Da una parte il più giannizzero difensore delle vecchie indagini, dall’altra il più pitbull attaccato ai polpacci degli investigatori del 2007. Servono presentazioni? No, è chiaro che stiamo parlando del quasi dissing tra il generale Luciano Garofano e il (non) giornalista Luigi Grimaldi. L’EstaThè questa volta non c’entra niente, ma il tema è la "traccia a V" rinvenuta sul pavimento di casa Poggi che potrebbe essere attribuibile, la stessa informativa dei Carabinieri non lo esclude categoricamente, alle Lacoste indossate da Alberto Stasi la mattina del delitto di Chiara Poggi.
Garofano, intervenuto in tv, ha liquidato la faccenda riproponendo la sua classica obiezione: dove sono le altre impronte? Se Stasi è davvero entrato alle 13.50, perché non ha lasciato una scia uniforme come l'assassino? Dopotutto, “le persone non volano”. Una frase già sentita che Grimaldi smonta di tigna, accusando neanche troppo velatamente l'ex comandante del RIS e ex consulente dell’attuale indagato Andrea Sempio di paragonare pere con mele. L’impronta lasciata dal killer – spiega sul suo articolo/analisi affidato a Grimaldipress – è su sangue fresco, fluido e abbondante, capace di generare una sequenza di ventiquattro orme nitide. Stasi, invece, varca la soglia ore dopo, quando quel medesimo sangue ha già cambiato viscosità ed è parzialmente essiccato. Pretendere lo stesso "tappeto" di impronte significa ignorare la dinamica temporale della scena del crimine. Senza contare che, come fa notare Grimaldi, se certe tracce non sono state fotografate a suo tempo dagli inquirenti, è semplicemente perché nessuno le ha cercate prima che il Luminol, usato (a sproposito?) mesi dopo, finisse per cancellare persino la suola a pallini dell'assassino.
Ma è sul piano matematico che Grimaldi sposta principalmente la sua replica. L'impianto accusatorio che ha spedito Stasi in carcere poggiava su un sillogismo: chiunque entri su quella scena deve necessariamente macchiarsi le suole; Stasi non ha lasciato tracce, dunque il suo racconto è falso e lui è l'assassino. Ora che la Procura di Pavia e il RIS di Cagliari hanno notato quelle geometrie a V in prossimità della gora di sangue, la certezza si fa inevitabilmente dubbio. Il giudizio di "inconcludenza" del RIS, infatti, non nega l'impronta, semplicemente non la conferma a livello individuale.
Tra l’altro, adesso c’è anche lo studio del professor Mario Felici a rendere sempre più pesante quel dubbio: raddrizzando e sovrapponendo le immagini in scala reale ha evidenziato una compatibilità morfologica millimetrica tra il disegno a "spina di pesce" della piastrella e la suola delle Lacoste taglia 41. Un laboratorio d'intelligenza artificiale forense ha poi tradotto questa corrispondenza in numeri: applicando la scala ufficiale ENFSI, la probabilità che quei dodici punti di contatto siano frutto di una strisciata casuale è di 1 a 20 milioni. La traccia a V risulta così “circa 20 milioni di volte più probabile” se lasciata da quel modello di scarpa piuttosto che dal caso. Un valore che nel linguaggio scientifico equivale a un “sostegno estremamente forte”. Sicuri che non significa niente?