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10 luglio 2026

[VIDEO] Di Giannantonio a MOW: “In VR46 rompono gli schemi. Se non punto al mondiale i miei mi insultano, il team mi caccia”. E poi la dritta di Rossi, Fogarty che lo voleva al posto di Acosta e tutto il resto

  • di Cosimo Curatola Cosimo Curatola

10 luglio 2026

Fabio Di Giannantonio è l’unico pilota di un team indipendente davvero in lotta per il mondiale MotoGP 2026. Abbiamo cercato di capire come, a partire dagli anni in VR46 con cui “Siamo sempre stati rivali, all’inizio ci davamo del lei”. Fabio ci parla di mentalità (“Hanno tutti due braccia, due gambe e una testa”), delle dritte di Valentino Rossi (“Guida di tecnica, io guidavo di forza”) e dell’approccio alle corse: “Se dicessi che non voglio vincere il mondiale non sarei qui, mamma e papà mi insulterebbero e il team mi caccerebbe”

Fabio Di Giannantonio arriva al Sachsenring con 16 punti da recuperare dalla testa del campionato. È convinto, focalizzato, velocissimo. Lo abbiamo intervistato prima della Germania e dopo il WDW 2026, dove ha salutato la casa di Borgo Panigale prima di ufficializzare il suo passaggio in KTM nel 2027, tema su cui Carl Fogarty ha espresso tutto il suo disappunto: “Ducati avrebbe dovuto prendere lui invece di Pedro Acosta”, gli ha scritto.

Partiamo da quella volta in cui ha trovato il suo casco, rubato anni prima, nelle foto su Instagram di un ragazzo di Roma, l’ha recuperato e in cambio ha regalato un altro casco. Poi l’addio alla VR46, squadra con cui sta riuscendo a tirare fuori tutto il suo potenziale: “Io e la VR46 non ci siamo mai incrociati nel nostro percorso, perché alla fine l’Academy è sempre stata una sorta di mia rivale”, racconta. “Di conseguenza, a partire dal campionato italiano e continuando con la Moto3, io ero un loro rivale a tutti gli effetti ed è sempre stato così, anche perché avevamo la stessa età. Poi sono diventato parte di questo team e all’inizio chiaramente ci davamo un po’ del lei, poi ci siamo trovati in maniera super naturale. Sono persone incredibili, non ho mai nascosto il fatto che questa è la miglior situazione in cui mi sono mai trovato. Potrei fare un’intervista di un’ora su di loro”.

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Un post condiviso da Pertamina Enduro VR46 Racing Team (@vr46racingteam)

Sui consigli di Valentino invece, Di Giannantonio spiega molto bene come l’approccio alle corse del capo stia facendo la differenza nel suo modo di guidare: “La cosa più importante che ho imparato da lui l’ho colta, non me l’ha detta direttamente. Ho capito che lui ha sempre guidato da tecnica pura. Io invece sono sempre portato a guidare più di forza, a colmare delle cose mie con la forza. Per questo mi sono sempre allenato tanto. Invece lui è un pilota incredibile - non serva che lo dico io, sarebbe estremamente riduttivo - ma guida tantissimo con la tecnica. Questo cambia moltissimo il mio modo di guidare. È un modo particolare di fare, lui rende facile, quasi scontato, un gesto difficile. E mi sta aiutando tantissimo”.

Diggia poi spiega che dà sempre precedenza ai bambini fuori dal box da quando Troy Bayliss l’ha fatto sedere sulla sua moto, racconta le piccole cose che fa stampare sulla tuta (“Prima due lupi, ora la frase che ha tatuato anche la mia ragazza sul polso”) e fa una riflessione su quella che, per lui, è la paura in moto. A questo punto gli chiediamo del suo modo di vedere gli avversari, che hanno “Due braccia, due gambe, una testa”. La cosa, dice: “Mi aiuta anche a progredire in momenti in cui mi sento meno degli altri. E magari sono riuscito anche a battere dei grandi perché ho avuto questo modo di fare. Alla fine bisogna portare rispetto per tutti ma non avere paura di nessuno. Quando siamo in pista… pure io so’ forte. Vogliamo tutti la stessa cosa”.

Tra un mare di piloti che dicono di non pensare al mondiale perché è presto, perché gli altri vanno forte e perché le piste girano in tondo, Di Giannantonio ha sempre parlato chiaro: “Mi sveglio tutte le mattine pensando al titolo”. E quando gli chiediamo il perché, la risposta è chiarissima: “Non voglio nascondermi, se dicessi che non voglio vincere il mondiale mamma e papà a casa mi insulterebbero e il team mi caccerebbe, ma io non sarei qui. Se faccio a fuoco quel famoso (di cui parla durante l’intervista, ndr) curvone sotto l’acqua di quarta piena, a Portimao, è perché voglio vincere il mondiale”.

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