Come una rockstar, o un fuoriclasse. Da diciannovesimo a primo, in meno di 53 giri: Kimi Antonelli conquista la sua prima vittoria a Monza, a casa sua, con una gara semplicemente strepitosa. Per come l’ha costruito, è un successo che lascia tutti senza parole: prima infila ogni avversario evitando di trovarsi imbottigliato nel traffico, poi gestisce alla perfezione la gomma media nonostante un ritmo indiavolato e quasi trenta giri incollato agli scarichi delle altre vetture. Mai nessuno, qui a Monza, aveva fatto una cosa del genere nella storia della F1. Lui ci è riuscito ad appena vent’anni, infiammando l’Italia intera.
Non era mai stata semplice la storia tra Kimi e il circuito di casa. Due anni fa, proprio a Monza, aveva fatto il suo debutto su una monoposto di F1 in un weekend ufficiale, salendo a bordo della Mercedes nelle FP1. Andò male: dopo pochi minuti si ritrovò a muro, colpa di un ingresso alla Parabolica troppo aggressivo, con la vettura schizzata nelle barriere. Poi l’anno scorso, da esordiente in F1, un’altra sbavatura al via aveva vanificato un weekend in cui aveva comunque mostrato un buon passo. Stavolta, invece, di errori - tolto quel lungo sul finale di GP che ci ha fatto saltare in aria in sala stampa - non ne ha commessi.
Soprattutto, l’ha fatto partendo dal fondo della griglia, sacrificando sulla carta il weekend per sostituire la power unit della sua W17, scelta pesante ma studiata insieme alla Mercedes in vista del finale di mondiale. Ed è vero che già al venerdì aveva mostrato un passo gara straordinario, ma nessuno immaginava una rimonta di questa portata. Lui però ha martellato per l’intero weekend, forse credendoci più di ogni altra singola persona qui a Monza.
Dopo una partenza furiosa, con un sorpasso dopo l’altro, in poco più di due giri guadagna già sette posizioni. Alla ripartenza dopo la bandiera rossa per l’incidente di Leclerc, invece, in appena altri tre giri è sesto, in mezzo al gruppo di testa. È lì che capisce di avere davanti a sé una possibilità concreta, come racconta nel dopo gara: “Sapevo che avrei avuto la mia chance. È incredibile”.
Nei giri successivi, uno dopo l’altro infila le McLaren, il poleman Pierre Gasly e Lewis Hamilton. Da lì nasce il duello con Max Verstappen e George Russell, fatto di sorpassi e controsorpassi legati alla gestione dell’energia elettrica.
Per diversi giri è così che si consuma la lotta tra i due Mercedes, finché il team non chiede loro di non scambiarsi più le posizioni per allungare su Verstappen. Poi arriva la Virtual Safety Car per un problema all’Aston di Stroll e la strategia diventa decisiva: Russell resta fuori, Kimi rientra ai box. La caccia riparte da lì, al 27esimo giro, chiudendosi a pochi giri dal termine con l’ultimo, decisivo sorpasso su Russell, alla fine secondo e umiliato.
Quando taglia il traguardo urla via radio e fa festa, nessuno riesce a fermarlo. È la sua settima vittoria, una di quelle impossibili da dimenticare e, infatti, lui stesso la mette davanti persino alla prima, arrivata in Cina: “È stata più emozionante perché, partendo da dietro, nel Gran Premio di casa, anche dopo tutti i momenti difficili che ho avuto qua, vincere è stato speciale”. Un successo talmente folle che ci vorrà del tempo per metabolizzarlo: “Il podio di Monza è il più bello della stagione e, vedere così tanto supporto, così tante persone, appassionati sul rettilineo, è stato incredibile”.
È talmente euforico che, tornato ai box dopo le celebrazioni sul podio, dove ha pianto e ha più volte sollevato la coppa davanti ai tifosi, sale sul muretto della Mercedes e si butta tra la folla come una vera rockstar, senza maglietta e con il tricolore sulle spalle. Fa la storia godendosi ogni istante, per l’ennesima volta.
Per capire perché, basta guardare a un paio di numeri. Diventa il secondo pilota di sempre a trionfare dalla 19ª casella o peggio, dopo John Watson a Long Beach nel 1983, partito 22°. È il primo italiano a vincere a Monza dopo 60 anni, da Ludovico Scarfiotti nel 1966, e il primo a salire sul podio di casa dopo 21 anni, da Giancarlo Fisichella con la Renault. Poi diventa il più giovane vincitore di sempre sul tracciato brianzolo, a 20 anni e 12 giorni, superando Sebastian Vettel. E con questa, fanno sette vittorie in 37 GP, contro le sette di Russell in 165.
Da Ascari nel 1952, fermo a sei successi, mai nessun italiano aveva vinto così tante gare in un anno. Con sole due parole, che spettacolo.