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24 luglio 2026

Morti in piscina, la verità sulla buffonata degli emendamenti toppa che non risolvono il problema, ma rallentano la vera soluzione (una legge quadro sulla sicurezza degli impianti). E come useranno il fondo da 4 milioni di euro?

  • di Valentina Barile e Sara Giudice Valentina Barile e Sara Giudice

24 luglio 2026

“Questo è prendere in giro i cittadini”. Le morti in piscina sono un problema serio, per risolverlo servirebbe una legge altrettanto seria e completa, non qualche emendamento populista buono per qualche titolo di giornale. Dopo avervi spiegato tutti i problemi legati alla sicurezza negli impianti italiani, tra furbetti del cloro, politica assente e un confronto con gli altri Paesi, ora vi diciamo cosa non torna dell’ultima modifica al Decreto Sport e il modo in cui rischiamo di sprecare 4 milioni di euro
Morti in piscina, la verità sulla buffonata degli emendamenti toppa che non risolvono il problema, ma rallentano la vera soluzione (una legge quadro sulla sicurezza degli impianti). E come useranno il fondo da 4 milioni di euro?

Emendamento del Decreto Sport. 244 voti favorevoli, approvazione con un ampio consenso per rafforzare i requisiti di sicurezza per gli impianti pubblici, quelli privati aperti al pubblico e quelli a uso collettivo. Un via libera della Camera, un via libera verso il vuoto. A quanto pare. Ed è verso il vuoto che va questo emendamento perché quando si parla di sicurezza nelle piscine non si sta discutendo di burocrazia, commilli o cavilli legali. Si parla di vite umane. Si parla di bambini, di giovani, di famiglie che in un pomeriggio d'estate hanno smesso di vivere dopo un tuffo o un grido di gioia nell’acqua, in un’acqua anche di pochi centimetri. È da questo dolore lacerante, e dal coraggio di chi ha trasformato una tragedia personale in una battaglia civile collettiva, che nasce l'urgenza di una legge quadro sulla sicurezza negli impianti natatori. In Commissione Affari Sociali il lavoro prosegue tra mille delicatezze: un percorso che vede muoversi insieme il Ministero per lo Sport e i Giovani, l'Università La Sapienza e il comitato dei familiari delle vittime, uniti dalla volontà incrollabile di far sì che nessun altro debba soffrire ciò che hanno vissuto loro. Eppure, proprio quando questo sforzo condiviso cerca di prendere forma, la politica mostra, ancora una volta, la sua fretta cronica dettata da una gara a chi fa peggio. Una fretta che non serve a proteggere con l'inserimento di un emendamento casuale al Decreto Sport.

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Approvato l'emendamento d'urgenza nel Decreto Sport per provare a intervenire sulla sicurezza nelle piscine. Ma sembra più una mossa politica che non una soluzione concreta

Come funzionano i sistemi di filtrazione delle piscine

Si è infatti così tentato di dare una risposta rapida ma il risultato rischia di tradursi nell'ennesima illusione perché la norma, così com'è stata formulata, appare vuota e priva di sostanza: un’incertezza che non salva vite. Si parla di chiudere gli impianti "non a norma" ma non viene spiegato quali siano queste norme, lasciando nel limbo chi dovrebbe applicarle e chi dovrebbe controllare. Non solo, schiaffeggiando senza pietà le morti già avvenute. «Hanno fatto un emendamento in cui non ci sono le norme di riferimento, in cui non è spiegato qual è il sistema per evitare queste tragedie, dice solo che bisogna garantire la sicurezza, ma come non si sa», dice L’Onorevole Gilda Sportiello del Movimento Cinque Stelle. «L’autorità competente, che neanche viene definita quale sia, deve verificare qualcosa che non si sa cosa sia e in base a quali principi deve garantire la sicurezza. È un emendamento lacunoso che, di fatto, sarà quasi inapplicabile perché non si capisce davvero. Non si capisce se è destinato ai proprietari della piscina, al gestore, chi è il responsabile, quali sono queste misure di sicurezza che bisogna approvare. Inoltre, ci hanno stanziato anche dei fondi, parliamo di circa 4 milioni di euro. Ma, come si accede a questo fondo? Quali sono i criteri?», continua l’On. Sportiello.

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Gilda Sportiello Ansa

Vengono stanziati circa 4 milioni di euro per la messa in sicurezza, ma senza indicare come, quando e a quali condizioni le strutture possano accedervi. Il diritto alla sicurezza non è un emendamento a metà. Scrivere una legge sulla sicurezza non significa riempire senza criterio una pagina solo per dire di aver fatto qualcosa e sbandierarla. Vuol dire garantire a una madre e a un padre che il proprio figlio tornerà a casa dopo una spensierata e piacevole giornata d’estate. Approvare un testo lacunoso e inapplicabile significa invece cedere alla fretta di un titolo di giornale dimenticando il senso profondo di questa battaglia. Approvare un decreto sulla sicurezza delle vite umane non è affare di propaganda. Chi ha perso un figlio, una figlia, una persona cara in una piscina, in un modo così orribile, non chiede vendetta, ma chiedeva - e chiede ancora - risposte chiare, strumenti concreti e regole irremovibili. Perché sulla vita e sulla prevenzione non ci si può accontentare delle mezze misure. «La mia dichiarazione è meno diplomatica di quelle che sto sentendo in giro», dice Mirko Damasco presidente di Salvagente, e continua: «Questo è prendere in giro i cittadini. C'è una legge ferma in Parlamento e adesso le persone capiscono che invece si è sbloccato tutto, che quel decreto ha dentro cose serie, anche sui bocchettoni. Quello che vedo adesso invece è una roba di emergenza che prende in giro i cittadini perché fa finta di aver risolto un problema che non risolve, e che neppure quest'estate abbiamo risolto. È stato tolto un emendamento sulla cuffia, che proprio nei casi in cui un impianto non funziona, ti può salvare la vita se stiamo parlando di capelli. E poi vorrei capire: chi da domani andrà a controllare gli impianti? Nessuno. Quali sono gli impianti a norma? Cioè, come si fa a capire? E poi, mettere a norma cosa vuol dire, visto che una norma non c'è? È ridicolo, ridicolo».

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