Il fuori che nasconde il dentro. La forma che tradisce la sostanza. Ecco perché, soprattutto quando c’è di mezzo la Giustizia, è fondamentale che la forma, il contenitore, sia trasparente. Così da guardare dentro senza prestare il fianco ai sospetti. Intorno al delitto di Garlasco non è andata sempre così. Anzi, ci è andata quasi mai. E per rendersi conto che forse neanche c’era un limite basta leggere l’ultimo articolo pubblicato dall’infaticabile Luigi Grimaldi sulla Stanza 27, una cassaforte e alcuni faldoni custoditi all’interno. Quelle righe dell’ex autore de Le Iene sono la denuncia di un’irregolarità burocratica o di una leggerezza da archivio provinciale? In verità no, perché sono righe che scavano più a fondo, fino a mettere a nudo il motore invisibile che potrebbe aver indirizzato dieci anni di verità giudiziaria. Al centro del suo ragionamento c’è la cassaforte scassinata dall’ispezione del procuratore Fabio Napoleone nella stanza 27 della Procura di Pavia, la sede operativa della Polizia Giudiziaria. Dentro, racconta Grimaldi, c’erano 24 fascicoli, “un dossier assemblato in un momento preciso, quando le indagini su Sempio erano ancora calde, e poi tenuto separato per sei anni”.
Grimaldi riferisce di consulenze medico-legali, rilievi Laser Scanner 3D, analisi di Bloodstain Pattern Analysis, fino agli elettroferogrammi — i grafici del DNA che rappresentano “la mappa stessa delle evidenze scientifiche”. A questo si aggiungono DVD di intercettazioni ambientali e telefoniche del 2017 e documenti siglati dallo studio legale della parte civile. Sequestrare — o quantomeno trattenere — questa massa critico-informativa all'interno di un'area riservata significa, nella visione di Grimaldi, aver creato un circuito informativo parallelo. Un'infrastruttura invisibile capace di condizionare l'esito degli accertamenti proprio nell'anno, il 2017, in cui la posizione di Andrea Sempio veniva archiviata.
“La domanda – incalza Grimaldi - non è più solo cosa c’era. È perché era lì, e perché per così tanto tempo?”. Nella ricostruzione, la coincidenza temporale è determinante: l'archivio si costituisce nel 2017 e riemerge solo nel 2023 durante le perquisizioni dell'inchiesta Clean, ben prima che la Procura formalizzasse la richiesta di riapertura delle indagini su Sempio. Per sei anni, chi ha operato in quella stanza — uomini della PG poi finiti al centro di parallele e delicate vicende giudiziarie — ha disposto in esclusiva di un patrimonio conoscitivo sottratto al fascicolo principale. L'ipotesi di fondo del giornalista è che questo materiale non sia servito da mero deposito, ma abbia esercitato un ruolo di guida non tracciabile.
Il successivo inserimento di quelle carte nel fascicolo ufficiale PP 8283/2016, avvenuto tra la fine del 2023 e il 2025, sanerà pure l'anomalia amministrativa, ma per Grimaldi lascia intatto il dubbio sistemico. Il recupero della “compilation Stanza 27” diventa così l'unica chiave per rileggere a ritroso la storia del processo, nell’esigenza ormai assoluta – e anche morale - di capire non solo cosa c'era scritto in quei verbali, ma chi li ha tenuti nascosti, perché lo ha fatto e quanto quella presenza nell'ombra abbia deviato la strada verso – magari - una verità differente.