Sarebbe quasi da iniziare a pensare che ci sia qualche maledizione sulla Nazionale italiana. L'ennesimo "anno zero" azzurro, la nuova era guidata da Maldini e Leonardo in dirigenza e Andrea Pirlo in panchina, si è spento ancora prima di partire. Pirlo non sarà il CT, travolto dal polverone mediatico per i suoi accordi commerciali con la società di scommesse russa Fonbet.
Ma la verità è che tutta questa storia non fa che ritirare fuori il solito, italico, moralismo ipocrita. Sì perché va bene Pirlo, le scommesse, i soldi dei russi e il buon esempio, ma perché sugli altri accordi "opachi" sulle scommesse o con gli stati non proprio democratici nessuno dice niente? Perché va bene che i paesi del Golfo si stiano praticamente comprando lo sport? Va bene fare i Mondiali in Qatar? Vanno bene i rapporti più che disinvolti con gli Stati Uniti, paese in guerra come la Russia? Va bene che Real Madrid, Milan, Arsenal e addirittura l'FA Cup, la coppa nazionale inglese, abbiano come sponsor principale la compagnia aerea di bandiera degli Emirati Arabi, di proprietà del governo di Dubai? Lo stesso governo che, attraverso fondi sovrani, possiede il Manchester City, domina il ciclismo con la Uae Team Emirates di Pogacar e ospita la tappa conclusiva della Formula 1 ad Abu Dhabi. O va bene che PIF, il fondo sovrano saudita, possieda il Newcastle, finanzi il golf con la LIV Golf League fino a fagocitare il PGA Tour, sia sponsor di punta della WWE e del tennis e stia trasformando l'Arabia Saudita nella prossima sede di Mondiali di calcio? Nessuno storce il naso quando lo stesso principe ereditario che ha sulla coscienza l'omicidio di Jamal Khashoggi stringe la mano a Cristiano Ronaldo per convincerlo a giocare all'Al-Nassr, o quando la Superlega araba attira colpi a suon di centinaia di milioni di euro. Vanno bene anche i calciatori e gli allenatori che vanno in Cina, o gli stessi cinesi che comprano e sponsorizzano le nostre squadre.
Lo stesso vale per le scommesse: quante squadre di Serie A hanno avuto, o hanno tuttora, il logo di un bookmaker cucito sulla maglia? La Premier League è tappezzata di marchi come Kaiyun Sports, Fun88 e W88, spesso nemmeno autorizzati a operare nel Regno Unito e legati, secondo diverse inchieste, a reti di scommesse illegali in Asia — al punto che nel 2025 la stessa autorità britannica per il gioco d'azzardo ha dovuto avvertire club come Bournemouth, Newcastle e Wolves sui rischi legali di certe sponsorizzazioni. E se si torna in Italia, il cortocircuito si chiude su DAZN, che detiene i diritti tv della Serie A e ha un proprio marchio scommesse collegato, DAZN Bet.
Infine, tornando a Pirlo e alla Russia, vogliamo parlare di Gazprom? Main sponsor (sì, main sponsor) della Uefa fino al 2022. E non è che prima dell'invasione i russi fossero santi e in Donbass volassero carezze...
Quindi smettetela di rompere i coglioni a Pirlo, o quantomeno smettetela di romperli solo a Pirlo quando è il sistema in cui è immerso ad essere marcio. E se lo scrupolo non se lo fanno presidenti, dirigenti, politici, perché pretendere da un ex calciatore – diciamocelo, gente che ha passato la prima metà della vita a calciare un pallone, non certo a discutere di massimi sistemi – una coscienza politica e morale da capo di Stato? Pecunia non olet, per nessuno e neanche per Pirlo, che ha legittimamente stretto un accordo commerciale da privato cittadino e, nel momento in cui era in procinto di assumere una carica di interesse nazionale, era pronto a rescinderlo. La verità è che l'ex centrocampista è stato un obiettivo semplice, indifeso. Nessuno era contento della sua nomina e nessuno si strapperà i capelli ora che non allenerà la Nazionale. Un capro espiatorio a portata di mano, un po' di indignazione a comando, e la possibilità di sentirsi sempre dalla parte giusta senza dover fare i conti con le proprie contraddizioni.