La strada per i Bagni Mercurio di Marina Romea attraversa il fiume Lamone, colonizzato dai fenicotteri rosa che passano le loro giornate a mangiare gamberetti e a farsi fotografare dai turisti, gente come Franco Morbidelli che lì davanti ci ha parcheggiato il van per passarci la notte. Davanti allo stabilimento c’è qualche vecchia roulotte adibita a residenza estiva, poca gente, in generale un posto chic da cui, in qualche modo, gli anni novanta non se ne sono mai andati del tutto. Scendo da quella che è diventata la mia casa mobile per la settimana, un Panama Van caricato per il Sachsenring, che mi sembra di stare nella California dei primi Red Hot. Sarà che la Romea è lì a due passi, sarà che ai Bagni Mercurio ci vengono i piloti del motomondiale in cerca di una quiete che altrove per loro non esiste più. Sarà che Gianni Rolando, ex pilota classe 1953, Principe di San Bernardino, da anni passa qui le sue giornate per scaldare le ossa offese dalla malattia e godersi l’aria del mare. Abbronzatissimo, un Panama in testa e gli stessi Cartier Vendome di Gordon Gekko, con la montatura in oro come lo stemma di famiglia che porta all’anulare della mano destra. Gianni ci tiene a dire di essere nato il 24 maggio, data in cui nel 1915 l’Italia entrò in guerra contro l’impero austro-ungarico. Vai a fargli un’intervista e capisci che uno così dovrebbero studiarlo nelle scuole, o quantomeno farci una tesi di laurea in medicina: se pensi a qualcosa pericoloso, divertente e tendenzialmente illegale il tipo l’ha fatta più volte, anche se ci tiene a specificare (“a differenza di tanti miei colleghi”) di non aver mai pagato una donna.
Quando arriviamo sta seduto a un tavolino di fronte al mare e ci accoglie con un gran sorriso: “Avete trovato il passaggio a livello chiuso?”. C’è un gran frinire di cicale mentre Gianni sentenzia di avere l’uccello più grosso della spiaggia. Rolando nei suoi anni nel motomondiale e in quelli che sono seguiti nel paddock non ha raccolto una grossa collezione di trofei, però ne ha una mastodontica di storie: roba di corse, di vita, di donne, di arresti, di idee.
Alcune vengono da quegli anni Settanta di cui ricorda poco o nulla, altre sembrano buone per Manuel Fantoni, il mito raccontato da Carlo Verdone in Borotalco. Curiosamente le più inverosimili sono anche le più vere. Come la volta in cui si intestò un’isoletta emersa nello stretto di Bab el-Mandeb, un microstato monarchico di cui è principe a tutti gli effetti, al punto da suscitare l’interesse di Milena Gabanelli e del suo Dataroom. Lo stesso vale per le frequentazioni con Barry Sheene, le visite al castello di George Harrison, le notti con Loredana Berté, le origini nobili della famiglia in cui tutti oggi hanno un nome che comincia con la G. E poi c’è il cancro. Gianni Rolando dice di aver smesso di piangerlo da un paio d’anni. È anzi riuscito, senza retorica, a definirlo una benedizione.
16 agosto 2026
[VIDEO] Fregare il cancro come Gianni Rolando: la MotoGP degli anni 70, un’isola di proprietà, le donne e tutto quello che conta
Gianni Rolando mescola stemmi nobiliari e tatuaggi, cargo militari e lenti Cartier, realtà e sogni. È un monumento vivente alle corse degli anni Settanta. Lo incontriamo ai Bagni Mercurio di Marina Romea, dove passa le sue giornate a scaldare le ossa e a godersi il mare. È stato uomo Marlboro, uomo Dainese, uomo della Berté. Oggi si definisce un sopravvissuto
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