Chi si aspettava la rivoluzione rimarrà deluso. La “nuovelle vague” del calcio italiano sa di tutto meno che di rottura delle vecchie regole del potere. Siamo in Italia, in mezzo a ultraconservatori, pigri e personaggi poco coraggiosi. Più inclini al rimescolamento dei ruoli che al cambiamento.
E così l’approdo tanto atteso di Giovanni Malagò, reduce da ottimi risultati nel suo percorso a capo del Coni, alla guida della FIGC, ci mostra una fotografia da Prima Repubblica: cravatte ben allacciate, linguaggio del corpo da chi frequenta spesso Forte dei Marmi sognando di tornare ai tempi di Sapore di Mare e quel dannato sorriso alla Commendator Zampetti. Altro che innovazione, siamo dentro un film di Dino Risi di fine anni ’80'.
Passato il brusìo della breve (ma intensa) relazione amorosa con Maldini e Leonardo, si è tornati prima di tutto a decidere chi dovesse sedere sulle poltrone della Federazione. Quella è sembrata l’emergenza. Del progetto e di cosa si farà per rilanciare il calcio italiano, ormai in affanno quasi irreversibile dopo le tre mancate qualificazioni ai mondiali, semmai ce lo spiegheranno dopo. Importante, a quanto pare, era sistemare tutto tra amici.
Ed è curioso osservare come le partite di calcetto del Circolo Canottieri Aniene di qualche anno fa, non fossero solamente sgambate per passare delle ore insieme o la scusa per tornare più tardi a casa, ma era lì dentro che ridisegnava il mondo del pallone italiano. Pazzesco.
Sembrava quasi un caso, o comunque un semplice attestato di stima del Presidente verso un allenatore che aveva almeno portato a casa, dopo tempi bui, un titolo europeo, la forzatura per rimettere Roberto Mancini sulla panchina della Nazionale Italiana. L’amico del calcetto Malagò aveva deciso così, dopo i tentativi flop con Guardiola e l’assurdo affaire Pirlo, e fin da subito se n’era assunte tutte le responsabilità anche di fronte a chi mugugnava per quello strappo del Mancio con gli azzurri e la scelta di prendere i soldi in Arabia Saudita.
Oggi però ci pare un metodo, quando verifichiamo la notizia dell’approdo in Federazione dell’avvocato Luca Bergamini, attualmente consigliere d’amministrazione del Bologna, ma soprattutto ex portiere di Fustal e leggenda del calcio a 5 italiano. Dopo aver ricoperto diversi ruoli dirigenziali, tra i quali componente della commissione UEFA di Beach Soccer e, appunto, del Fusta, è pronto per assumere una carica in FIGC come capo dello staff, ruolo che non esisteva prima di Malagò. Una sorta di capo di Gabinetto al fianco del Presidente e amico (anche lui) del Circolo Canottieri Aniene.
L’altro nome tra i fedelissimi è quello di Alessandro Catapano, che sarà il portavoce del massimo dirigente della Federazione. Giornalista ed ex redattore della Gazzetta dello Sport, ha lavorato anche all’Aria che Tira a La7 e al Messaggero, dove seguiva da responsabile le pagine sportive. Nel mondo federale ha fatto parte del team media relations della Federazione Italiana Tennis e del Padel.
Non è dato sapersi se, per caso, avesse giocato qualche partita di calcetto.