A quanto pare KTM ha appena impedito ad Aprilia e Ducati di rovinare uno dei tratti distintivi e magici della MotoGP, le due moto per pilota. Da mesi infatti si parla della possibilità, con i nuovi regolamenti 2027, di concedere una moto soltanto per ogni pilota per una questione di riduzione dei costi, anche se di fatto le squadre avrebbero dovuto tenere un muletto nel camion dei ricambi (un po’ come succede in Formula 1) nelle situazioni più estreme, come per esempio quando con una caduta si piega il telaio.
A raccontare questa vicenda è Emilio Perez de Rozas, giornalista spagnolo per El Periodico, una vita nelle corse con il suo gilet Alpinestars, basso di statura e alto con la voce. Un collega con cui è bello passare del tempo, scherzare e scambiarsi qualche piccola notizia. Questa però è tutt’altro che piccola ed è certamente una notizia.
Secondo Perez, la proposta è stata avanzata in primo luogo da Aprilia e subito avallata da Ducati, mentre gli altri costruttori si sono presi del tempo per riflettere. La convenzione in casi come questo, quindi con una forte componente tecnica, vuole che il regolamento venga rivisto dall’organizzatore nel caso in cui tutti i costruttori si trovino d’accordo, cosa che però non è mai successa.
La posizione dei costruttori italiani avrebbe cominciato a incrinarsi quando diverse squadre, a partire dal Team LCR di Lucio Cecchinello, presidente IRTA, hanno dimostrato che ci sarebbero ben altri modi per abbattere i costi del campionato senza però avere un impatto così negativo sullo spettacolo. Una moto sola, lo ricordiamo, avrebbe portato i piloti a un approccio molto più conservativo per tutto il weekend di gara, a nuove sanzioni in caso di cadute, al dover ripensare le gare flag-to-flag (rendendole come quelle in Superbike, col cambio gomma ai box) e, soprattutto, a uno sviluppo molto più lento durante la stagione. È qui, secondo il nostro collega spagnolo, che si sarebbe giocata la partita: “Si è diffusa l’idea che la vera ragione per cui Aprilia e Ducati stavano puntando a un sistema a moto unica fosse per mantenere un vantaggio competitivo. Dopo i primi test con la nuova moto da 850cc – con meno aerodinamica e meno aiuti alla guida, destinata a debuttare nel 2027 – le due case italiane si erano rese conto di avere moto più veloci di qualche decimo al giro rispetto alle rivali e che con una moto soltanto il recupero sarebbe stato ben più lungo”. Emilio Perez scrive anche che: “Aprilia e Ducati hanno dovuto cedere e accettare due moto per pilota mentre Honda e Yamaha hanno continuato a interessarsene poco, dimostrando che, in questo momento, sono molto indietro rispetto a tutto ciò che sta accadendo sia sul piano tecnico che in quello politico in MotoGP”.
Che sia davvero andata così - e che Aprilia e Ducati ne avrebbero effettivamente tratto vantaggio - non ci è dato saperlo e non è poi così importante, anche se queste sono le corse e non ci sarebbe da stupirsi se le cose fossero andate esattamente così. Quello che conta è che si continuino a vedere due moto per pilota, rendendo questo sport estremo e velocissimo anche sul piano tecnico. Per i meccanici che avrebbero perso il posto, ma pure per il ballo con due dame a con cui ogni pilota della MotoGP è chiamato a confrontarsi.