Come si diverte George Clooney a Venezia forse nessuno. Il red carpet del Lido è il suo giardino di casa: la passerella dura più del necessario, scherza con i fotografi, saluta tutti. La scena è sua e di Amal e dei grattini sul volto dell’attore. Nella serata di apertura ha ritirato il Leone d’oro alla carriera. L’anno scorso qui c’era in quanto protagonista di Jay Kelly, stavolta invece alla Mostra c’è arrivato grazie a tutto quello che aveva già fatto per il cinema. Dal Lido son passate molte delle sue fortune da attore e regista. Oltre che di cinema, però, Clooney ha parlato di un altro elemento fondamentale per la libertà. Il giornalismo, in Italia, non è messo benissimo. Basta vedere cosa sta succedendo a Report. Non serve cercare inutili rime tra ciò che accade sul Lido e lo stato della stampa. Ma su questo l’attore ha voluto dire comunque qualcosa: “Vogliono far tacere i giornalisti che fanno domande e artisti che insistono sul fatto che qualcuno che non si è mai incontrato merita la nostra empatia”. Concetto poi ribadito: “A Venezia mi sono sposato e a Venezia ho presentato il mio secondo film da regista che parlava di giornalisti. Mia moglie e io siamo figli di giornalisti. I più ricchi del mondo attualmente sono proprietari del Washington Post, di Twitter e della maggior parte delle fonti delle nostre informazioni. È preoccupante. Ma c'è ancora spazio per un buon giornalismo”. Clooney coglie il punto: c’è da chiedersi come sta il giornalismo e, soprattutto, serve chiedersi chi si sta occupando della sua cura.
Il giornalismo è il cane da guardia del potere, per definizione chi detiene le maggiori ricchezze sono i potenti. Ecco il nodo problematico. Clooney aveva trattato il tema in Good Night, and Good Luck., il suo secondo film da regista, presentato proprio a Venezia. Sempre in conferenza stampa ha poi ricordato il lavoro fatto con la Fondazione sua e di Amal per assistenza legale e aiuto ai giornalisti vittime dei regimi. La Clooney Foundation for Justice, fondata dalla coppia, lavora proprio sulla difesa dei giornalisti e della libertà di espressione, anche attraverso assistenza legale e monitoraggio dei processi. Giusto e importante. Ma gli “uomini più ricchi del mondo”, come ha detto Clooney, non agiscono contro la stampa solo nei regimi. Gli attacchi arrivano anche nelle democrazie. Ed è una questione che ci riguarda tutti.