Per il mio amico Michael, c’è ancora una gara da vincere. È questa la frese che Sebastian Vettel ha impressa sul suo cappellino bianco con cui è arrivato nel paddock Monza, in borghese. Lo fermano tutti per un saluto, per un autografo, lui risponde con la solita gentilezza offrendo un po’ del suo tempo a chiunque lo incontri sulla strada che va dai tornelli d’ingresso all’hospitality della Ferrari. Il tedesco è qui perché, prima del GP, scenderà in pista con la Ferrari F2002 con cui il suo amico Michael vinse il suo quinto mondiale, eguagliando Juan Manuel Fangio.
Qualche giro per omaggiarlo e ricordare a tutti ciò che è stato, davanti al pubblico che per anni ha lasciato a bocca aperta. Prima di indossare la tuta bianca, con lo stesso messaggio sulla schiena e le sette stelle che contraddistinguevano Schumi nei suoi anni nel Circus, però, incontra la stampa raccontando le sue emozioni. Dà la sensazione di essere emozionato e, soprattutto, di pesare ogni singola parola che pronuncia davanti a noi giornalisti.
Il ricordo di Michael
Qual è il significato speciale e più profondo di questa giornata?
“Penso innanzitutto che riguardi il mio amico e il ricordo di lui. Sarà molto emozionante. È stato il mio eroe d'infanzia e in seguito abbiamo avuto un legame profondo di amicizia. Siamo diventati molto vicini e abbiamo condiviso tantissimi bei ricordi. Tutti noi vorremmo vedere lui alla guida, me compreso. Non vedo l'ora di salire in macchina perché credo che sarà un momento in cui sentiremo Michael e ciò che ancora rappresenta. Quindi c'è molto più di qualche giro. Inoltre è la sua macchina, la vettura campione del mondo del 2002. È una Ferrari, a Monza, davanti ai tifosi. C’è davvero molto”.
Cosa diresti a Michael se avessi l’opportunità di parlargli?
“Guidi tu. Questa è la tua macchina. Sarebbe probabilmente la prima cosa che gli direi oggi. Mi manca molto nei momenti in cui penso che potrebbe davvero aiutarmi. Ma questo è un aspetto piccolo, perché la perdita e il dolore dopo il suo incidente, per lui e per la sua famiglia, sono molto più grandi di quanto io o altre persone possiamo provare per la sua assenza”.
Qual è la sua vera eredità, secondo te?
“Penso che oggi la sentirete. È così semplice. Le persone tengono profondamente a lui e a ciò che ha realizzato, anche se aveva il suo modo di esprimersi. Non era sempre un modo popolare. A volte era proprio il contrario e alcuni di voi giornalisti erano presenti nei momenti in cui non era particolarmente apprezzato. Ma credo che oggi sentirete la sua eredità. È qualcosa di potente ed è bello farne parte”.
Come ti senti oggi?
“Sono molto felice e mi sento onorato. È un enorme privilegio. Quando mi è stato chiesto di farlo non ho avuto dubbi nemmeno per un secondo. Ci sono molti elementi che si uniscono, come ho cercato di spiegare, ma in fondo amo davvero questo sport. So che non corro più, ma sarò sempre un pilota. Tornare oggi e vivere un'occasione così speciale, ricordarmelo e magari trarne nuova energia per il futuro sarà un momento davvero speciale”.
La F1 del passato, quella del futuro e Kimi Antonelli
Quanto riaccende l’adrenalina del pilota Sebastian Vettel?
“Non vedo l’ora. Amo quella macchina. Però penso che ci saranno soprattutto emozioni. Prima di tutto ci saranno le emozioni e poi l’entusiasmo dell’appassionato di corse, perché significa molto di più, come sto cercando di spiegare. Naturalmente non vedo l’ora di sentire come si comporta la macchina. Non sarà come nel 2002 e non avrò molto tempo a disposizione, ma sicuramente me la godrò”.
Dodici anni fa, quando la F1 è passata ai motori turbo-ibridi, dicesti che le batterie appartenevano ai telefoni e non alle automobili. Oggi abbiamo batterie enormi sulle vetture. Continui ad amare lo sport per come è oggi?
“Penso che le corse siano entusiasmanti e capisco la domanda. È proprio questo il motivo per cui sono interessanti: quando guardi la F1 ci sono molti più aspetti da analizzare. Dal punto di vista del pilota voglio guidare la macchina migliore e vincere le gare. Ma che cosa significa macchina migliore? La vettura del 2002 era all'avanguardia per quell’epoca e rappresentava molto di ciò che la F1 significava allora. Le macchine di oggi fanno la stessa cosa.
