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6 settembre 2026

Dopo l'intervista di Ranucci in Zimbabwe spunta l'accordo segreto per zittire Chimutengo: così Neutralia e Lavitola hanno provato a chiudere il caso Afro Carbon e a far sparire la pista africana

  • di Michele Larosa Michele Larosa

6 settembre 2026

Dopo le ultime notizie, l'intervista di Ranucci in Zimbabwe, l'annuncio delle azioni legali del socio Ben Chimutengo contro il conduttore di Report e i vertici di Urban Vision, spunta un altro dettaglio. Hanno provato a zittire Chimutengo, a dirgli di non parlarci di Africa. Prima ci ha provato Valter Lavitola stesso, che ci ha telefonato poco prima di essere arrestato chiedendoci di non pubblicare. Poi direttamente con Chimutengo a cui è stato offerto un accordo di non divulgazione in cambio del ritiro delle cause legali contro di lui. Un pressing durato settimane, di pari passo con le notizie su MOW sui legami fra Lavitola, Neutralia e Afro Carbon. Il tentativo, però, è fallito. La trattativa è saltata, secondo Chimutengo l'accordo sarebbe “non genuino”...

Foto di: AI

Dopo l'intervista di Ranucci in Zimbabwe spunta l'accordo segreto per zittire Chimutengo: così Neutralia e Lavitola hanno provato a chiudere il caso Afro Carbon e a far sparire la pista africana

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Neutralia rettifica sulla pista africana, i rapporti con Chimutengo e il ruolo di Lavitola dopo le nostre esclusive sul carbon credit

Non parlate dell'Africa. Ora iniziamo a capire perché, quando Valter Lavitola ci ha telefonato prima di essere arrestato, ha lasciato intendere questo. Lo ha detto a noi di MOW, che per prima abbiamo imboccato la pista africana, e lo ha detto anche a Ben Chimutengo, che da settimane tratta un accordo di non divulgazione e un patto di recesso consensuale fra soci con gli uomini di Valter Lavitola in Africa. Tradotto: esploso lo scandalo hanno cercato di chiudere le bocche e di scappare dalle società.

Disturbi il vespaio e le vespe ti circondano, ti ronzano intorno, cercano di allontanarti. È stata la nostra impressione quando abbiamo iniziato a parlare del carbon credit, quando abbiamo cercato di andare a fondo.

Lavitola con Ranucci nel dettaglio di una delle foto pubblicate dal Riformista
Lavitola e Ranucci fotografati da Torchiaro Il Riformista

Prima, immediatamente dopo la prima intervista a Chimutengo, ci ha contattati Valter Lavitola. Ci ha chiesto di non pubblicare quello che ci aveva detto il suo socio africano: “Da qualche mese sta facendo il doppio gioco: da una parte dice di lavorare per me, dall'altra si è messo in contatto con altri, giornalisti compresi, cercando di portare avanti i suoi interessi alle mie spalle”. Lì per 100 euro sono disposti a fare di tutto, ha poi aggiunto, paventando richieste di danni milionarie ad opera di fantomatici “partner, nazionali e soprattutto internazionali”.

Ma il tentativo è fallito, anzi, Lavitola è stato arrestato il giorno successivo e la telefonata è stata pubblicata su MOW. Poi ci hanno provato anche con Chimutengo, che il 12 agosto ci diceva: “Sono stato contattato da loro. Mi hanno offerto un accordo di non divulgazione affinché io smetta di dare informazioni. Valter avrebbe ritirato le nostre cause legali qui e io in cambio dovrei firmare un accordo di riservatezza”.

Primi da dx: Fabio Mazzoni (presidente di Urban Vision), Giuseppe Lavitola (figlio di Valter). A sx: Gomes Clesio Tavares (faccendiere accusato di essere mandante della bomba a Sigfrido Ranucci)
Primi da dx: Fabio Mazzoni (presidente di Urban Vision), Giuseppe Lavitola (figlio di Valter). A sx: Gomes Clesio Tavares (faccendiere accusato di essere mandante della bomba a Sigfrido Ranucci)

Le trattative fra Chimutengo e i suoi interlocutori sono proseguite, incessanti, per tutte queste settimane, di pari passo con la nostra inchiesta. Vi abbiamo svelato i legami fra Lavitola e Neutralia, gli accordi, i contratti, le foto, vi abbiamo parlato della caccia, del Brasile e del coinvolgimento di Ranucci. Nel corso delle sue trattative Chimutengo avrebbe anche rilevato una particolare preoccupazione dall'altro lato del tavolo per i nostri articoli: “They were worried about your article yesterday”.

