Hai voglia a parlare del viaggio negli Stati Uniti di Xi Jinping. L'hype per il nuovo incontro tra il leader cinese e Donald Trump è salito alle stelle, ma pochi hanno capito che il loro vis a vis è in realtà una mezza farsa. Due sono le ragioni che dovrebbero spegnere l'ottimismo. Primo: né Usa né Cina sono in grado di raggiungere un vero accordo totale per sciogliere ogni nodo spinoso. Troppi i dossier discordanti e troppo diverse le esigenze. Secondo: l'obiettivo di Trump e Xi non è quello di salvare il mondo ma di evitare che la competizione dei loro Paesi possa degenerare in un conflitto aperto. Detto in maniera brutale, il tycoon e il leader cinese si limiteranno a sfruttare il vis a vis per prolungare la tregua commerciale reciproca in scadenza il prossimo 10 novembre e per proiettare verso l'esterno l'immagine di due uomini forti.
Trump ha bisogno di raccogliere consensi interni in vista delle elezioni di metà mandato previste per novembre. Xi può offrirgli un assist interessante: la promessa di acquistare più prodotti agricoli così da rianimare gli affari dei tanti lavoratori dell'America profonda che formano lo zoccolo duro dell'elettorato di The Donald. Il presidente cinese deve invece far capire ai suoi – non tanto cittadini quanto vertici militari e alti funzionari – di avere ancora il dossier Taiwan saldamente in pugno. Chiederà quindi all'inquilino della Casa Bianca di non vendere più armi a Taipei e, se possibile, di ripetere qualche frase contorta che sancisca indirettamente la sovranità cinese sull'isola. L'offerta che in cambio può forse offrire la Cina? Fare pressione sull'Iran affinché raggiunga un cessate il fuoco in Medio Oriente alle condizioni trumpiane. I punti di contatto sono almeno due. Trump e Xi vogliono evitare di affrontare una nuova guerra dei dazi e sono ben disposti a dialogare sul futuro dell'intelligenza artificiale.
E i punti di disaccordo? Sono tantissimi. A partire da chi è la vera grande potenza mondiale. Come ha spiegato Rush Doshi, ex alto funzionario del Consiglio di sicurezza nazionale sotto l'amministrazione Biden, la tregua commerciale raggiunta a Busan, in Corea del Sud, un anno fa, ha dimostrato come la Cina si consideri ormai alla pari degli Usa in numerosi settori (Ia, commercio, sicurezza…). Diversa la prospettiva di Washington, che non ha alcuna intenzione di cedere il passo al Dragone e che vuole in tutti i modi bloccare lo sviluppo tecnologico del gigante asiatico, quello stesso sviluppo che potrebbe garantire alla Cina il dominio di aree strategiche. Riusciranno, almeno per il momento, Trump e Xi a gestire la competizione senza incidenti? È nell'interesse di entrambi, oltre che del mondo intero. Non bisogna tuttavia scordare che Pechino vuole guadagnare tempo, rendere gli Stati Uniti più prevedibili e prepararsi a una sfida di lungo periodo.