Spa-Francorchamps non è una pista qualunque e il venerdì della Ferrari lo ha dimostrato in maniera abbastanza netta. Dopo la vittoria di Silverstone con Charles Leclerc, in Belgio ci si aspettava una maggiore fatica che, puntuale, è arrivata. Il problema di fondo è ormai ben noto a tutto il paddock: il motore della SF-26 non è all’altezza di quello Mercedes e, su un circuito come questo, il gap tra le due power unit viene evidenziato in maniera particolare, non solo in termini di potenza pura.
Spa è uno dei circuiti più impegnativi della stagione sul fronte della gestione dell’energia. I lunghi rettilinei amplificano qualsiasi differenza nell’utilizzo della parte elettrica della power unit e, di conseguenza, anche nella potenza erogata dalla parte termica. Avere un motore meno potente significa non solo perdere sul dritto, ma anche fare più fatica con il superclipping, il meccanismo che sfrutta la potenza extra per ricaricare la batteria in modo più efficace. Quindi, chi ha più potenza può gestire meglio questo equilibrio, mentre chi ne ha meno si trova sempre un passo indietro.
Ma stavolta, per Ferrari non è solo una questione di motore perché, nel venerdì belga, è mancato qualcosa anche nel setup e il quarto posto a otto decimi di Lewis Hamilton ne è la dimostrazione (Leclerc è finito 11° ma senza un time attack all’attivo).
Il secondo settore di Spa, quello più guidato, dove normalmente una macchina caratterizzata da un ottimo telaio come la SF-26 dovrebbe fare la differenza in curva, è stato uno dei punti deboli della giornata. Sir Lewis ha perso molto nei confronti di Antonelli proprio lì e questo suggerisce che ci sia qualcosa da sistemare sul bilanciamento della vettura, andando oltre il solo deficit strutturale legato alla power unit. E su una pista come questa, un setup non perfetto si paga doppio tra guida meno pulita, consumi peggiori e una gestione dell’energia ancora più complicata.
A fine giornata, parlando con la stampa in circuito, Hamilton lo ha ammesso con chiarezza: “Oggi abbiamo portato a termine il nostro programma di lavoro e raccolto molte informazioni utili nel corso delle due sessioni. Il bilanciamento della vettura direi che sia buono, ma ci sono ancora alcuni aspetti sui quali possiamo migliorare, in particolare nel secondo settore. Questa sera analizzeremo tutti i dati insieme agli ingegneri, rifiniremo la messa a punto e cercheremo quei piccoli miglioramenti che possono fare la differenza in vista della qualifica”.
Stessa cosa fatta da Charles Leclerc: “Oggi abbiamo fatto parecchio lavoro e credo che ci sia ancora margine per migliorare la nostra competitività. Questa sera rifiniremo la messa a punto della vettura in vista di domani e lavoreremo per trovare ancora qualcosa in termini di prestazione sul giro in qualifica”.
Per la Scuderia, nonostante un distacco ampio da Kimi Antonelli e Mercedes, è un aspetto quasi “positivo”: il motore rimane il limite principale e non cambierà nel corso del weekend, ma il setup sì. E se si riuscirà a trovare un bilanciamento migliore entro le qualifiche, il quadro potrebbe essere meno cupo di quanto visto tra FP1 e FP2.
Non si parla di lottare per la vittoria, perché quella sarebbe una mission impossible, ma sicuramente di essere più competitivi, riducendo un gap che fa spavento se letto senza andare troppo a fondo. C’è parecchio lavoro da fare, ma non per forza quanto visto finora è stato l’inizio di un weekend da incubo.