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23 settembre 2026

Dall’aereo in volo sopra il Flaminio agli striscioni e i 15mila cartelloni che promettono voti a FdI e FI per far fuori Lotito: ecco la mappa (e i nomi) dell’incubo vissuto dal presidente della Lazio dal 2025 a oggi

  • di Gianmarco Serino Gianmarco Serino

23 settembre 2026

Ecco la vera mappa dell’incubo vissuto da Lotito fino ad oggi: più di 15mila manifesti sui muri, striscioni davanti ai partiti e al parlamento, ultras mobilitati e perfino un aereo sopra Formello con tanto di striscione "Lotito: libera la Lazio", che sarebbe stato pagato tra gli altri da Francesco Maiolini, ad di Banca del Fucino (estranea all'inchiesta) e Giovanni Di Pierro (non indagato), l'ex re delle pulizie a cui nel 2016 vennero sequestrati 340 milioni di euro dalla Procura di Roma...
Dall’aereo in volo sopra il Flaminio agli striscioni e i 15mila cartelloni che promettono voti a FdI e FI per far fuori Lotito: ecco la mappa (e i nomi) dell'incubo vissuto dal presidente della Lazio dal 2025 a oggi

“Finché c’è Lotito non avrete il nostro voto”, con il simbolo di Forza Italia racchiuso nel classico cerchio barrato che, nella segnaletica stradale, indica un divieto. Sui necrologi, sui bidoni del vetro, sui muri, alle fermate del bus. Un anno prima addirittura un aereo con uno striscione volante: “Lotito libera la Lazio”. Ecco, non dovete provare ad immaginarvi tutto questo perché oltre ad essere tutto oggetto delle denunce presentate dal senatore forzista e proprietario della S.S. Lazio, Claudio Lotito, è materiale confluito nell’inchiesta in corso presso la Procura di Roma. Coordinata dal procuratore aggiunto Giuseppe Cascini e dai pm Lucia Lotti e Lorenzo Del Giudice, l’ipotesi è sempre quella di aggiotaggio che vede indagati Francesco Maiolini e Mauro Masi, rispettivamente amministratore delegato e presidente di Banca del Fucino, e il “manager del potere nascosto” Luigi Bisignani. Ma in queste carte non si parla solo degli articoli di “Bisi” su Il Tempo e delle diserzioni del tifo coordinato dagli eredi degli Irriducibili, gli Ultras Lazio. No, il punto più inquietante e imponente è l’articolata campagna di affissione di manifesti collegata agli scenografici striscioni spuntati fuori l’anno scorso, da piazza del Parlamento a via della Scrofa e addirittura nei cieli, sorvolanti e trainati da un aereo sopra lo stadio Flaminio, diretti a Lotito, a Forza Italia e pure a Fratelli d’Italia. Uno spettacolo che sovvenzionato in contanti, parrebbe, anche Francesco Maiolini e pure da Mirko e Giovanni De Pierro, il “re delle pulizie” al quale nel 2016 in un’inchiesta per bancarotta fraudolenta, riciclaggio ed evasione, vennero sequestrati 340 milioni di euro. L’obiettivo? Mettere pressione alla politica. Migliaia di pizzini nemmeno tanto velati per ottenere un favore in cambio di voti. Far fuori Lotito. La serialità e la vastità dell’operazione di affissione di striscioni e manifesti lasciano sbigottiti, soprattutto per come articolati sul territorio romano. Ma andiamo con ordine.

I tifosi della Lazio a Ponte Milvio

La denuncia di Lotito è del 4 marzo e si riferisce a fatti avvenuti circa dieci giorni prima. Migliaia di manifesti a colori, stampati palesemente in modo professionale e riportanti la scritta “Finché c’è Lotito non avrete il nostro voto!”, spuntano fuori dal nulla il 25 febbraio. La stampa ne dà conto dal giorno successivo. Secondo le ricostruzioni giornalistiche dell’epoca, sarebbero state affisse migliaia di copie, si parla di circa 15 mila manifesti sparsi tra Roma e provincia. Per la distanza tra le aree interessate e la vastità dell’operazione, nonostante il principio della libertà di manifestazione del pensiero sancito dall’articolo 21 della Costituzione, questa storia insospettisce da subito gli investigatori. Anche perché tale “battage”, se così si può definire, viene amplificato il giorno dopo anche da alcune pagine social gestite da membri del tifo ultras. In particolare, a finire sotto la lente degli inquirenti è la pagina Instagram @match_day_sslazio. Poi, ovviamente, arriva la stampa e dunque RomaToday, che però titola in modo abbastanza particolare: “I tifosi della Lazio non votano Forza Italia ‘per colpa’ di Lotito: manifesti a Roma e Provincia”. I manifesti vengono affissi alle fermate degli autobus e dei treni, su edifici e spazi pubblicitari, a Colleferro, all’Eur, a Fiumicino, Guidonia, Tor Lupara, Ostia, Colonna, Centocelle e non solo. RomaToday scrive che un manifesto sarebbe stato affisso persino presso la sede di Forza Italia a Ladispoli. Manifesti poi subito rimossi dai responsabili del partito, come riferito ai Carabinieri locali. La vicenda esplode a livello nazionale, la storia viene ripresa su TikTok da Calcio in Pillole e finisce sulla stampa nazionale. Per gli inquirenti, la portata dell’operazione sarebbe compatibile con la “rinomata organizzazione di tipo militare dei gruppi di tifo ultras ed in particolare con quello dei cosiddetti Ultras Lazio”, eredi degli Irriducibili di Fabrizio Piscitelli, Diabolik. La pagina Match Day è, peraltro, collegata alla fanzine venduta da appartenenti agli Ultras Lazio tra Ponte Milvio e lo Stadio Flaminio. L’ultimo comunicato degli Ultras Lazio è del 5 giugno, alla fine del campionato di Serie A, ed è pubblicato dalla pagina “La voce del nord”, indicata negli atti investigativi come riconducibile all’ultras Paolo Maria Ovidi, già coinvolto nell’inchiesta sugli scontri di Ponte Milvio del 2021, per i quali gli era stato disposto l’obbligo di firma. Il punto più interessante, però, è quello relativo ad altri striscioni e cartelloni, esposti da piazza del Parlamento a via della Scrofa già nel 2025 e ricondotti dagli investigatori a diversi personaggi.

