Monza, 6 settembre 2020. In un autodromo svuotato del suo pubblico a causa del Covid, Pierre Gasly coglieva la sua prima vittoria in F1. Lo faceva guidando l’AlphaTauri, l’ex Toro Rosso di Faenza, a sorpresa davanti a Carlos Sainz e Lance Stroll dopo aver approfittato di una penalità inflitta a Lewis Hamilton, rientrato ai box quando la pitlane era momentaneamente chiusa. Il francese sale sul gradino più alto del podio un anno dopo la retrocessione da Red Bull a Toro Rosso, mai vicino a Max Verstappen e con un piede fuori dalla F1.
Una batosta umiliante per un pilota, a cui però aveva risposto a Interlagos sul finale di quella stessa stagione prendendosi il suo primo podio nel Circus, secondo. Quel secondo posto - al photo finish su Hamilton - l’aveva festeggiato urlando via radio, senza nemmeno prendere fiato per quasi mezzo giro. Di quel successo, invece, impressa nella memoria del Circus è la sua foto seduto sul gradino più altro del podio, emozionato e con la coppa del vincitore al suo fianco.
Una di quelle favole sportive impossibili da dimenticare, la stessa che ha ripetuto quasi sei anni dopo con un giro da paura. Quando taglia il traguardo, il suo nome si sposta sopra a tutti gli altri sul monitor dei tempi, mentre la sala stampa di Monza inizia ad applaudire per circa una decina di secondi. Piazza la sua Alpine in pole beffando George Russell per soli sessanta millesimi, il favorito per questa qualifica, mentre via radio comincia a urlare senza sosta.
Festeggia per tutto il giro, poi salta sui suoi ragazzi una volta parcheggiata la monoposto in parco chiuso. Si prende il cinque di tutti, tra avversari e addetti ai lavori, mentre quando arriva nella sala per le conferenze stampa sembra incredulo. Non appena ci viene concessa l’opportunità, gli chiediamo qual è stato il primo pensiero una volta visto il P1 sul suo dashboard. Lui ci guarda sorridendo, si prende qualche attimo e poi ci risponde.
“Era da un po’ che non mi trovavo lì davanti, anzi non ho mai fatto una pole position. È stato difficilissimo: lavoriamo duro per darci una possibilità, ma in nove anni l’occasione più vicina l’avevo avuta in Qatar, senza mai poter lottare davvero per la prima posizione. Oggi è stata la prima volta che ne ho avuta la reale opportunità ed è una sensazione bellissima. Tagliato il traguardo è stato come l’altra volta, con un margine risicato (in Brasile, ndr.): ho aperto la radio e ho provato una grandissima emozione, sono felice per la squadra”.
È una pole inaspettata per tutti, lui compreso, come conferma poco dopo rispondendo alla domanda di un collega: “Rispetto ai nostri concorrenti abbiamo fatto un salto più grande dalle FP3 alle qualifiche e, fin dalla Q1, siamo rimasti un po’ sorpresi di vederci lassù”.
Da lì in poi, quel sogno si è concretizzato una sessione dopo l’altra: “Il nostro obiettivo era la Q3, poi però c’è stata la P1 in Q1 e la P4 in Q2. Non volevo farmi prendere troppo dall’emozione, ma nel mio primo tentativo in Q3, vedendomi di nuovo lì, ho capito che potevo farcela. Come ho detto, era la prima volta che avevo una reale occasione e ho cercato di dare tutto quello che avevo. Tra l’Ascari e la Parabolica è andata bene e alla fine ho realizzato uno dei migliori giri mai fatti nella mia carriera. Non me lo sarei mai aspettato, sono davvero felicissimo”.
Sulla gara, invece, ha le idee chiare nonostante poi ammetta che fino a domani sarà lunga: “Il mio piano è rimanere in prima posizione il più a lungo possibile; per quanto tempo, non ne ho idea. Servirà fare una partenza pulita, non commettere errori e dare il massimo. La notte mi servirà per prepararmi al meglio”. A prescindere da come andrà, questa è una di quelle storie che ti fanno innamorare di questa F1.