La scelta di Andrea Pirlo non è affatto un ripiego. Si rispettino la trasparenza e il coraggio di Malagò, Maldini e Leonardo. Si sono impuntati su Guardiola: e allora li si ammiri. Ci hanno provato fino in fondo. Il loro intento rimane intatto: cercare una nuova via per il nostro calcio sepolto. Mai nessuno prima d’ora aveva osato abbattere il muro conservatore che cinge il palazzo con una simile onestà e audacia: ciò che sta accadendo è già un atto di rivoluzione culturale. I procuratori e gli interessi oscuri che hanno demolito il patrimonio pedatorio di questo Paese sono avvisati. Quei mercanti d’atleti che hanno svenduto i nostri vivai spostando capitale e priorità su stranieri da catalogo pur di incassare provvigioni immediate, rottamando il talento italiano e strangolando i sogni dei nostri ragazzi, hanno trovato pane per i loro denti. Quei tre non si fermeranno e cambieranno davvero lo scenario.
Si riparte da Pirlo, depositario di questa rivoluzione: lavorerà il doppio per dimostrare che non si debba affatto rimpiangere il Grande Catalano. Pirlo merita totale appoggio e fiducia, non certo le solite critiche preventive. La Nazionale non è l’azienda brianzola auspicata l'altro ieri da Cairo. Secondo lui i primi cento giorni sono cruciali per ogni impresa: ma lui ragiona da manager che fa i conticini, mette in fila i bilanci e poi si guarda compiaciuto allo specchio. Il calcio è passione irragionevole, un cantiere dell'anima che non risponde alle scadenze di un tabellino Excel o alle sparate al Cialis di un consiglio di amministrazione. Da quando il calcio ha smesso di essere soltanto uno sport per diventare un fenomeno di massa e un’ossessione collettiva, si è verificata una mutazione antropologica irreversibile, specchio di una società in cui le possibilità del sogno sono sempre più ampie e multitasking. Perché mai un bambino oggi dovrebbe sognare di diventare calciatore? Specie ora che da due decenni neanche ci si qualifica ai Mondiali e ci siamo abituati alla rassegnazione.
Malagò, Maldini, Leonardo e a questo punto lo stesso Pirlo sono chiamati a colmare proprio questo vuoto voraginoso e a ricreare un mondo attrattivo, pulito e reale. Vogliono far sì che, nello stesso istante in cui l’arbitro fischia il calcio d'inizio, cinquantanove milioni di italiani si trasformino di nuova entità di adepti. Che si ripopoli questo sogno collettivo in cui la pulsione si misura nei decibel di quel “Gol!”, urlato all’unisono da milioni di singole abitazioni. Ben venga, dunque, il no di Guardiola. La storia di questa Nazionale devastata è già iniziata e i segnali sono straordinariamente positivi. Malagò, Maldini e Leonardo stanno dimostrando che vogliono scardinare un sistema incancrenito che ha ridotto il nostro movimento a un cumulo di macerie, comitati d'affari e delusioni seriali.
Pirlo raccoglie un’eredità pesante e complessa. E non merita di essere accolto dal solito scetticismo, dalle insinuazioni di chi per lavoro distrugge. E persino l’idea che l’imminente Nations League di settembre possa vedere la Nazionale perdere malamente va messa in conto, senza drammi da quattro soldi: l’importante sarà vedere che quella rosa di uomini ci ha provato per davvero ed è finalmente uscita dalla paresi della scellerata serata bosniaca. Solo questo è importante. Prepariamoci pure a vedere cadere questa squadra in costruzione, a vederla bruciarsi in un battesimo di fuoco doloroso ma necessario, perché soltanto passare attraverso la tempesta permetterà a un nuovo gruppo di ritrovare identità e anima. Il calcio italiano sta rinascendo adesso, dalle sue fondamenta, tra i cocci di un fallimento strutturale profondo. Questo è un appello che si lancia al tifoso e agli addetti alle critiche a prescindere. Siamo tutti svuotati dalla sequenza ininterrotta di delusioni, ridotti a guardare le macerie con amaro cinismo. Non cediamo alla trappola della polemica sterile di chi vive sulle nostre sventure. Lasciamoli fare, anzi, osare. Lasciamo che chiamino a raccolta competenze, passione e nomi che facciano tremare il conservatorismo e gli affaristi che hanno distrutto gioco e vivai. Il loro coraggio è da ammirare e farà da traino. A noi spetta la pazienza di attendere e saper guardare lontano.