In questa F1, ormai anche il sonno viene monitorato in maniera estremamente precisa. Non è più soltanto questione di talento, riflessi e una macchina veloce: la performance oggi si costruisce anche a letto, la notte prima di scendere in pista. Non lo abbiamo ipotizzato noi, ma ci è stato raccontato proprio nel corso dell’ultimo GP, a Monza. È giovedì e, dopo aver sbrigato i primi incontri media tra un team e l’altro, ad aspettarci nell’hospitality dell’Aston Martin c’è Jak Crawford, americano, 21 anni. È il terzo pilota della squadra, quello che si divide tra simulatore di notte e pista di giorno in gran parte dei weekend di gara.
Dobbiamo intervistarlo, ma non si parlerà solo di F1 in senso tradizionale. Al centro della conversazione, infatti, ci sarà proprio il sonno, un argomento particolare e che negli ultimi anni ha conquistato il Circus. In tal senso, un aneddoto che gira nel paddock rende bene l’idea.
Charles Leclerc, ad Austin, avrebbe mandato di persona una foto al CEO di Eight Sleep - azienda leader del settore nel monitoraggio del sonno tramite i propri device di cui poi è diventato ambassador - per ringraziarlo dopo che, per più di qualche giorno, non riusciva a dormire bene nella sua camera d’albergo. La soluzione? La spedizione di un Pod, strumento capace di personalizzare al massimo l’esperienza del riposo a letto, e una pace finalmente ritrovata. Un dettaglio, ma che racconta tanto di quanto minuziosa sia l’attenzione che ormai viene data a quest’ambito.
Quando ci sediamo al tavolino e scambiamo qualche parola con Jak, lui sorride e ci dice che nella sua routine il sonno è cruciale. È uno di quelli a cui piace dormire e non lo rinnega, nemmeno per un attimo. C’è però una parte più tecnica, staccata dal solo piacere: “Credo sia importante soprattutto per l’allenamento. Quando affronti settimane molto intense e cerchi di costruire massa muscolare, dormire bene è fondamentale per recuperare nel modo giusto”.
Gli chiediamo com’è la sua notte perfetta, lui ci risponde sorridendo che “Meno di otto ore non esiste”. Il tutto, con una routine ferrea: a letto presto, verso le nove, poi la sveglia alle sette. Un programma che però salta durante i weekend di gara, quando tra briefing con gli ingegneri ed eventi serali si finisce sempre per andare a letto più tardi. Nonostante ciò, il programma della F1 aiuta: “Fortunatamente non si arriva in pista troppo presto, quindi si riescono comunque a dormire otto ore”.
C’è poi la variabile più complicata: i fusi orari. Un calendario che tocca quasi ogni continente, infatti, costringe i piloti a ricalibrare il ritmo biologico gara dopo gara. “Quando viaggi, soprattutto se vuoi evitare il jet lag, è sempre importante pianificare in anticipo”, spiega Jak, citando in particolare le trasferte negli Stati Uniti o più a est, in Asia e Australia. La regola d’oro resta comunque un’altra: “Dormire quando si sente di averne bisogno. Se durante il giorno provi a resistere alla stanchezza, può essere molto dura”. Anche i pisolini fanno parte del piano, ma con moderazione: “Mi piacciono, ma non troppo lunghi. Io non lo faccio, ma so che ci sono alcuni piloti che, tra una sessione e l’altra, non se ne privano affatto”.
In pratica, ormai non conta soltanto andare in palestra per curare il proprio corpo. Conta anche il riposo notturno costantemente monitorato. Ed è l’esatto motivo per cui Aston Martin ha siglato una partnership con quella Eight Sleep citata prima, come ci spiega uno dei rappresentanti del brand a margine dell’intervista. Con un solo strumento si ha accesso a una miriade di dati, oltre a una personalizzazione completa. Jak è il primo a non nascondere la curiosità verso quegli stessi numeri: “Io e il mio coach, nel tempo libero, cerchiamo cose che possiamo migliorare. Avere tutti questi dati è interessante e divertente: permette di vedere i miglioramenti e le buone abitudini”.
Analisi che, continua a raccontarci, hanno già cambiato le sue abitudini quotidiane: “Evito di dormire due o tre ore durante il giorno, di stare in stanze troppo calde o in luoghi rumorosi o luminosi”. Il concetto, in fondo, è lo stesso che guida ogni scelta tecnica in F1: il marginal gain. “Una singola cosa non cambia il mondo, ma ogni piccolo vantaggio può aiutare. Magari non te ne accorgi subito, però potresti notare di avere molta più energia durante una certa settimana. La differenza si nota nel lungo periodo”.
L’ultima domanda che gli facciamo prima di salutarlo, però, non riguarda né il sonno né i dati. D’altronde, quando ti siedi con un pilota e sei nel paddock della F1, non si può non parlare anche di ciò che accade in pista. E allora, senza troppi giri di parole, gli chiediamo chi per lui è il favorito per questo Mondiale. Per risponderci non ha bisogno nemmeno di qualche secondo: “Probabilmente Kimi. È sorprendente il passo avanti che ha fatto rispetto allo scorso anno e sicuramente si trova nella posizione migliore per vincere il campionato”. A vedere ciò che è successo a Monza, potrebbe non aver sbagliato.