Ci voleva. Come il pane a tavola, come l’assolo di chitarra di Slash in November rain. Ci voleva come la camicia di flanella aperta sopra la maglietta bianca per sentirsi un po’ rock. Ci voleva Franco Mastantuono. Il gioiello del Real Madrid è arrivato in Italia da vero rocker di fine anni ‘90, nel marasma di un calcio che è alla ricerca di idoli a cui aggrapparsi e direi anche di se stesso.
Capello alla Blackstreet Boys, t-shirt che potrebbe essere stata comprata a qualsiasi mercatino dell’usato, e, soprattutto, una normalità che, nello sport dei super atleti, super pagati, super fighi, ci è sembrata eccezionale. Fuori di testa. Da idolo assoluto.
Il talento argentino ha riacceso i sentimenti del calcio del popolo, quello che non si gioca sulle scrivanie dei procuratori, ma tra la gente. Come ci insegnava il D10S di tutti gli argentini (e napoletani) e maggior generatore di passione di sempre, Diego Armando Maradona. “La pelota no se mancha” diceva el Pelusa per spiegarci che l’essenza del calcio è al di sopra di tutto, anche degli umani e dei loro scandali.
E la sua magia ha travolto Forte dei Marmi, sulla spiaggia, il giorno di Ferragosto in un classico pomeriggio tra cocomero, sangria e gavettoni, fino a quando un ragazzo di 19 anni non ha iniziato a palleggiare sulla battigia. La classe era troppa, lo stile da barrio, il tocco del campione. Due parole, tra stupore assoluto ed entusiasmo, hanno iniziato a risuonare tra lettini e ombrelloni: Franco Mastantuono. Si confondeva tra le altre persone, ma non è scampato all’occhio sveglio di un bambino che ha iniziato a dire a tutti che l’asso del futbol del Real Madrid, appena presto in prestito dalla Fiorentina, era in mezzo a loro.
Visibilio ed eccitazione al massimo con “El Diez” che ha mantenuto la calma del campione e ha iniziato a giocare con gli altri presenti sula spiaggia. Un tiro al volo e una punizione a filo d’acqua. Autentiche perle mentre gli occhi strabuzzavano e la voce si diffondeva su tutta la riviera. Quindici / venti minuti di spettacolo assoluto, tra giocate con il pallone, foto e saluti calorosi con i nuovi tifosi viola. Nella massima normalità, quella parola così sconosciuta nel cosiddetto calcio moderno.
“Eravamo a festeggiare il Ferragosto in spiaggia, così dal nulla abbiamo visto arrivare Franco Mastantuono - racconta a MOW Francesco Graziani, papà dei bambini che hanno giocato con il calciatore argentino -. Era con due amici, ma appena ha notato il pallone si è catapultato con gli altri ragazzini: palleggi, colpi da maestro di ogni tipo, uno spettacolo. Si è dimostrato una persona eccezionale: ha salutato tutti, dato cinque, si è concesso a foto, condiviso sorrisi. Tutto molto tranquillo. Noi eravamo sorpresi e felici di quello che abbiamo vissuto, siamo contenti che sia capitato a noi e sicuramente non ce lo dimenticheremo mai. Queste storie riavvicinano la gente al calcio”. Viva Mastantuono.