Partiamo da un presupposto. Abbiamo difeso Pirlo e denunciato l'ipocrisia nei suoi confronti. L'idea di confondere gli sportivi con dei monoliti politici e morali mentre, molto più cinicamente, non fanno che inseguire il guadagno economico. Sarà una conclusione disillusa, ma tant'è, inutile fare i censori. Però c'è da dire una cosa, avete rotto le palle all'ex Juve per i suoi rapporti con la Russia, tanto da far saltare il suo arrivo alla Nazionale, ma non è che l'Arabia Saudita di Mancini sia tanto meglio...
Perché decidiamoci, la Russia non va bene perché ci sta antipatica o perché è una dittatura con sprezzo per i diritti umani? E se lo fa uno Stato che è un nostro partner strategico e commerciale allora va bene? Perché basta ripassare brevemente il curriculum del regno che ha ingaggiato Mancini per 25 milioni a stagione per impallidire. Intanto parliamo di un regno di impianto praticamente medioevale, non esistono partiti, un parlamento eletto, la separazione dei poteri, una costituzione nel senso occidentale del termine, e il potere è sostanzialmente concentrato nelle mani della famiglia che da il nome allo stesso Stato: Al Saud. Nel 2018 un commando di undici uomini ha fatto a pezzi il giornalista Jamal Khashoggi dentro il consolato saudita di Istanbul. La CIA ha concluso che a ordinare l'operazione sia stato il principe ereditario Mohammed bin Salman in persona. Le Nazioni Unite parlano di omicidio premeditato. Bin Salman non ha mai ammesso nulla, però nel 2019 si è preso “tutta la responsabilità come leader del Paese”. Poi bisogna aggiungere qualche dato: Freedom House classifica l'Arabia Saudita come “Not Free”, con punteggi tra i più bassi al mondo. Nel 2025 il regno ha stabilito il record assoluto di esecuzioni della sua storia recente: almeno 340, secondo l'AFP. Tra il 2014 e il 2025 sono state messe a morte 1816 persone, quasi una su tre per reati legati alla droga, che secondo il diritto internazionale non sarebbero nemmeno punibili con la pena capitale. Tre quarti di queste esecuzioni hanno riguardato cittadini stranieri, spesso lavoratori poveri arrivati lì a cercare fortuna.
E a proposito di lavoratori, l'Arabia Saudita ospiterà il Mondiale 2034 e il sindacato internazionale dei lavoratori edili ha già denunciato abusi sistematici su oltre 20mila persone impiegate nei cantieri.
Mancini è andato ad allenare la nazionale lautamente stipendiato da 25 milioni a stagione, poi ha fatto una breve tappa in Qatar, paese che nel 2022 ha ospitato un Mondiale costruito - secondo un'inchiesta del Guardian - sul lavoro di migranti morti a migliaia nei cantieri, tra incidenti, condizioni disumane e un sistema di sfruttamento, il kafala, gemello di quello saudita.
Senza contare che, proprio a proposito di Russia, Roberto Mancini ha allenato nel 2017/18 lo Zenit di San Pietroburgo, squadra di proprietà di Gazprom, colosso del gas naturale di proprietà a sua volta del governo russo, dunque di Putin.
Gli allenatori e gli sportivi sono professionisti non politici, seguono carriera e guadagno, non bandiere e principi morali. Ma se dovete fare i pignoli moralisti, almeno fatelo fino in fondo. È questo l'uomo scelto al posto del “putiniano” Pirlo?