Talmente preoccupati che, nel frattempo, oltre ad assicurarsi che Chimutengo smettesse di parlare, avrebbero anche cercato di uscire da Afro Carbon, la società che mette insieme i due mondi, il mondo di Lavitola e quello di Urban Vision, Ben Chimutengo e il Presidente Fabio Mazzoni. Contattato da noi Mazzoni ha detto che il “percorso è stato risolto contrattualmente la primavera scorsa. Per quanto ci consta nello stesso periodo nel quale anche Ben Chimutengo ha interrotto la partecipazione all'attività”.

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Alla COP29 di Baku. Da sx: Ben Chimutengo e Fabio Mazzoni. Da dx: Clesio Tavares e Giuseppe Lavitola

Ma non è andata proprio così. In primavera sono stati chiusi i contratti sul carbon credit, questo è vero. Ma Mazzoni è rimasto direttore di Afro Carbon, insieme a Chimutengo. Quindi la versione raccontata dal Presidente di Urban Vision fotografa solo un pezzo della storia, la fine di un rapporto commerciale, e non la fine del rapporto societario, che a quella data era ancora aperto. Una mail del 16 agosto, inviata dall'avvocato di Chimutengo con oggetto “Mutual Shareholder Terminal Agreement”, conferma che le trattative sono ancora aperte, oggi. Ce ne ha parlato lui stesso:

“Stiamo discutendo un accordo transattivo, sia con Cola (l'avvocato di Lavitola) che con Mazzoni, ma stiamo anche chiedendo che vengano divulgate tutte le transazioni. Sono in tribunale da più di sette o otto mesi, non ho accesso all'azienda, non posso fare affari, ho accumulato spese legali enormi, e poi loro se ne escono con questo accordo. Non si può fare così, dobbiamo anche capire fino a che punto è arrivato il danno alla mia persona, perché se qualcuno importante come Ranucci va in giro a definirmi parte della ‘mafia dell'oro’, questo danneggia la mia reputazione. Sono stanco, stanco di pagare un avvocato per avere a che fare con persone sedute su milioni che stanno solo cercando di ostacolare un caso in cui sanno di avere torto. Ora cominciano a parlare di voler trovare un accordo, ma se lo avessero voluto davvero l'avremmo fatto tempo fa, già a novembre. Non ci si accorda per paura. Loro non stanno negoziando per trovare un'intesa o riportare un po' di sanità nella situazione: stanno negoziando per farmi stare zitto”.

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Insomma, un quadro molto lontano dalla “risoluzione contrattuale” fisiologica (e quasi pacifica) descritta da Mazzoni. Anzi, una trattativa tutt'ora in corso, che si è scaldata proprio mentre gli articoli e le ricerche di MOW hanno messo in fila i legami fra Lavitola, Neutralia, Afro Carbon e Ranucci. E addirittura, secondo le ultime informazioni a nostra disposizione, la trattativa si sarebbe ormai definitivamente arenata dopo l'emersione dell'intervista rilasciata da Sigfrido Ranucci al giornale The Standard dello Zimbabwe. Chimutengo ha esplicitato in un comunicato l'intenzione di esperire azioni legali contro di lui, e il suo legale ha comunicato ai colleghi di controparte che il proprio assistito percepisce l'accordo come “non genuino” viste le “tattiche dilatorie” riscontrate nella trattativa, dicendo di aver ricevuto istruzioni di prepararsi all'udienza fissata per il 9 settembre 2026. Insomma, non si tratta più, si torna in tribunale per una vicenda che appare ben lontana dal concludersi e che ora coinvolge anche il conduttore di Report.

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  • Sigfrido Ranucci
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