Sono le 12 in punto, l’hospitality della Red Bull a Zandvoort è piena di persone. Sono talmente tante da far sembrare minuscolo uno spazio in realtà gigante, tutte in attesa di Max Verstappen che, qualche ora prima, ha annunciato il rinnovo di contratto con la scuderia di Milton Keynes fino al 2030. L’incontro con la stampa inizierà una ventina di minuti più tardi, insieme al team principal Laurent Mekies, ma intorno a noi ci sono già un centinaio di persone. Quando l’olandese arriva, la prima cosa a colpirci è il suo nuovo look. Niente barba, ringiovanito oltre che ufficialmente “rinnovato”.
Fa lo slalom tra le persone, poi dispensa qualche sorriso - anche un po’ forzato - fino a sedersi al fianco del francese. Qualche minuto più tardi, dopo le classiche frasi di rito, prende la parola: “Essere parte di questo team già da così tanto tempo significa, per me, far parte di una seconda famiglia”. Gli anni in questione sono dieci, vale a dire quindici al termine del nuovo contratto.
“Abbiamo vinto tantissimo e abbiamo già vissuto insieme così tanti momenti incredibili. Con l’arrivo di Laurent [Mekies] lo scorso anno, il rapporto è stato davvero ottimo, molto aperto e trasparente fin dall’inizio. Per questo anche la mia decisione è stata legata esattamente a questo: al futuro e ad alcune scelte strategiche interne alla squadra. Per me è assolutamente la cosa giusta continuare qui”, continua Max.
“L’ho sempre detto, lo dissi anche quando Dietrich Mateschitz era ancora in vita: il mio obiettivo è chiudere la carriera in questo team. Penso che ci stiamo avvicinando a questo traguardo; ci sono ancora molti anni davanti, ma l’obiettivo resta quello. Sono molto orgoglioso di rinnovare e di provare a tornare al vertice: abbiamo assaporato a lungo cosa significhi stare davanti e siamo affamati di tornarci”.
Fiducia rinnovata, ormai quasi a vita. La scelta, però, è stata tutt’altro che scontata: “Devo dire che dopo le prime gare dissi a Laurent: ‘Non venire da me con alcun tipo di domanda sul futuro, perché non so nemmeno se voglio restare’. Siamo sempre stati molto aperti. Io amo correre e ho avuto ottimi confronti sia con la F1 sia con la FIA: stiamo lavorando lentamente verso qualcosa che diventi sempre migliore. Da parte mia mi sono adattato, ho accettato la situazione in cui ci troviamo tutti e cerco solo di trarne il massimo. Con la durata di questo contratto si lascia anche la porta aperta per valutare la situazione qualora dovessero rientrare i V8”.
Max parla di compromessi, cruciali per la sua permanenza in F1. “Sono disposto ad accettare che al momento le cose non siano fantastiche, ma amo ancora correre: è pur sempre una vettura di F1. Alcune piste sono migliori di altre, ma sappiamo per certo che possiamo migliorare in alcune aree, quindi con gli anni la situazione migliorerà un po’. Prima di tutto bisogna sentirsi bene dove ci si trova. Non ha importanza avere la macchina più veloce quest’anno: se non ti trovi bene, non durerà a lungo”. Ancora una volta, però, il fattore umano ha pesato e non poco: “Io mi sento benissimo in questo team, devo credere nelle persone per tornare al vertice e il tempo dirà la sua. L’obiettivo è quello: voglio ancora vincere gare, ho fame di vittorie”.
Poi, da non sottovalutare è anche la libertà ormai totale che l’olandese gode a Milton Keynes. Lo dimostra la recente partecipazione alla 24 Ore del Nurburgring, solo la prima di tante. O almeno, questo è ciò che spera: “La Red Bull mi permette di fare cose anche al di fuori della F1: è un grande vantaggio, un pacchetto completo di cui sono estremamente grato. Sui dettagli del contratto in sé, invece, non voglio parlare”. Più tardi, in conferenza stampa, aggiunge che per l’anno prossimo sta già valutando diverse gare, su tutte - ancora una volta - le “più grandi 24 ore”.
Infine, c’è qualche collega che gli chiede dei possibili contatti con altre scuderie, su tutte la McLaren. Lui annuisce, poi rivela senza mezzi termini: “Credo di essere stato più vicino al ritiro che a cercare un’altra squadra. Ora va tutto bene. Penso che sarebbe una bellissima storia se fosse possibile rimanere qui a vita; essere preso dalla Red Bull e chiudere la propria carriera all’interno di un unico team. Non sento il bisogno di cambiare tanto per cambiare, né di provare a farlo con un altro colore. Il mio colore preferito è il blu, quindi aiuta. Ma sì, se succedesse sarebbe una storia fantastica”.