Tagliamo corto. Senza fronzoli, senza ipocrisie e senza il politicamente corretto che impesta persino le narrazioni già imputridite intorno a Garlasco. L’altra sera, durante una diretta sul canale TikTok di Mister Ross, l’avvocato Massimo Lovati — già legale di Andrea Sempio — ha riaperto la bocca non per mostrare i suoi nuovi denti appena rifatti in Albania, ma per dire una cosa precisa: alle 11:30 del 13 agosto 2007, lui sapeva già che a Garlasco era stata ammazzata una ragazza. Chi firma questo articolo c’era e quelle parole le ha raccolte direttamente. Chi firma questo articolo – non è un segreto – ha anche sempre detto che Lovati sembra sì un rincoglionito avvinazzato, ma forse è uno che custodisce tanto.
Partiamo da qui. E partiamo da un dato di fatto: quello che Lovati ha detto (e che abbiamo anche raccontato in un reel) non è una novità. L’aveva già sparata in passato, per poi rimangiarsela. Ma stavolta no: l’altra sera Lovati ha ritrattato la ritrattazione. L’ha ribadito due volte, con quella sicurezza di chi lancia il sasso, rimesta nel torbido e si gode lo spettacolo. Ora, conosciamo bene il tipo. Lovati è un personaggio controverso, un provocatore nato che gioca a confondere le carte e sembra divertirsi un mondo a buttare lì frasi a effetto. Peccato solo che qui non si stia giocando ai cavalli all’ippodromo, ma si stia parlando della pelle di una ragazza di ventisei anni massacrata in casa sua, Chiara Poggi. Il corpo di Chiara è stato trovato da Alberto Stasi poco prima delle 14 di quel 13 agosto. Le forze dell’ordine sono arrivate sul posto dopo le 14:00. Punto. Come diavolo faceva Lovati a saperlo alle 11:30? Chi glielo ha detto? Dovrebbe spiegarlo, e anche di corsa, senza aperitivi di mezzo. Certo, già sappiamo che non lo farà. Che glisserà. Che farà il Jerry La Rana. Ma una risposta la deve a tutti, non solo ai magistrati. Fosse anche un definitivo “me lo sono inventato”.
Anche perché adesso c’è un particolare dimenticato che si aggiunge. E è un particolare messo nero su bianco in un libro. Il testo che bisogna riprendere in mano è di Gabriella Ambrosio, Il Garbuglio di Garlasco. Lì c’è un passaggio che, riletto oggi dopo le parole di Lovati, è uno schiaffone in piena faccia nel bel mezzo di una pennica di massa. Si parla dell’allora difensore di Stasi, il professor Angelo Giarda, e di un sogno che raccontò all’autrice: “Quella notte il professore fece un sogno curioso. Sognò che un avvocato sconosciuto facesse improvvisamente irruzione in aula tuonando: Fermate il processo, state condannando un innocente”. Giarda ricordò che una cosa simile era successa davvero decenni prima, nel processo per l'omicidio di Piazzale Lotto, quando l'avvocato Gian Domenico Pisapia si presentò in aula giurando di aver ricevuto la confessione del vero colpevole: “E subito dopo testimoniò, sotto giuramento, di aver ricevuto la confessione del vero colpevole. Non poteva rivelarne il nome senza mancare al segreto professionale, ma fu creduto sulla parola e nemmeno il pubblico ministero osò chiedere la condanna per l’imputato... E qualche anno dopo in effetti il vero colpevole fu incastrato”.
Il vero passaggio, lucido e spietato dopo quello che Lovati ha ribadito, arriva subito dopo, quando il professore si trova davanti allo specchio: “Più tardi Angelo Giarda, facendosi la barba allo specchio, perse il sorriso con cui s’era svegliato. Si sentì terribilmente sciocco. Lui credeva nell’innocenza del ragazzo ed era certo che il vero colpevole si fosse rivolto a un avvocato per un consiglio, nel moment in cui magari gli investigatori gli ronzavano troppo vicino. Insomma: secondo lui per forza un professionista doveva essere venuto a conoscenza della verità. Ma signori avvocati come quelli di una volta, come il grande Gian Domenico Pisapia, notoriamente sorretti da un’etica forte della Giustizia, prima ancora che dalla conoscenza del Diritto, ne erano rimasti veramente pochi in giro. Un colpo di scena di questo genere rimaneva oggi appunto un sogno”.
Andiamo al sodo. Mettiamo in fila gli elementi: abbiamo un avvocato (Lovati) che oggi va su TikTok a sostenere di aver saputo dell'omicidio due ore e mezza prima che il cadavere venisse ufficialmente scoperto. E abbiamo il sogno di un altro luminare del foro (Giarda) che ipotizzava - oggettivamente con logica impeccabile - che l'assassino si fosse rivolto a un legale nell'imminenza del delitto. Unire le due cose può sembrare un azzardo? Forse. Sicuramente stiamo mettendo insieme le dichiarazioni social di uno con i sogni di un altro che non c'è più. Ma il dubbio è sempre una cosa seria, soprattutto quando c’è di mezzo il delitto di Garlasco: e se Lovati sapesse davvero perché a riferirglielo era stato direttamente l'assassino, o gli assassini, proprio come “intuito” e sognato da Giarda? Magari un gesto di chiarezza definitivo da parte di Lovati sarebbe d'aiuto anche al suo ex assistito Andrea Sempio, visto che l’istrionico legale si è sempre professato convinto tanto dell'innocenza di Stasi quanto di quella di Sempio. Se sa qualcosa di reale, parli. A parlare a vanvera ce ne sono già troppi.