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19 agosto 2026

La vittoria del Palio di Siena, gli animalisti che insorgono e lui che non ricorda niente: la tremenda caduta di Tittìa al Palio dell’Assunta spiegata bene

  • di Filippo Barbagallo Filippo Barbagallo

19 agosto 2026

Tittìa stravince il Palio dell’Assunta 2026 con indosso i colori del Nicchio, sublimando nel suo quarto cappotto in carriera la propria manifesta superiorità. Nel momento più bello – quello dell’esultanza – viene, però, rovinosamente intralciato da un disattento contradaiolo in festa, che, così, innesca una tragica sarabanda di urti e cadute, con gravi conseguenze anche per il fantino italo-tedesco, portato via in barella
La vittoria del Palio di Siena, gli animalisti che insorgono e lui che non ricorda niente: la tremenda caduta di Tittìa al Palio dell’Assunta spiegata bene

Nel mondo dell’ippica, l’atto del volo è spesso associato ad un uomo preciso: Lanfranco Dettori, per tutti Frankie. Al termine di ogni prova vinta, l’ormai ex - fantino italiano era solito esultare saltando a terra direttamente dalle staffe del cavallo. Atto pulito, semplice ed iconico, che nel tempo è stato via via imitato da molti suoi colleghi.

Nel Palio di Siena questo non è possibile, data l’assenza di sella e staffe imposta dalla cosiddetta monta “a pelo”, che è invece simbiotica, naturale, istintiva. Non dev’essere di quest’avviso, però, un contradaiolo del Nicchio che, ieri sera, pochi metri dopo il “bandierino” – il traguardo della “carriera” senese – si è gettato, spinto dall’esuberanza della vittoria, arrivata dopo un digiuno lungo 28 anni, di fronte agli zoccoli di un Anda e Bola trionfante in piena fase di decelerazione.

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Giovanni Atzeni – detto Tittìa – , in groppa al bel baio vincitore, non ha avuto a disposizione alcun tempo di reazione, non riuscendo neppure a deviare un po’ la traiettoria del suo cavallo, destinato a travolgere in pieno l’inaspettato birillo. Ne è derivato un forte urto, a seguito del quale lo spregiudicato contradaiolo ha riportato molteplici traumi, tra cui cranico e toracico, mentre si è assistito ad un violento balzo in avanti di Anda e Bola e Giovanni Atzeni, di fatto catapultati.

Proprio il malcapitato fantino, che del suo tandem ha avuto la peggio, ha riportato, dopo una caduta di testa, un trauma cranico, diffuse microfratture e varie contusioni. Anda e Bola, invece, ne è uscito del tutto illeso, quasi a voler zittire sul nascere le polemiche degli animalisti incalliti.

Tittìa, cosciente, è stato presto soccorso, in barella, dagli operatori sanitari presenti sul posto, che, con l’ausilio dell’ambulanza, hanno trasportato l’italo-tedesco in ospedale, dove resterà in osservazione ancora per 24 ore. Parrebbe che, stando ad alcune voci di questa mattina, Atzeni non ricordi affatto la gara corsa ieri.

Sono state, tuttavia, anche altre le persone coinvolte nell’urto: la capriola della coppia del Nicchio, infatti, ha colpito e steso almeno un altro esultante. In più, due signori che si erano presto accostati a Tittìa per verificarne le condizioni sono state abbattute da altri cavalli, che, come Anda e Bola, giunti in piena fase di decelerazione, non hanno potuto evitare gli ostacoli.

Queste ultime tre persone, stando ai video visti, fortunatamente, non sembrerebbero aver riportato gravi conseguenze, essendosi rialzati in fretta.

Ad ogni modo, in un’epoca in cui la sicurezza prevarica su tutto il resto, verrebbe spontaneo domandarsi come questo sia stato possibile, come possa essere stato permesso agli spettatori di invadere la pista in fasi così delicate della prova.

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La vittoria del Nicchio al Palio dell'Assunta.

La risposta si trova nella tradizione. E’, quella di occupare il tufo anzitempo, una consuetudine radicata nella storia del Palio, dove, già da un giro prima dell’arrivo, quando i contradaioli intravedono possibile la vittoria, si gettano di corsa in pista e, se possibile, raggiungono il bandierino.

L’abitudine, se si vuole folcloristica o, almeno, caratteristica, è quella di intercettare il fantino per primi, esultare con lui e strattonarlo, fino ad afferrarne la giubba che in quei momenti tanto somiglia alla sacra sindone. Ancora più ambito, poi, mettersi in spalla il vincitore e condurlo al Duomo, dove, al termine di una passeggiata epica, si riceveranno tutti gli onori del caso.

Si è sempre fatto così a Siena e, da quando lo si documenta, il Palio è questo: rude, viscerale, estatico.

Questa volta, però, l’incidente è stato grosso, duro, rumoroso, con la sola nota lieta di un Anda e Bola intonso, che, se non altro, acquieta quella folta sciagura dei rompipalle del web.

Seguiranno, per questi motivi, attente valutazioni – che certamente terranno conto della sacra tradizione - in sede comunale e nelle riunioni dei capitani, perché una festa come il Palio non merita questo tipo di epiloghi.

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