Si tratta di prestazioni, precisione, disciplina e duro lavoro, ma anche di responsabilità e di portare avanti questi valori. Significa anche preoccuparsi del futuro, che è ciò che queste vetture cercano di fare. Dal punto di vista della guida, probabilmente non sono d’accordo con tutto ciò che abbiamo oggi nei regolamenti. Però guardando al futuro penso ci sia una grande opportunità di coinvolgere le persone. Anche attraverso una giornata come questa possiamo ricordare loro che cosa era lo sport, che cos'è oggi e che cosa potrebbe essere in futuro, facendo tutto in modo responsabile. Una cosa non deve necessariamente escludere l’altra. Dobbiamo trovare il modo di combinare tutti gli elementi che amiamo”.
Sei stato tra i primi a suggerire l’uso di carburanti sostenibili al posto dei V8 e dei V10 e un loro possibile ritorno in futuro. Accogli positivamente il fatto che i V10 sembrino ora la direzione verso cui la F1 si sta muovendo?
“Non esiste una soluzione unica, una medicina che risolva tutti i problemi. Molte persone nel paddock hanno cercato una singola cosa capace di spingerti in avanti e darti un vantaggio. Ma non esiste un unico elemento: è sempre una combinazione di molte cose. I carburanti sostenibili rappresentano un passo avanti per la F1 e per le corse. Hanno un enorme potenziale, non solo per la F1, ma anche per ispirare altre categorie. Quando si progetta una nuova generazione di vetture, c’è molto potenziale per farlo in modo responsabile. Alcune soluzioni straordinarie dal punto di vista tecnologico potrebbero però non essere trasferibili alle auto stradali. Anche in questo caso esiste una responsabilità. Se non ci sarà più quella possibilità e si arriverà a dover semplificare, si potrà comunque essere responsabili e dare il buon esempio in modi diversi, non solo in pista ma anche fuori dalla pista. Non vedo l’ora di scoprire cosa porterà il futuro, perché penso che la Formula 1 abbia molti valori importanti che mi hanno formato e ispirato nella vita. Tocca tantissime persone in tutto il mondo e oggi, in particolare, moltissimi tifosi italiani. Ha il potere di fare lo stesso anche su molte altre questioni importanti e significative”.
Se Kimi dovesse battere quest'anno il record di più giovane campione del mondo, sarebbe per te una sensazione agrodolce?
“No, sarei molto felice per lui. Ha avuto una stagione incredibile. C’è il vecchio detto secondo cui i record sono fatti per essere battuti e lui ha ancora molti anni davanti a sé per riuscirci. Amo lo sport, quindi da spettatore è molto emozionante. Mi piacerebbe che gli altri tornassero più competitivi e fossero maggiormente in lotta, ma sono indipendente e felice per chi riesce nell'impresa. So quanto lavoro ci sia dietro e chiunque vincerà se lo sarà meritato”.
In pista con la F2002
Una volta terminate le domande scappa e, poco più di mezz’ora dopo, lo ritroviamo al fianco della F2002 con la tuta indossata e il casco in mano, argentato e con la solita bandiera tedesca da un lato all'altro. Si prepara tra i fotografi che lo assediano, poi scambia qualche battuta con i ragazzi della Ferrari. Quando sale in macchina, noi ci spostiamo ai margini della pitlane, davanti alla rete che dà sul tracciato. La tribuna centrale davanti a noi è in visibilio: quando parte, tutti si alzano in piedi e lo applaudono.
Fa un primo giro senza spingere mentre saluta i tifosi a bordo pista, poi tornato sul rettilineo dei box si ferma e fa qualche tondo prima di ripartire a tutta fra il fumo celeste che nel frattempo si alza verso il cielo. È il giro in cui spinge davvero, com'è possibile vedere dalle immagini. Il terzo e ultimo, invece, se lo gode dall'inizio alla fine.
Quando si ferma sulla linea del traguardo, dopo aver percorso tutto il giro tra gli applausi del pubblico e le bandiere rosse che sventolano, scende dalla macchina e saluta ancora i suoi ex tifosi. Scatena le emozioni di tutta Monza, rendendo evidente quell’eredità menzionata nemmeno un’ora prima. Aveva ragione. Pelle d'oca ed emozioni per tutti, noi compresi.