli ho detto che la vita continua e ora ricarichi le batterie, si goda le vacanze con la famiglia, i figli, perché quando finiscono le vacanze, inizia un'altra stagione in cui deve continuare a competere in uno dei campionati più importanti del mondo e in una delle squadre d’elite e di cui è anche capitano".
L'ultimo argentino che aveva segnato con l’Inghilterra fu Javier Zanetti nel 1998 e l'anno dopo diventò capitano dell'Inter. Quest’anno la storia si è ripetuta e ancora una volta e l'ultimo argentino che ha segnato contro l’Inghilterra è stato Lautaro, capitano dell'Inter. Per un interista significa una cosa sola...
“Speriamo che continui così. Che continui a divertirsi, a sfruttare la vita, i figli, e il calcio. La carriera è corta e bisogna viverela a pieno. Spero che sia un buon anno all’Inter".