Il presidente della Lazio, Claudio Lotito

L’11 giugno dell’anno scorso, infatti, da un palazzo nientemeno che davanti alla Camera dei deputati compare uno striscione di circa 12 metri con su scritto “Lotito libera la Lazio”. Secondo la ricostruzione degli investigatori, l’iniziativa è riconducibile all’imprenditore Renato Calcara e coinvolge Carmine De Luca, indicato negli atti come referente del tifo organizzato della curva sud “Maestrelli”. Poi, il 30 giugno, in piazza San Lorenzo in Lucina, all’altezza degli uffici di Forza Italia, spunta fuori uno striscione che recita “Forza Italia: libera la Lazio”. Opera, secondo la ricostruzione degli investigatori, di Simone Crescenzi – ultras laziale ed esponente noto negli ambienti dell’estrema destra capitolina, già indicato come ex Militia e Rivolta Nazionale – insieme ad altre persone. La stessa cosa accade il 5 luglio, ancora in piazza San Lorenzo in Lucina, questa volta con un’altra esposizione dello slogan “Forza Italia: libera la Lazio”. La nuova comparsa dello striscione davanti alla sede azzurra viene documentata proprio quel giorno. Il 18 luglio, evidentemente non contenti, si passa alla caccia grossa. Questa volta, in via della Scrofa, all’altezza della sede del partito di Giorgia Meloni, lo striscione recita: “Fratelli d’Italia: liberaci da Lotito!”. Anche questo episodio viene ricostruito dagli investigatori nell’ambito della sequenza di iniziative contro il presidente della Lazio. Interessante, però, è che quello striscione, secondo la ricostruzione contenuta negli atti, inizialmente sarebbe stato pensato con il testo “Fratelli d’Italia: senza Lotito più voti”, salvo poi essere riformulato nella versione meno esplicita “Fratelli d’Italia: liberaci da Lotito!”, anche sulla base delle interlocuzioni con il noto giornalista sportivo Stefano Greco. Forse era un po’ troppo esplicito? Evidentemente sì. Qualche giorno dopo, il 22 luglio, lo spettacolo, però, fa il salto di qualità cinematografico e assume dimensioni quasi comiche per quanto eclatanti.

Mauro Masi e Francesco Maiolini, presidente e amministratore di Banca del Fucino

Sopra il Training Center della Lazio di Formello, durante il ritiro e l’allenamento della squadra, vola un aereo che traina uno striscione con su scritto, ancora una volta, “Lotito libera la Lazio”. Il volo dell’aereo sopra Formello è documentato dalle cronache di quel giorno. Un’idea ricondotta dagli investigatori a Renato Calcara, costata 4.000 euro, pagati in contanti. E qui la storia si fa ancora più interessante. Secondo l’annotazione investigativa, alla spesa avrebbero contribuito anche Francesco Maiolini, l’imprenditore della ristorazione Michele Santini e Mirko De Pierro (non indagato) figlio di Giovanni. Stiamo parlando dell'imprenditore storico del settore dei servizi di pulizia, è un nome notissimo alle cronache giudiziarie romane. Nel 2016 il Tribunale di Roma dispose nei suoi confronti una confisca di beni per oltre 340 milioni di euro, tra immobili, partecipazioni e decine di società in Italia e all’estero. Si parlava di un sistema societario che, secondo gli inquirenti, sarebbe stato utilizzato per commettere reati tributari, appropriazione indebita, truffe ai danni di enti pubblici, bancarotta fraudolenta, riciclaggio e trasferimento fraudolento di valori, oltre a una evasione fiscale protratta per circa vent’anni. Ma tornando al luglio del 2025. A distanza di pochi giorni dello striscione aereo, sulla via Appia Antica, dove Lotito ha i suoi uffici e il proprio quartier generale, spunta fuori lo stesso striscione già affisso in piazza del Parlamento. E ancora una volta, ad agosto, torna il velivolo con lo striscione, questa volta sopra lo Stadio Olimpico. Insomma, una psyop diretta a Lotito davvero imponente e inquietante che nella stampa non si sta raccontando per quel che è stata davvero. Cinema vero e complotto vero. Lotito protagonista di un incubo ad occhi aperti.

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